Capodanno, Bassetti a iNews24: “Più semplice festeggiare applicando il Super Green pass”

Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico di Genova, ai microfoni di iNews24.

Matteo Bassetti
Matteo Bassetti (photo screenshot da Instagram)

In alcune Regioni è stato vietato il Capodanno in piazza. Lei è d’accordo?
Piuttosto che vietare il Capodanno in piazza, sarebbe più semplice festeggiare applicando il Super Green pass. Mi chiedo perché un grande evento debba essere vietato e una partita allo stadio invece, permessa. Se siamo in grado di far rispettare le regole non c’è alcun problema. Evidentemente le amministrazioni locali vietano perché non sono in grado di controllare”;

Non c’è obbligo di mascherine all’aperto…
Non si può obbligare tout court le persone a indossare le mascherine all’aperto. È giusto usarle nei luoghi affollati, ma non se si passeggia ad esempio, da soli sul lungomare. Le decisioni di alcuni sindaci mi lasciano perplesso”;

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Perché?
Perché fino a prova contraria i provvedimenti sanitari vengono presi dal ministero della Salute, dall’Istituto superiore di Sanità e dal presidente della Regione. Nel caso delle mascherine, credo che il Governo abbia voluto mettere un punto fermo, ed io sono d’accordo. Da parte dei sindaci invece, credo che sarebbe stato più coraggioso obbligare ad accedere alle zone più frequentate con il Super Green pass e le mascherine, effettuando controlli random”;

La decisione dell’Italia di istituire quarantena e tamponi a chi viene dall’estero ha suscitato qualche polemica in Europa…
Non mi pare che in Europa abbiano lavorato tutti nello stesso modo dal punto di vista delle misure restrittive per il contenimento della pandemia e della campagna vaccinale. Mi sembra assolutamente corretto che uno Stato, l’Italia, che ha lavorato bene, si tuteli. Del resto è stato già fatto da molti altri. Ogni Paese Ue è indipendente per la gestione delle politiche sanitarie, che si basano sui sistemi sanitari nazionali. Mi sembra un provvedimento utile e anche un po’ tardivo, poteva essere adottato prima”;

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Quando?
Adesso è arrivata la variante Omicron, ma per ben due mesi abbiamo avuto in tutto l’Est Europa una situazione fuori controllo ed entrando in Italia, tantissime persone non hanno subito alcun tipo di controllo”;

A Uno mattina su Rai Uno, il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha affermato che, ora che sono iniziate le vaccinazioni nella fascia di età 5-11 anni, si confida che entro fine marzo possa arrivare anche l’ok per i bambini da 0 a 5 anni…
I vaccini sono un’opportunità e nel caso dei bambini vanno proposti dai pediatri. Quando arriveranno, sono dell’opinione che andranno vaccinati anche i più piccoli per evitare il rischio, seppur minimo, che qualcuno di loro finisca in terapia intensiva. Anche se la vaccinazione proteggesse un bambino su centomila, andrebbe fatta, perché per la sua famiglia quel bambino non è un numero. È lo stesso ragionamento che si fa per tutti gli altri vaccini”; 

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Perché i bambini vanno vaccinati?
Abbiamo affrontato la problematica delle vaccinazioni pediatriche in modo assolutamente sbagliato. I bambini devono essere vaccinati innanzitutto perché non si ammalino. Poi, in secondo luogo, affinché continui la scuola in presenza e per raggiungere una più ampia immunità nella popolazione. Però questi discorsi vanno affrontati dai pediatri e non in tv. Ne stanno parlando troppo tutti”;

Quali controlli andrebbero effettuati ai bambini dai 5 agli 11 anni che rientrano dall’estero con i genitori?
Quando rientrano, credo che vada fatto loro un tampone. Adesso i contagi corrono di più tra i bambini che tra gli adulti. Mi auguro che si penserà anche a questo”.

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I numeri delle terapie intensive continuano a preoccupare. Tra i ricoverati c’è una percentuale di persone che ha ricevuto la doppia dose del vaccino?
Certo, ci sarà sempre. Noi sappiamo che il vaccino protegge al 95%. C’è un 5% di persone che non risulta protetto perché il vaccino potrebbe non aver funzionato, e di immunodepressi, che hanno le difese basse. Questo accade con tutte le vaccinazioni. Cioè, abbiamo sempre visto ammalarsi gravemente, nonostante il vaccino, persone che non erano in grado di difendersi con il loro sistema immunitario. Il problema principale comunque, restano i non vaccinati che rischiano in ogni caso di andare in ospedale”;

In termini di percentuale, è maggiore il numero di persone non vaccinate in terapia intensiva…
Il 75% delle persone non è vaccinato. Se consideriamo questo numero e andiamo a vedere il numero di persone vaccinate in terapia intensiva, ci rendiamo conto che la situazione è buona. A preoccupare sono i 50-60enni sani che sono in ospedale e non sono vaccinati”;

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È d’accordo con la proroga dello stato di emergenza?
Va detto alle persone che non siamo veramente in emergenza come nel 2020. In Italia, questa condizione serve a mantenere la struttura commissariale e i compiti della Protezione Civile. In altri Paesi per fare queste cose, che sono normali, non c’è bisogno dello stato di emergenza. Noi l’abbiamo decretato per rendere più semplici percorsi che altrimenti sarebbero stati più lunghi”.