Patrick Zaki a Che tempo che fa: “Spero di poter venire in Italia, a Bologna, al più presto”

Durante il collegamento dall'Egitto, Zaki ha ricordato i suoi ventidue mesi di detenzione: “Il momento peggiore è stato quando in aeroporto mi hanno chiesto di aspettare".

Patrick Zaki (Facebook)

È grazie a tutti voi se sono a casa”. Emozionato e felice, con queste parole Patrick Zaki si è rivolto all’Italia durante la trasmissione in onda su Rai 3 Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio.

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In collegamento dall’Egitto, il ricercatore e attivista che studia a Bologna ha aggiunto: “Adesso sto proprio bene, sto cercando di capire che mi è successo ma mi sembra di essere in un sogno. Grazie a quello che tutti voi e il vostro programma ha fatto per me”. Patrick Zaki è stato scarcerato nei giorni scorsi, ma su di lui pendono ancora le accuse. Dovrà ripresentarsi in Aula il primo febbraio. “Per il momento non ho nessun divieto di viaggiare, spero di poter venire in Italia, a Bologna, al più presto”. 

Patrick Zaki e il suo amore per l’Italia: “Spero di vivere a Bologna”

Durante il collegamento con Fazio, il giovane ha più volte parlato della città di Bologna e dell’Italia: “Continuo a pensare a Bologna e ai miei studi, che vorrei completare lì. Spero di vivere a Bologna, voglio andare allo stadio il prima possibile”. 

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Oltre che andare allo stadio però, Patrick Zaki ha ribadito il desiderio di incontrare Liliana Segre: “Per me è stato un onore essere citato da Liliana Segre. Sarà un onore incontrarla, la ringrazio”. La senatrice a vita è tra i firmatari di una mozione per la cittadinanza italiana al giovane e nei giorni scorsi l’ha definito “nipote”. 

Il racconto di Patrick Zaki a Che tempo che fa dall’arresto alla libertà

Durante il collegamento Zaki ha ricordato i suoi ventidue mesi di detenzione: “Il momento peggiore è stato quando in aeroporto mi hanno chiesto di aspettare. Mi chiedevo cosa sarebbe successo”. Ha aggiunto “sono stato tagliato fuori da tutti. Ma ho sempre creduto nella mia innocenza. La cosa che mi ha permesso di andare avanti è stato cercare di sfruttare tutto a mio favore”.

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Il racconto è poi arrivato al suo rilascio: “Quando ho guardato la strada, sono uscito dalla stazione di polizia e mi hanno tolto le manette, ero confuso. Cosa sta succedendo? Mi chiedevo. Davvero mi hanno lasciato libero”. Poi il ritorno a casa: “La prima cosa che ho fatto a casa appena arrivato? Una doccia calda”.