Marò, pm di Roma chiede l’archiviazione: rispettate le regole di ingaggio”

I magistrati romani hanno riscontrato alcuni limiti procedurali insormontabili per poter chiedere un processo. Vediamo quali.

Marò - Foto di Wikipedia
Marò – Foto di Wikipedia

I due marò hanno agito rispettando le regole di ingaggio e convinti di essere sotto attacco di pirati. A sostenerlo sono i magistrati di Roma, che hanno chiesto l’archiviazione per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. 

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La decisione dei pm capitolini non contrasta con il risarcimento alle vittime disposto dall’Aja, dal momento che il tribunale olandese aveva attribuito la giurisdizione penale sulla vicenda a Roma.

Quali sono i militi procedurali riscontrati dai pm romani

I magistrati romani, secondo Ansa, hanno riscontrato alcuni limiti procedurali insormontabili per poter chiedere un processo. In primo luogo sono inutilizzabili, perché non ripetibili, gli accertamenti svolti in India all’epoca dei fatti. Tra questi elementi ci sono le autopsie ai corpi dei due pescatori morti, che sono stati cremati, o gli esami balistici svolti con regole che non sono quelle italiane.

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Secondo i magistrati di Piazzale Clodio questi elementi rappresentano un limite per la ricostruzione dei fatti. Lo stesso discorso vale per “l’assunzione di testimonianze e carte” insufficienti per attribuire il fatto ai due indagati in modo univoco. Nel motivare la richiesta di archiviazione, i pm hanno sostenuto, anche alla luce di accertamenti tecnici, che i due marò hanno rispettato le regole di ingaggio. 

Quando hanno visto la barca avvicinarsi a 90-100 metri alla nave Enrica Lexie, prima hanno mostrato le armi, poi hanno sparato in acqua. Latorre e Girone poi, hanno pensato di aver subito un attacco dai pirati, così come ha confermato anche il personale indiano a bordo della nave, ascoltato dagli inquirenti italiani.