Smart working, nuove regole per il settore privato: c’è l’accordo

Smart working, nuove regole per il settore privato: c’è l’accordo. Sedici articoli e una serie di punti fermi che scatteranno da inizio 2022

Sedici articoli e una serie di punti fermi per mettere nero su bianco un’intesa già raggiunta nei giorni scorsi. Questo è il nuovo accordo per regolamentare lo smart working nel settore privato, trasformandolo da necessità a opportunità. E da quando entrerà ufficialmente in vigore, sarà la linea guida per ogni accordi fra le parti.

Aumentano bollette Smart Working
Smart working, nuove regole per il settore privato (Pixabay)

Uno dei punti fondamentali è la possibilità per le parti sociali, a cominciare dai sindacati, di intervenire in caso di sottoscrizione di accordi di smart working. In linea generale sono lasciati alla volontà delle parti individuali, ma l’intervento delle parti sociali è comunque  legittimo.

Tra i punti principali del protocollo, l’organizzazione dello smart working e la sede più opportuna, gli strumenti di lavoro ma anche la salute e sicurezza del lavoratore, infortuni e malattie professionali in testa. E poi la parità di trattamento e le pari opportunità, i diritti sindacali, il welfare così come la protezione dei dati personali, la riservatezza, la formazione.

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Smart working, nuove regole per il settore privato: i punti fondamentali previsti dall’accordo

L’accordo è stato firmato da ministero del Lavoro e sindacati, per aggiornare le linee guida contenute nella legge n. 81/2017 alle quale le parti si dovevano attenere fino ad ora. Entrerà in vigore verosimilmente ad inizio 2022 e diventerà una regola, non un’eccezione legata alla pandemia. E ha comunque evidenziato la necessità di esaminare la questione dopo che a novembre erano già state definite le regole per il settore pubblico.

L’adesione allo smart working nel settore privato dovrà avvenire su base volontaria e  subordinata alla firma di un accordo individuale. Quindi il suo eventuale rifiuto da parte del lavoratore (uomo o donna) non può prevedere  sanzioni o ancora di più licenziamento. Nel l’accordo dovranno essere previsti la durata del periodo di smart working (a termine o a tempo indeterminato) e la garanzia di un tempo di ‘disconnessione’, cioè quando il lavoratore potrà staccare.

Smart Working
Smart working, così cambia il lavoro (Getty Images)

E anche se il lavoratore è smart working, resta la possibilità di chiedere permessi per motivi personali o familiari. Inoltre, se non specificato altro nei contratti di lavoro, durante le giornate di smart working non possono essere previsti turni straordinari. Toccherà al datore di lavoro fornire la strumentazione tecnologica e informatica necessaria, così come saranno a carico suoi le spese di manutenzione e di sostituzione della strumentazione. Altro punto fondamentale, lo stipendio: ogni lavoratore o lavoratrice in smart working ha diritto allo stesso trattamento economico applicato a chi lavora all’interno dei locali aziendali.