Centrosinistra, Verini (PD) a iNews24: “Renzi si allontana dal campo progressista e guarda a destra”

Il deputato del Partito Democratico, Walter Verini, critica la decisone dei sindacati di annunciare uno sciopero generale contro le misure della Legge di Bilancio: “È necessario ripristinare un dialogo costruttivo tra le organizzazioni sindacali e il governo”. Sul possibile passaggio di Italia Viva nella coalizione di centrodestra, l’esponente Dem. non ha dubbi: “La deriva a destra di Renzi dovrà preoccupare più lui che noi. In molti lo abbandoneranno”

Walter Verini (foto da Twitter)

Sta continuando a far discutere la scelta della Cgil e della Uil di proclamare uno sciopero generale di 8 ore per il 16 dicembre,  per protestare contro le misure inserite dal governo nella manovra di bilancio. Lei cosa ne pensa?

“Non voglio entrare nel merito delle scelte o sui metodi di lotta che spettano ai sindacati, ma credo che questo non dovrebbe essere il momento della conflittualità sociale e che occorra invece fare di tutto affinché queste frizioni vengano in qualche modo superate. Il Paese ora non vuole lo scontro sociale, ma ha bisogno di stabilità per continuare a dare risposte importanti ai tanti temi economici, sociali e sanitari. Per farlo però è necessario innanzitutto ripristinare un dialogo costruttivo tra le organizzazioni sindacali, e tra queste e il governo”

LEGGI ANCHE: https://www.inews24.it/2021/12/08/sciopero-generale-16-dicembre-partiti-divisi-linea-tenere-verso-sindacati/

Il suo giudizio sulla manovra?

“Il giudizio non può che essere positivo, teniamo presente che ci sono 7 miliardi di taglio dell’Irpef e queste sono delle risorse importanti che rendono più pesanti le buste paga dei lavoratori. In generale direi che si tratta di una manovra espansiva che ha aspetti importanti di solidarietà sociale e con alcune forme di redistribuzione”

Uno dei punti che ha fatto infuriare Landini e Bombardieri è stato il mancato contributo di solidarietà per i redditi sopra i 75mila euro, forse su quel versante si poteva fare di più?

“Il primo ad essere deluso per il mancato contributo di solidarietà è proprio il Presidente del Consiglio, dal momento che era stato lui a proporre quella mediazione che poi è stata rifiutata in Cdm, da Lega, Forza Italia e Italia Viva. La proposta del Premier, sostenuta da noi, Leu e il M5s andava esattamente nella direzione che volevano i sindacati, ma purtroppo ha trovato un ostacolo nelle altre forze di maggioranza”

La mancata candidatura di Conte per le suppletive romane

M5S Conte Grillo
Giuseppe Conte (via Getty Images)

Ha fatto discutere anche la proposta, poi rifiutata, di candidare Conte alle elezioni suppletive del collegio di Roma 1; un’ipotesi che ha riacceso la polemica soprattutto con Carlo Calenda che si era detto pronto a sfidare il presidente del M5s per impedirne l’elezione.

“A me sembra che l’ipotesi di candidare un leader politico come Conte, per averlo in parlamento alla vigilia di importanti scadenze politiche, fosse una proposta seria e coerente con la linea politica di alleanze che il Pd sta perseguendo e francamente mi dispiace che alla fine non ci siano state le condizioni. Voglio anche ricordare che il campo progressista e rifomista più è largo e meglio è, motivo per cui ritengo importante sia il rapporto con i 5stelle che con Calenda. Proprio per questo però, cercare di imporre dei veti  al dialogo tra noi e il M5s e mettere i bastoni tra le ruote a questa alleanza è una cosa profondamente sbagliata”

Lavorare per un campo largo di centrosinistra capace di tenere insieme grillini, Azione e renziani sembra essere un’impresa piuttosto ardua.

“Non si tratta solo di questo. Qualsiasi alleanza politico-elettorale che voglia essere competitiva con la destra non può basarsi solo sulla somma di sigle, ma ha bisogno prima di tutto di connettersi con la società, con il mondo sociale, l’associazionismo, le rappresentanze sindacali e dell’imprenditoria. Uno schieramento ampio di centrosinistra deve assolutamente basarsi su un progetto che deve essere condiviso da quella parte importante del Paese che guarda al progressismo, al riformismo e all’Europa, altrimenti rischia di essere solo mero politicismo”

La contrarietà di Renzi e Calenda al dialogo con il M5s

renzi senato coronavirus
Matteo Renzi (via Getty Images)

Non c’è secondo lei il rischio di rimanere schiacciati tra la scelta dell’alleanza con il M5s e la rincorsa agli ex Renzi e Calenda?

“Noi non stiamo rincorrendo nessuno. Il Pd sta investendo su se stesso e cercando di aprirsi alla società civile tramite il lavoro delle Agorà. Abbiamo la responsabilità di lavorare per la nascita di uno schieramento progressista e per questo ci sentiamo in dovere di esercitare un ruolo di aggregazione e di sintesi. Se riusciremo a far convergere su questo terreno comune anche forze diverse tra loro, dai 5stelle a Calenda, allora non vedo alcun rischio di subalternità. Subalterno è chi è solo, come siamo stati noi nel 2018, quando esibivamo i muscoli pur essendo isolati, e infatti abbiamo preso il 18%”

 A tal proposito, anche in previsione delle consultazioni per il Quirinale, non vi preoccupano le posizioni assunte da Italia Viva, che in più di un’occasione ultimamente ha votato con il centrodestra?

Per quanto riguarda l’elezione del Presidente della Repubblica ci auguriamo tutti che ci sia la possibilità di convergere con la maggioranza delle forze parlamentari, sia per quanto riguarda il metodo che il profilo dei candidati. Mi pare che Renzi purtroppo stia completando la traiettoria che lo sta allontanando dal campo del centrosinistra e questa è sicuramente una sua responsabilità. Ormai è piuttosto evidente che stia guardando a destra, o anche ad un improbabile centro, ma in questo caso dovrà essere lui a preoccuparsi, non noi. Già alcuni parlamentari l’hanno abbandonato e sono convinto che qualora fosse confermata la deriva a destra, ce ne saranno molti altri pronti a lasciarlo”