Lavoro, dipendenti oltre il livello pre-Covid, ma con contratti precari: i dati dell’Istat

Gli occupati over 50 superano i 30-40enni, più precari, meno dipendenti stabili, lavoratori autonomi al minimo storico.

Lavoro
Scende il dato sui posti di lavoro (via Pixabay)

A venti mesi dal lockdown, il mercato italiano del lavoro è completamente cambiato. Secondo l’Istat ci sono più precari, meno dipendenti stabili, lavoratori autonomi al minimo storico, meno trentenni al lavoro e più over 50. L’occupazione è in aumento anche per le donne, che però sono spesso impiegate con part time involontario. Se rispetto all’epoca pre-Covid mancano all’appello circa 20mila occupati, è solo a causa del crollo delle partite Iva. Ma i lavoratori dipendenti già a settembre hanno superato il livello di febbraio 2020, cioè prima del lockdown. 

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Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche: “Aumenta il fenomeno del working poor”

I contratti a tempo indeterminato sono stati sostituiti da contratti brevi e spesso anche part time. Questo aumenta il fenomeno del working poor, cioè delle persone che nonostante lavorino, fanno fatica ad arrivare a fine mese. 

Ad ottobre 2021, con 22,9 milioni di occupati contro i 23,1 milioni di febbraio 2020, i dipendenti erano oltre 18 milioni. Ma se prima della pandemia c’erano più contratti stabili (15 milioni), ora sono sotto questo livello. I contratti a tempo determinato sono saliti a 3,06 milioni e nei primi otto mesi dell’anno sono stati firmati oltre 720mila contratti stagionali, 1,9 milioni a termine e 633mila in somministrazione. Circa l’80% dei contratti stipulati hanno riguardato rapporti di lavoro precario. 

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Professionisti e autonomi, la cui attività è stata fermata dall’emergenza pandemica, restano 4,9 milioni contro i 5,2 di febbraio 2020. Prima della crisi finanziaria e del debito, nel 2007 aerano circa 6 milioni. 

I dati dell’Istat sono influenzati dal fatto che da quest’anno i cassintegrati da oltre tre mesi e gli autonomi sono contati tra i disoccupati. Questo non permette di distinguere tra i veri disoccupati e persone in cassa integrazione, che con la ripresa potrebbero tornare al lavoro.