Variante Omicron, Pregliasco a iNews24: “Non sappiamo ancora se possa bucare il vaccino, anche per questo serve la terza dose”

Il direttore sanitario dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco, analizza la situazione epidemiologica in Italia e in Europa alla luce del nuovo aumento dei contagi: “Siamo ancora in fase di risalita della curva, ma spero che questo possa essere uno degli ultimi colpi di coda del virus”. Sull’autorizzazione di Aifa per l’estensione del vaccino ai bambini nella fascia tra 5 e 11 anni, il professore dell’istituto milanese non ha dubbi: “Vaccinare loro significa proteggere la comunità, i dati che abbiamo sono già consolidati”

Covid pregliasco
Prof. Fabrizio Pregliasco (screenshot da Youtube)

Professore, in Europa stiamo assistendo ad una forte recrudescenza del virus sia  in termini di contagi che di ricoveri, quanto dobbiamo preoccuparci?

“La situazione attuale è un fatto fisiologico legato alla combinazione di vari elementi.  Innanzitutto la variante Delta, poi il periodo invernale con  gli sbalzi termici che facilitano la diffusione dei  virus respiratori, e infine le riaperture che sono state rese possibili per l’oggettiva efficacia della vaccinazione, ma che sono inevitabilmente anche un fattore di rischio proprio perché, come sappiamo, il vaccino non protegge al 100%. Ogni contatto potenzialmente può essere un rischio, ovviamente con un probabilità diversa a seconda che siano due vaccinati con le Fpp2 o due no vax senza mascherina”

Anche in Italia ieri siamo tornati a registrare 16.000 nuovi positivi e solo due giorni fa oltre cento decessi. Dobbiamo aspettarci ulteriori aumenti nei prossimi giorni con l’avvicinarsi delle feste natalizie?

“Purtroppo sì, siamo ancora nella fase di risalita della curva. Sarà necessario vaccinarsi, fare il richiamo e mantenere sempre alta l‘attenzione. Spero davvero che questo possa essere uno degli ultimi colpi di coda del virus ed è proprio in questo senso che va compresa l’opportunità di una dose di rinforzo per garantire ulteriormente una  protezione più efficace”

E la variante Omicron da questo punto di vista può peggiorare la situazione?

“I dati necessitano ancora di un po’ di tempo per arrivare ad una conclusione, diciamo che ci vorrà ancora una settimana per aver un quadro più completo. È giusto essere responsabilmente preoccupati, e quindi  monitorare attentamente la situazione facendo il tracciamento. Ad ora, da quello che emerge, la variante Omicron sembrerebbe più contagiosa, ma con casi più lievi. Non sappiamo ancora in via definitiva se possa schivare il vaccino, ma qualora dovesse farlo non sarebbe comunque in forma completa, ecco perché è necessario fare la terza dose”

Il vaccino per i bambini nella fascia 5-11 anni

Bambino vaccino (archivio) - Foto di Getty Images
Bambino vaccino (archivio) – Foto di Getty Images

Ieri è anche arrivato da parte di Aifa il via libera alla vaccinazione anticovid dei bambini dai 5 agli 11 anni. Quanto è importante questa autorizzazione per poter arginare i contagi e la pressione sugli ospedali?

“La variante Delta ora colpisce i bambini molto di più rispetto a quanto non facessero le altre varianti. Tra l’altro stiamo parlando del 10% della popolazione, quindi di un potenziale serbatoio molto importante che se fosse protetto avrebbe effetti positivi per tutta la comunità . Al momento l’1% dei bambini che hanno contratto l’infezione in questa fascia d’età va in ospedale, uno su mille sviluppa una forma di malattia infiammatoria multisistemica che determina miocariditi, 250 di loro sono finiti in terapia intensiva e 24 sono deceduti.  Certo sono numeri inferiori rispetto a quanto può capitare ai loro i nonni, ma comunque non sono dati da sottovalutare”

C’è chi ritiene che si dovrebbe aspettare a vaccinare i bambini in questa fascia d’età almeno fino a quando arriveranno i primi dati sull’esperienza di Stati Uniti e Israele. Che ne pensa?

“Ci sono stati già 3 milioni e mezzo di casi ad oggi, grazie agli ottimi sistemi americani e israeliani di raccolta dati. Direi che i numeri quindi già li abbiamo e sono consolidati”

Secondo lei sarà alla fine sarà necessario ricorrere all’obbligo vaccinale, oppure si arriverà ad imporre sanzioni economiche per i novax come stanno pensando di fare in Austria e in Grecia?

“Diciamo che non potendo costringere fisicamente nessuno a vaccinarsi, l’obbligo diventa più un elemento formale come ci insegna il Green pass. Mi piace l’idea della Grecia dove i soldi raccolti con le sanzioni andrebbero a creare un fondo economico per gestire la pandemia, così in questo modo anche i no vax contribuirebbero in forma diretta alle spese del sistema sanitario”

I brevetti e la copertura vaccinale

Piano vaccini
Vaccino Covid, (foto: Getty)

La copertura vaccinale è importante, ma non rischia di rimanere un’utopia almeno fino a quando ci saranno interi continenti che non hanno ancora fatto nemmeno la prima dose?

“Ormai sappiamo che dovremo imparare a vivere e a convivere con questo virus e anche per questo speriamo che la Omicron sia già una versione meno aggressiva delle precedenti varianti. Quel che è certo però è che dobbiamo cercare di vaccinare il maggior numero di persone possibile, non solo in Italia, ma nel mondo. Sarà una battaglia difficile e a lungo termine, che però non possiamo esimerci dal combattere”

Sarebbe favorevole alla rimozione dei brevetti per consentire di produrre il vaccino anche in Paesi dove oggi la copertura vaccinale è pressoché nulla?

“Non è così semplice, d’altronde la ricerca nel nostro sistema va avanti anche perché c’è un interesse economico e tarparlo potrebbe avere effetti negativi.  Quel che serve è un accordo internazionale e un’organizzazione istituzionale che garantisca una rimodulazione dei costi, in modo da permettere una maggior diffusione dei vaccini. Togliere i brevetti per la produzione dei vaccini non risolverebbe il problema, perché purtroppo non basta avere la ricetta della nonna per fare la torta, soprattutto se a cucinare è il nipote”