Terrorismo, arrestato a Venezia membro dell’Isis. Gli investigatori: “Non sappiamo perché sia venuto in Italia”

Sarebbero in corso accertamenti sulle persone ritenute vicine al giovane, che è finito in manette per “partecipazione ad associazione terroristica e atti di terrorismo”. 

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Polizia (archivio) (Twitter)

Lavoriamo per tenere sotto controllo il fenomeno a stretto contatto con la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e le altre forze di polizia”. A parlare è Carlo Ferretti, dirigente della Digos di Venezia, dopo l’arresto del cittadino tunisino di venticinque anni, raggiunto da un mandato di cattura internazionale ai fini dell’estradizione, emesso dal Tribunale di Tunisi. Sarebbero in corso accertamenti sulle persone ritenute vicine al giovane, che è finito in manette per “partecipazione ad associazione terroristica e atti di terrorismo”. 

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I magistrati tunisini lo identificano come contiguo all’Isis, parte di una cellula organizzata e preparata per portare a termine attentati con l’utilizzo di esplosivi. 

Il venticinquenne si è avvalso della facoltà di non rispondere: non è legato ad altri attentati in Europa

Tutto ciò che ha fatto – spiega Ferretti – è stato in terra tunisina, e non è legato ad altri attentati in Europa”. Resta da capire per quale ragione il venticinquenne sia arrivato in Italia: “Per tre motivi: dissociarsi dall’Isis, scappare dal suo Paese non non finire in manette o per compiere atti terroristici in Europa. Ma nn lo sappiamo, perché si è avvalso della facoltà di non rispondere”, aggiunge il dirigente della Digos. 

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Com’è cominciata l’indagine sul presunto terrorista dell’Isis

L’arresto è stato eseguito dai poliziotti della Digos di Venezia e Gorizia, coordinati dalla Direzione Centrale della Polizia di prevenzione.  Le indagini sono cominciate ad ottobre, quando il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) ha comunicato ai colleghi italiani che la polizia tunisina, tramite Interpol, aveva segnalato la presenza in Italia di un cittadino tunisino membro di una cellula terroristica contigua all’Isis, operante in Tunisia. 

La notizia è stata comunicata contemporaneamente anche dall’Aise, “che ha chiarito come lo straniero fosse sbarcato in Sicilia e che la cellula in cui operava era tunisina, dove aveva programmato attentati anche con uso di esplosivi”. 

Gli accertamenti della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione hanno mostrato che “una persona, che aveva dichiarato generalità simili a quelle riferite dalle segnalazioni, era stata identificata in occasione di un precedente sporco in Sicilia e – dopo il periodo di quarantena – assegnato a una struttura di accoglienza in provincia di Venezia”, ha spiegato Ferretti. 

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La Digos ha tenuto sotto controllo il venticinquenne, che poi si è rivelato la persona che cercavano in seguito alla comparazione delle impronte. Dopodiché il giovane è stato portato al Cp di Gradisca di Isonzo, fino alla convalida dell’arresto della Procura Generale di Trieste. Il venticinquenne ora è in attesa delle procedure di estradizione. “In Italia l’arrestato non aveva avuto atteggiamenti che denotassero una deriva di carattere integralista e, dalle prime dichiarazioni rese al momento del suo sbarco, aveva palesato l’intenzione di non rimanere sul territorio nazionale”, conclude Ferretti.