Denise Pipitone, spunta un nuovo testimone: “L’ho vista in autogrill”

Denise Pipitone, spunta un nuovo testimone: “L’ho vista in autogrill”. Dopo queste parole si riapre la pista che porta in Africa?

Torna la pista africana per Denise Pipitone? Dopo le tracce che sembravano portare in Tunisia, ora spunta un altro avvistamento. Lo dice la testimonianza inedita di un uomo, Alberto Fraese D’Amato, intervistato a ‘Quarto Grado’: secondo lui la bimba, tre gironi dopo la sua scomparsa, era in Marocco.

(Facebook)

L’avvistamento, in un autogrill marocchino il 4 settembre 2004. Denise sarebbe stata in compagnia di una donna siciliana e di una marocchina, entrambe velate. “Lei era tranquilla, la tenevano per mano. Sono entrati in questo bar a bere qualcosa. Ho pensato di andare in albergo, prendere la macchina fotografica e fare delle foto. Però quando sono tornato dov’erano loro erano già andati via, non c’erano più”.

Una volta atterrato alla Malpensa, insieme ai suoi amici, ha presentato denuncia, dicendo di aver visto quella bambina, ma non ha mai saputo niente. Poi due anni fa ha presentato un’altra denuncia alla polizia di Gallarate. Questa sarà la volta buona?

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La prossima settimana sarà comunque importante perché dovrebbe arrivare la decisone del gip di Marsala sull’archiviazione o meno dell’inchiesta. Per questo Piera Maggio, insieme al padre naturale di Denise, Piero Pulizzi, nelle ultime ore ha rivolto in appello via social: “Vorremmo chiarezza su tutta la vicenda che ci coinvolge. Vorremmo che ogni operatore di giustizia intento a lavorare sul nostro caso, non perda il focus dell’obiettivo principale, spogliandosi da quello che ricopre la propria veste privata che nulla ha a che fare con la giustizia”.

(Screenshot Rai Play)

E ha continuato spiegando che “vogliamo la vera verità, quella che per qualche ragione fatica ad emergere nonostante ci siano elementi importanti, gravi e incontrovertibili. Oggi, alla luce dei fatti, ci sentiamo di dire che abbiamo paura per quello che potrebbe accadere in futuro al nostro caso, l’oblio totale. Non ci sentiamo tutelati. Abbiamo bisogno dell’aiuto di persone rispettose, con il senso di coscienza, umanità e giustizia”.

Infine la constatazione. “In uno Stato civile, i colpevoli del rapimento di una bambina, non possono rimanere impuniti, liberi. Non chiediamo giustizialismo ma vogliamo la vera verità. Rimaniamo rispettosi in attesa della decisione da parte del Gip”.