Quirinale, Fedeli (PD) a iNews24: “Ormai sono maturi i tempi per la candidatura di una donna”

La senatrice del Partito Democratico, Valeria Fedeli, invita le forze parlamentari alla responsabilità in vista della prossima elezione del Capo dello Stato: “Tutti i partiti collaborino per individuare una figura che sia in grado di raccogliere un’ampia maggioranza”. Sul possibile approdo del M5s nella famiglia dei Socialisti e Democratici europei, l’esponente Dem invita i pentastellati ad un’attenta riflessione: “Bisogna assumere pienamente il significato di questa scelta, che non può limitarsi ad una semplice iscrizione”

Valeria Fedeli (@facebook)

Senatrice, il presidente Mattarella ha ribadito per l’ennesima volta di non essere disponibile ad un secondo mandato, il che non fa altro che alimentare ulteriormente il totonomi in vista delle prossime elezioni per il Quirinale. Dopo Draghi, Berlusconi e Cartabia, l’ultimo nome in ordine cronologico tra i papabili è quello dell’ex premier Giuliano Amato, le sembra un’ipotesi plausibile?

“In questo momento sono più interessata al fatto che i partiti presenti in parlamento, che hanno la responsabilità di eleggere il prossimo Capo dello Stato, sappiano operare in modo serio e coeso per dare al Paese un Presidente riconosciuto e autorevole cosi come è quello attuale. Personalmente preferisco discutere del profilo che dovrebbe avere il candidato piuttosto che fare giochetti sui nomi, anche perché in questo momento è fondamentale investire su un percorso politico che sappia coinvolgere tutte le forze parlamentari al fine di individuare una figura in grado di raccogliere la maggioranza più ampia possibile”

Quindi nessun nome o preferenza?

“Il momento dei nomi arriverà, ma adesso dobbiamo dimostrare la stessa attenzione anche su altre questioni fondamentali come i temi della prossima Legge di Bilancio, che dovrà riuscire a mettere al centro una riforma seria delle politiche attive del lavoro e garantire gli investimenti sulla ricerca e la sanità. Una cosa però posso dirla, almeno per quanto mi riguarda ritengo che siano maturi i tempi per la candidatura di una donna

Il M5s e la richiesta di entrare nel gruppo S&D

Governo Manovra
Giuseppe Conte (Getty Images)

In questi giorni si sta parlando molto del possibile approdo del M5s nel gruppo dei Socialisti e Democratici europei, lei cosa ne pensa?

“Se un movimento o un gruppo politico sceglie di entrare nel S&D, dal mio punto di vista è una buona notizia perché vuol dire che, in ambito europeo, ci sono ulteriori forze politiche che scelgono di stare nello stesso campo dei valori progressisti condivisi dal mio partito”

Per il M5s significherebbe in qualche modo essere riconosciuti ufficialmente come una forza progressista, ma lo sono davvero?

“Ricordo quando a suo tempo, dopo la svolta della Bolognina, come Pds affrontammo tutto il percorso per entrare in quello che allora era il PSE. Fu un lavoro importante, complesso e politicamente rilevante che coinvolse nel dibattitto anche il Partito Socialista Italiano, perché quella scelta significava per noi condividere dei valori profondi e scegliere di appartenere ad una storia ben precisa. Personalmente mi auguro che questo processo venga intrapreso anche dal M5s, anche se fino ad ora non mi sembra che abbiano affrontato il tema al loro interno come dovrebbero”

Tra l’altro, sarete proprio voi del Partito Democratico a dover dare un primo parere  in merito al loro possibile approdo nel gruppo S&D.

“Esattamente. Anche per questo dico che il fatto che il M5s chieda di entrare nel gruppo dei Socialisti e Democratici europei è certamente un elemento positivo, ma il percorso da affrontare, cosi come il dibattito sui contenuti e sul rispetto dei principi fondativi è ancora tutto da discutere e merita un approfondimento”

C’è bisogno di un altro po’ di tempo quindi?

“C’è bisogno che affrontino un vero dibattito pubblico al loro interno per assumere pienamente il significato di questa scelta. Bene la svolta europeista, ma decidere di entrare nella casa comune dove è collocato anche il Pd è qualcosa che non può limitarsi solo ad una mera iscrizione, e dico questo anche in virtù di quella che è stata la precedente collocazione del M5s nella scorsa legislatura europea, da Farage fino al gruppo misto”

Chi proprio sembra non aver digerito il possibile ingresso del M5s nella famiglia europea dei Socialisti e Democratici è Carlo Calenda, che ha abbandonato il gruppo accusandovi di aver tradito il mandato elettorale.

“Sinceramente non ho capito questo atteggiamento da parte Carlo. La sua posizione politica è sempre stata quella di essere contro il M5s senza volerne nemmeno considerare le possibili evoluzioni e cambiamenti, il che è legittimo, ma l’argomento che ha usato per uscire dal gruppo dovrebbe essere incentrato su altre motivazioni. Un conto è essere dubbioso o critico nel merito politico, sugli elementi di contenuto e sul percorso intrapreso dal M5s, ma Calenda con questa sua scelta in pratica sta dicendo un’altra cosa: che in Europa non vuole stare nello stesso gruppo con il Pd perché, evidentemente, si trova meglio in un’altra collocazione, insieme a +Europa e Italia Viva. Legittimo anche questo, ma almeno lo ammetta”