Referendum Cannabis, Comunità Papa Giovanni XXIII a iNews24: “Siamo contro, dobbiamo tutelare i giovani”

Bartolomeo De Barberis, responsabile per l'ambito delle tossicodipendenze: "Studi dimostrano che in situazioni di fragilità a livello psichico, il rischio di riportare alla luce pregresse fragilità psicopatologiche aumenta di sei volte".

Cannabis
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I promotori del referendum sulla legalizzazione della cannabis hanno depositato 630mila firme in Cassazione. Bartolomeo De Barberis, uno dei responsabili per l’ambito delle tossicodipendenze della Comunità Papa Giovanni XXIII, ai nostri microfoni spiega quali sono i rischi della legalizzazione o della depenalizzazione della marijuana.

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Perché, secondo la Comunità Papa Giovanni XXIII, la cannabis non dovrebbe essere legalizzata?
L’iniziativa del referendum è oggettivamente sbagliata. Siamo contrari a qualunque forma di legalizzazione o liberalizzazione della cannabis e di tutte le sostanze psicoattive. Dobbiamo avere massima cura della salute e del benessere dei nostri giovani e fare tutto ciò che serve per prevenire problemi e disastri”;

Disastri di che tipo?
Gli effetti dell’uso o abuso della cannabis a livello sanitario. Studi dimostrano che in situazioni di fragilità pregresse a livello psichico, il rischio di riportarle alla luce aumenta di sei volte. Ma ancor di più, con la liberalizzazione si dà un messaggio negativo: cioè che è possibile stordirsi per compensare le proprie situazioni di sofferenze attraverso l’uso o l’abuso di sostanze. Andrebbe invece proposto un modello di vita valido e positivo, che è un messaggio di libertà diverso, non derivante dalla dipendenza dalle sostanze, in particolare tra i giovani e gli adolescenti”;

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In che senso?
Sappiamo bene che non tutti coloro che si avvicinano alla cannabis poi sviluppano dipendenze verso altre droghe, ma dobbiamo impegnarci a tutelare i più fragili, tra cui anche i giovani. La vita va vissuta senza ricorrere alla dipendenza da sostanze”;

Una delle tesi portate avanti da chi è a favore del referendum è che legalizzare la cannabis toglierebbe una fetta importante di mercato alle mafie…
Noi non siamo d’accordo. Il procuratore Nicola Gratteri ha dimostrato che in realtà le mafie sono ben attrezzate per entrare in mercati legali in maniera illegale, per cui è un’illusione che si avrebbe questo effetto. In più dobbiamo sottolineare che in molti Paesi le forme di legalizzazione hanno creato l’aumento dell’abuso di sostanze, soprattutto tra i giovani. E il fatto che ci si nasconda dietro alla proibizione della vendita ai minorenni è falsamente tutelante, perché sappiamo bene che quando un ragazzo vuole procurarsi una sostanza, trova il sistema al di là delle proibizione della vendita”;

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Un altro tema a favore della legalizzazione della cannabis è che potrebbe contribuire a svuotare le carceri…
Oggi viene arrestato, per situazioni legate al possesso di cannabis, chi viene trovato con grandi quantità che non sono riconducibili all’uso personale. È assurdo pensare che persone colte con chilogrammi di marijuana possano utilizzarla per uso personale. Va anche sottolineato che chi viene fermato con quantità modiche, non viene recluso in carcere. Inoltre noi non siamo favorevoli al carcere per chi ha problemi di dipendenza, anzi, abbiamo molte comunità terapeutiche per aiutare chi ne ha bisogno. L’effetto di svuotamento delle carceri è illusorio”;

Chi, secondo voi, trarrebbe beneficio dalla legalizzazione della cannabis?
Chi vuole vivere facendone uso a scopo ricreazionale. Abbiamo già l’alcol che è legale ed esiste il cosiddetto mercato grigio degli psicofarmaci che si è sviluppato enormemente. Non c’è bisogno di ampliare questa gamma. La libertà non esiste quando c’è una dipendenza legale o illegale. Il danno dal punto di vista educativo è enorme”;

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La cannabis viene prescritta a scopo terapeutico…
Qualunque farmaco gestito e prescritto in maniera adeguata è da accettare. Non possiamo dimenticare ad esempio, che gli oppiacei sono utilizzati in medicina ed è giusto così. Però dobbiamo stare attenti a non usare queste situazioni come cavalli di troia per altri scopi. Quindi è possibile l’utilizzo dei derivati della cannabis a scopo terapeutico ma devono esserci dei controlli”;

Lei ha parlato anche di rischi sociali. Quali sono?
Qualunque sostanza psicoattiva ha come effetto una sorta di ottundimento della capacità affettiva della persona. Quando un gruppo di ragazzi, per stare insieme, abusa dell’alcol o della cannabis per divertirsi, è stato fatto un danno a livello culturale. Il divertimento vero richiede di non essere dipendente dalle sostanze psicoattive. Vogliamo che sia favorita la crescita armonica dell’individuo senza la necessità di ricorrere a sostanze per stare bene insieme”.