CoP26: pronti il patto sul metano e un impegno mondiale contro la deforestazione

Il ministro Cingolani al Corriere della Sera: "È un’operazione che vede lungo. Che vede avanti. L’Italia fa da apripista in ossequio multilateralismo".

Boris Johnson alla CoP26 - Foto di Getty Images
Boris Johnson alla CoP26 – Foto di Getty Images

Sulla sfida al cambiamento climatico c’è ancora molta strada da fare ma se prima “perdevamo 5 a 1” nella partita, adesso “abbiamo segnato uno o due goal e forse riusciamo ad andare ai supplementari”. Così il premier Uk Boris Johnson durante la conferenza stampa prima del ritorno a Londra, dopo la CoP26, vertice internazionale che a Glascow ha visto riuniti i leader mondiali per discutere di ambiente. 

LEGGI ANCHE: Rave party nel Torinese, i partecipanti stanno andando via. Decine di soccorsi

Bisogna restare in guardia contro le false speranza”, aggiunge Johnson che si ritiene “cautamente ottimista”. È in arrivo un accordo per fermare la deforestazione entro il 2030, un’intesa a cui hanno aderito anche Brasile e Cina. Più di 100 nazioni hanno promesso di ridurre le emissioni di metano del 30% entro la fine di questo decennio. 

Sulla fine della deforestazione c’è un impegno di quasi 18 miliardi di euro di fondi pubblici e privati per recuperare le foreste danneggiate. Per quanto riguarda il metano invece, 103 Paesi hanno accolto la sfida e tra questi ci sono anche i maggiori 30 emettitori: Cina, Russia e India. 

Joe Biden ammonisce la Cina: “È una questione enorme e se ne sono andati”

Joe Biden e Boris Johnson - Foto di Getty Images
Joe Biden e Boris Johnson – Foto di Getty Images

L’intesa sul metano è stata voluta fortemente dagli Stati Uniti d’America. Joe Biden ha annunciato che “taglierà la metà delle emissioni di metano nel mondo” ed ha ammonito la Cina per la sua assenza alla CoP26: “È una questione enorme e se ne sono andati: come possono rivendicare il mantello della leadership?”. Come Johnson, anche Biden si dice ottimista, affermando che i leader “hanno premuto il bottone del riavvio”. 

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE: Bolsonaro in Veneto: sit-in di protesta ad Anguillara e scontri a Padova

Dopo il G20 che si è concluso con un quasi nulla di fatto, si auspicavano tempi ragionevoli per ridurre le emissioni nocive da parte dei Paesi. Cina e India hanno affermato che riusciranno ad andare verso le “emissioni zero” non prima del periodo che va dal 2060 al 2070. 

Ministro Cingolani: sulle emissioni “Italia fa da apripista”

Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica - Foto di Getty Images
Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica – Foto di Getty Images

Per ridurre le emissioni, ma anche le disuguaglianze globali nell’accesso all’elettricità, è previsto un fondo di partenza di 10 miliardi di dollari, con un moltiplicatore di investimenti fino a 10 miliardi di dollari: “È un’operazione che vede lungo. Che vede avanti. L’Italia fa da apripista in ossequio multilateralismo, cifra del Governo Draghi, fungendo da catalizzatore di una maxi alleanza globale che mette insieme per la prima volta finanziamenti pubblici e privati, idee e ricerca tecnologica, Stati e fondazioni filantropiche”.

LEGGI ANCHE: Trieste ha paura di tornare in zona gialla: proteste vietate fino al 31 dicembre

Durante un’intervista al Corriere della Sera, Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, commenta così l’ambizioso progetto al quale hanno aderito anche Regno Unito e Danimarca, oltre che la Rockfeller, la fondazione Bezos Earth Fund e la fondazione Ikea. Ma anche la Banca Mondiale, la Bei, l’African Development Bank Group, l’Asian Development Bank, l’agenzia governativa Usa per lo sviluppo. L’obiettivo, spiega Cingolani al Corriere è lavorare sui sistemi di accumulo, “riducendo le forniture di gas che però sul breve-medio termine rimangono necessarie. Per dismettere il metano dobbiamo avere continuità, puntando su un energy mix che contempli maggiore eolico e solare. Essendo però fonti intermittenti, dobbiamo stabilizzare almeno il 25% del nostro fabbisogno. Significano centinaia di terawattora, servono grossi investimenti sugli accumulatori”. 

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE: Operazione Nemesi: sgominata una delle più grandi piazze di spaccio a Palermo

Il ministro Cingolani, col Corriere, commenta anche la proposta di Ursula von Der Leyen, presidente della Commissione Ue, che prevede che l’Europa segua il modello dell’est, cioè uno schema di cambi di quote di emissioni di gas, che determina il prezzo del carbonio, incentivandolo: “Sarebbe necessario in tutto il mondo. Chi inquina di più paga di più. Non deve convenire produrre carbonio. Altrimenti l’acciaio verde in Europa costa il quadruplo di quello fabbricato in Cina e in India. È una sistema sbilanciato che a scassa si ripercuote sulle filiere che dell’acciaio si servono come automotive e infrastrutture. Serve una forma di compensazione. Questa è la vera materia di una negoziazione tra Paesi. Si tratta di fare accordi internazionali”. 

La protesta dei giovani indigeni fuori dal Palazzo della CoP26

Giovani ambientalisti in protesta alla CoP26 - Foto di Getty Images
Giovani ambientalisti in protesta alla CoP26 – Foto di Getty Images

Davanti al palazzo dove si è svolta la CoP26, la protesta guidata dai giovani indigeni con la benedizione di Greta Thunberg. I giovani ambientalisti sono stato spunto di riflessione per molti leader mondiali, che in più di un intervento hanno citato l’importanza delle nuove generazioni verso un ambiente più pulito, auspicando di poterli coinvolgere in questa sfida. 

Io sto con i giovani del mondo che continuano a chiedere un urgente #ClimateAction”, ha twittato il generale dell’Onu Antonio Guterres che ha incontrato in forma privata Greta. Al fianco della giovane paladina ambientalista, l’amica Vanessa Nakate, ma anche Luisa Neubauer, tedesca.