Terza dose di vaccino anti-Covid: quali sono i possibili effetti avversi

Secondo gli studi effettuati finora, i possibili effetti avversi della dose booster di vaccino anti-Covid sono simili alla seconda dose.

(Getty Images)

Diventa sempre più probabile l’ipotesi di somministrare la terza dose del vaccino anti-Covid a tutta la popolazione adulta. Al momento il richiamo con i vaccini a mRna è consigliata a immunidepressi, over 80, ospiti delle Rsa, personale sanitario, over 60 e soggetti fragili.

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Secondo i dati del Ministero della Sanità di Israele, anche dopo la terza dose è possibile accusare dei disturbi, anche se “significativamente più leggeri”. Nelle Faq pubblicate sul sito si legge: “Effetti collaterali dopo la terza dose, sono stati riscontrati in una piccola percentuale di adulti dai 60 anni in su e sono coerenti con quelli osservati dopo le prime due dosi o atri vaccini; generalmente includono dolore nella zona di iniezione, mal di testa, febbre, brividi, dolore muscolare”. Il sintomo più comune, stando ai dati di Israele, è la spossatezza, riscontrata in 86,6 persone per milione, contro 271,8 e 251,1 per milione rispettivamente dopo la seconda e la prima dose. Poi c’è il dolore nell’area della vaccinazione, che ha riguardato 42,7 persone per milione nella terza dose, contro i 222,9 e 541,3 nella seconda e prima. I dati si riferiscono a circa 3 milioni e 200mila immunizzati con la terza dose. I disturbi gravi sono stati 19 ma è ancora in fase di valutazione il collegamento con la dose booster.

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Terza dose: il risultato degli studi del Cdc

Anche i Centers for disease control and prevention hanno esaminato gli effetti collaterali della terza dose del vaccino e in un report del 28 settembre hanno concluso che sono simili a quelli delle altre dosi. Secondo gli Cdc, sono moderati o lievi, durano poco e compaiono entro 48 ore dall’iniezione. L’analisi è stata fatta su oltre 2.200.000 americani che hanno ricevuto la terza dose entro il 19 settembre. Dei circa 22mila, che hanno risposto volontariamente a un questionario, il 28% ha avuto disturbi nel giorno successivo alla vaccinazione. Il sintomo più frequente è stato il dolore al braccio, nel 71% dei casi. Il 56% ha riportato stanchezza, il 43% mal di testa. Il 7% ha accusato forti dolori. Il 2% ha fatto ricorso all’assistenza medica, 13 persone sono state ricoverate in ospedale. Non ci sono ancora dati sul rischio di miocarditi e pericarditi dopo la dose booster.

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Secondo gli studi effettuati, l’efficacia dei vaccini comincia a calare tra i 6 e i 9 mesi dopo l’ultima iniezione. Nel caso di soggetti immunodepressi la protezione viene meno prima.

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La differenza tra richiamo e terze dosi

Per questa ragione è stata fatta una distinzione tra richiamo e terza dose. La seconda va fatta a 28 giorni di distanza dalla seconda e completa il ciclo vaccinale in cui non ha risposto in maniera efficace alle prime due. Il primo invece, può essere fatto a partire dai 6 mesi successivi alla seconda dose e serve per riattivare la produzione di anticorpi.

Secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, la terza dose di Pfizer comporta un’efficacia del 95,6% con 5 casi di infezione nel gruppo vaccinato, contro 109 contagi nel gruppo placebo. L’efficacia massima della terza dose si raggiunge dopo 7 giorni.

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L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha dato l’ok alla somministrazione del vaccino Moderna nei cittadini dai 18 in su. Il richiamo va fatto dai 6 agli 8 mesi dalla seconda dose ed è sufficiente una dose dimezzata. Anche in questo caso, secondo l’Ema, i rischi di effetti collaterali sono simili a quelli osservati dopo la seconda.

Per Pfizer l’Ema ha già dato il via libera dai 18 anni in su, sempre a distanza di sei meri dalla seconda dose. Per l’Agenzia, la terza dose di entrambi i vaccini può essere somministrata ai soggetti gravemente immunidepressi a partire da 28 giorni dopo la seconda.