Riforma delle pensioni, Draghi non arretra e lascia la riunione con i sindacati

Cgil avverte: "Se confermata l'impostazione del Governo, ci mobiliteremo". Difficili da mettere insieme le richieste dei sindacati e dei partiti.

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Il premier Mario Draghi (Screenshot Youtube)

Possiamo discutere di quota 101, 102 o anche 102,5, ma il percorso progressivo verso il sistema contributivo non cambia. Indietro non torniamo, perché il sistema previdenziale retributivo ha creato delle vulnerabilità che tutti anche all’estero ci rimproverano“. Mario Draghi ieri, nel corso dell’incontro con le parti sociali, ha difeso la sua manovra e le sue scelte, anche sul sistema delle pensioni.

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Si lavora anche per una proroga di un anno Opzione donna, che consentirebbe alle lavoratrici di andare in pensione a 58 anni (59 se autonome) e 35 di versamenti con una pensione piena e sul prolungamento di almeno un anno dell’Ape sociale, con l’estensione a nuove categorie di lavoratori impegnati in “attività gravose“. Questi due argomenti sarebbero stati inseriti nel “dopo Quota 100”. Il sistema di Quote però, è stato bocciato dai sindacati, che chiedono una riforma organica e complessiva, a differenza di Draghi che invece vuole “una transizione, graduale, verso la normalità”, ossia la Legge Fornero.

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Intanto la Lega sta ancora trattando con Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco. L’ultimo tema in esame è il requisito fisso dei 41 anni di contributi voluta dalla Lega. Ma il Governo ha già deciso i punti saldi della riforma ed ha intenzione di inviare la manovra a Bruxelles. Cgil, Uil e Cisl apprezzano gli 8 miliardi di euro appostati sulla riduzione del carico fiscale, ma contestano che non sia stato deciso nulla sulla destinazione finale della posta. Ci penserà il Parlamento nelle prossime settimane, i sindacati dal canto loro avrebbero preferito una decisione già in queste ore.

Draghi lascia la riunione con i sindacati per un altro impegno

Il capo del Governo ha lasciato la riunione dopo due ore per un altro imperno “programmato”, stupito di fronte e richieste che giudica esagerate o infondate, come ha detto al leader della Uil Pierpaolo Bombardieri: “Non mi aspettavo un intervento tanto polemico, con 3 miliardi sugli ammortizzatori sociali e 8 sulla riduzione delle tasse, mi sarei aspettato un atteggiamento diverso. La manovra e’ un pacchetto corposo di misure“.

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Quando Draghi ha lasciato l’incontro è stato sostituito per circa dieci minuti dal ministro Renato Brunetta, ma è chiaro che la manovra è sostanzialmente chiusa, tranne per poche modifiche. I punti saldi non sono modificabili, resta da trovare un’intesa con la Lega sulla fine graduale di Quota 100 e poco altro. Tuttavia, è proprio lo spazio politico che appare confliggere con la ragione sociale del governo presieduto da Mario Draghi: difficile mettere insieme le ragioni dei sindacati con quelle della Lega, del Pd, dei Cinque Stelle e di Forza Italia.

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Landini (Cgil) avvisa: “Se il Governo conferma questa impostazione ci mobiliteremo”

I sindacati, all’uscita dalla riunione che si è tenuta a Palazzo Chigi, non sono soddisfatti della riunione. “Grandi insufficienze e squilibri, per effetto del mancato dialogo con le parti sociali”, dice Luigi Sbarra della Cisl, che parla anche di “misure largamente insufficienti sia per le pensioni che per gli ammortizzatori sociali e per la non autosufficienza”. Pierpaolo Bombardieri (Uil) e Maurizio Landini (Cgil) sottolineano: “Non è una riforma degna di questo nome”. E Landini avvisa: “Se giovedì il governo confermerà questa impostazione valuteremo iniziative unitarie di mobilitazione”.