Pensioni, da Quota 100 a Quota 104: come cambia l’uscita anticipata dal lavoro

Tutto quello che c'è da sapere sulla riforma delle pensioni. Potrebbe essere abolita Quota 100. Quota 104 è la soluzione più condivisa.

pensione Invalidità

Con l’abolizione della pensione Quota 100 ci saranno tanti nodi da sciogliere sul fronte della previdenza. Tra questi l’ampliamento a nuove categorie dell’Ape sociale, la proroga di Opzione donna e l’eventuale ampliamento del contratto di espansione, cioè l’uscita anticipata dal lavoro fino a cinque anni prima dal momento che ci sono i requisiti di legge. Inoltre, c’è da affrontare la questione dell’adeguamento all’inflazione.

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Quota 100 è ritenuta troppo costosa, e per questa ragione sarà abolita. I risparmi, che ammontano a un paio di miliardi, serviranno ad ampliare la platea dei lavoratori gravosi ammessi all’Ape sociale e probabilmente anche per estendere il contratto di espansione, con il quale si può andare in pensione cinque anni prima (nel caso di aziende fino a cinquanta dipendenti). A gennaio comincerà lo scalone anagrafico per la pensione anticipata che, dai 62 anni di età e 38 di contributi, passa a un minimo di 67 anni di età e 42 di contributi (41 per le donne).

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Se la riforma andasse in porto, nel 2022 con Quota 102, potranno andare in pensione i nati nel 1958, ovvero quelli che quest’anno avrebbero potuto lasciare il lavoro. Nel 2023 invece, toccherà ai nati nel 1959, che avrebbero potuto andare già quest’anno. I nati nel 1960 non potranno ritirarsi conche con 41 anni di contributi. Potranno usare Quota 102 nel 2022 anche i nati prima del 1959 che quest’anno si sono ritrovati con meno di 38 anni di contributi, cioè quelli che hanno cominciato a lavorare dai 25 anni in poi con una carriera continua. Si tratterebbe di meno di 50mila persone in due anni.

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Quota 103 invece, dà la possibilità per il 2022 di uscire dal lavoro a 64 anni con 39 di contributi ai lavoratori in parte o totalmente retributivi.

Quota 104 pare, al momento, la soluzione più condivisa. I requisiti salirebbero di due anni, cioè a partire dai 66. Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, ha proposto l’uscita anticipata da 63-64 anni con una penalizzazione dell’assegno fino al raggiungimento dei 67 anni. Questa proposta non è stata accolta sia dalla Lega che dai sindacati.