Tamponi gratuiti, Fedeli (Pd) a iNews24: “Landini sbaglia, sarebbe scorretto nei confronti dei lavoratori vaccinati”

La senatrice del Partito Democratico, Valeria Fedeli, auspica un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori sociali in vista dell’adozione del green pass obbligatorio: “Spero non ci siano violenze, né un uso improprio del diritto di sciopero”. Sulla proposta di Landini, che aveva chiesto al governo che fossero le aziende a pagare i test per i lavoratori non vaccinati, l’esponente Dem. non ha dubbi: “La scelta di chi non vuole vaccinarsi non può ricadere sulla collettività”

Valeria Fedeli (@facebook)

Si fa sempre più crescente la tensione in previsione della giornata di domani in cui il Green pass diventerà obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro, sia nel settore pubblico che nel privato. Secondo lei cosa dobbiamo aspettarci?

“Innanzitutto voglio ribadire che è giusto che il Green pass diventi obbligatorio, perché si tratta di compiere un altro passo importante per poter tenere aperti i luoghi di lavoro e quindi garantire la produzione e la ripresa dell’economia reale. Questo è qualcosa che non dobbiamo mai dimenticarci, anche perché un’eventuale ulteriore chiusura andrebbe a penalizzare quelle stesse persone che oggi manifestano disagi e problematiche relative a questo periodo così complicato. Per quanto riguarda la giornata di domani, mi auguro che si dimostri da parte di tutti un grande senso di responsabilità, anche da parte di chi continua ad avere perplessità nei confronti di questo provvedimento”

Secondo lei c’è il rischio che si verifichino incidenti dal punto di visto dell’ordine pubblico?

“Spero vivamente che non ci sia nessun tipo di violenza, né di impedimento improprio contro le disposizioni di autoregolamentazione dell’utilizzo del diritto di sciopero, ma soprattutto mi aspetto che si dimostri una capacità di gestire questo passaggio attraverso una relazione positiva tra tutti i soggetti interessati”

Le proteste dei lavoratori che si oppongono al Green pass

Il Green Pass (foto Shutterstock).
Il Green Pass (foto Shutterstock).

A tenere alta la tensione, oltre a possibili manifestazioni previste in varie città italiane, sono in particolare le situazioni dei porti, soprattutto quello di Trieste. Come giudica la minaccia di blocco paventata dai lavoratori portuali?

“Ritengo che fare un blocco e impedire che si possa usare il Green pass, così come impone la legge, è profondamente sbagliato e improprio. Tra l‘altro bloccare i porti significa anche bloccare il reperimento di quelle merci che sono utili a tenere aperti i luoghi di lavoro, a produrre e a sostenere la ripresa del Paese. Applicare una norma nuova può comportare delle difficoltà, lo riconosco, ma quando ciò avviene ci si confronta e si cerca di trovare una soluzione, non si fanno minacce pretendendo che si cambi la decisione”

Da un punto di vista sociale, le anime della protesta No Green pass sono molte e differenti tra loro, e non tutte sono riconducibili all’area no vax o neofascista; dunque come è stato possibile che tante realtà diverse si siano unite contro questo provvedimento?

“Sicuramente c’è stata una sottovalutazione del fatto che nel Paese ci fossero delle difficoltà oggettive, anche dovute ai cambiamenti avvenuti nelle condizioni di vita e di lavoro. Detto questo, dentro questa situazione ci sono anche livelli di disagio e frammentazione molto eterogenei. Chi strumentalizza queste situazioni di oggettiva difficoltà, a fini non di un espressione democratica minoritaria, ma per illudere che si possa cambiare un provvedimento che gode del sostegno della maggioranza dei cittadini e dei lavoratori italiani, è da condannare senza se e senza ma. Purtroppo si sta determinando una confluenza che probabilmente andava prevista e analizzata con maggiore attenzione, d’altronde siamo tutti rimasti stupiti per quanto accaduto sabato scorso a Roma, e anche per questo la politica, oltre che le associazioni di rappresentanza del lavoro e dell’impresa devono chiedersi come sia potuto succedere e come si sia arrivati a questo punto”

La proposta di Landini: “Le aziende paghino i tamponi”

Maurizio Landini
Maurizio Landini, segretario Cgil (Facebook)

A proposito di rappresentanza sindacale, anche oggi il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha ribadito la richiesta al governo affinché siano le aziende a pagare i tamponi ai lavoratori sprovvisti di Green pass che non vogliono vaccinarsi.

“È una proposta totalmente sbagliata che non condivido. Dal vista pubblico non può essere che qualcuno paghi a fronte di chi decide individualmente di non vaccinarsi. La vaccinazione è gratuita e decidere di non farlo e di non avere il Green pass è una libera scelta, che però va pagata di tasca propria e che non può ricadere in alcun modo sulla collettività. Non sarebbe giusto né corretto nei confronti di tutti gli altri lavoratori che invece hanno provveduto a munirsi del certificato e a sottoporsi alla vaccinazione”

Proprio la Cgil è stata tra le istituzioni che forse più tutte ha espresso le maggiori criticità nei confronti del Pass sanitario; come si spiega allora la protesta dei lavoratori e dei sindacati di base che proprio nella Cgil invece vedono parte del problema, come ha dimostrato non solo la manifestazione di Roma, ma anche quella di Milano di fronte la Camera del lavoro?

“Innanzitutto l’attacco squadrista e neofascista ad una sede sindacale non va assolutamente confusa con le posizioni assunte dalla Cgil in merito al Green pass. Quello era un attacco alla funzione stessa della rappresentanza sociale, messo in pratica per alimentare un uso violento e strumentale delle oggettive difficoltà espresse da una parte minoritaria dei lavoratori e della cittadinanza. A Roma come a Milano si è trattato di frange estremiste che non manifestavano per un confronto sul Green pass, ma semplicemente contro l’istituzione sindacale, e quando in un paese democratico le piazze vengono gestite da queste realtà, non può che essere un problema”