Convegno The Fall of Journalism a Napoli: “Recuperare il senso della missione del giornalista”

A Napoli si è discusso del futuro del giornalismo nell'era dei social media. Secondo Anna Masera, gli imprenditori “danno la colpa alle piattaforme per il loro declino, c’è qualcosa di imprenditorialmente sbagliato”.

Credibilità delle testate, difficoltà ad adattarsi alle nuove tecnologie, tagli dei costi, inattendibilità delle notizie e titoli fuorvianti sui social. Sono stati questi gli argomenti trattati giovedì 7 ottobre al convegno The Fall of Journalism, quale futuro per l’informazione, alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III a Napoli.

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I relatori hanno discusso sulle cause della crisi del giornalismo e della lettura, analizzando i problemi che sono nati con l’avvento dei social media. L’evento, patrocinato dalla Regione Campania, ha visto partecipi Maria Iannotti, vicedirettrice della biblioteca, Anna Masera de La Stampa, Gerardo Ausiello de Il Mattino, Carlo Bortoli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti Toscana, Raffaele Savonardo dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ed è stato moderato da Antonio Rossano, presidente di Media Studies e organizzatore del convegno.

The Fall of Journalism, Napoli - Foto di Daniele Pallotta
The Fall of Journalism, Napoli – Foto di Daniele Pallotta

Al centro dell’attenzione c’è stato il tema del taglio dei costi da parte degli editori, che ha determinato un calo della qualità dei giornali sia digitali che cartacei e la conseguente perdita di affidabilità del brand dal punto di vista dei lettori, che si è tradotta in un drastico calo delle vendite.

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Dal 2016 al 2030 in Italia si è registrata la diminuzione delle vendite dei quotidiani cartacei di circa un milione di copie. Anche la vendita dei digitali è calata, passando da 217mila a circa 156mila (il 28% in meno). Al calo delle vendite corrisponde il problema dell’inadeguatezza di modelli di business. Come ritiene Anna Masera, gli editori non hanno saputo investire sul web sui social.

Nel periodo in cui le nuove tecnologie si stavano affermando, “hanno continuato a puntare sulla pubblicità che adesso si è spostata ai social”. Secondo la garante dei lettori de La Stampa, gli imprenditori “danno la colpa alle piattaforme per il loro declino, c’è qualcosa di imprenditorialmente sbagliato”. La crisi economica dei giornali ha determinato un taglio dei costi che hanno ridotto la qualità.

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Durante la discussione è emerso anche il tema del clickbait, ovvero i titoli acchiappaclic, che hanno lo scopo di indurre il lettore ad aprire l’articolo e aumentare le views. Se da un lato gli editori si sono accorti tardi della rivoluzione di internet, dall’altro i giornalisti, secondo Masera, dovrebbero essere più trasparenti citando le fonti e dialogare con i lettori sui social.

The Fall of Journalism, Napoli - Foto di Daniele Pallotta
The Fall of Journalism, Napoli – Foto di Daniele Pallotta

Il mondo dei social ha generato anche il fenomeno dei prosumer, cioè utenti che generano informazioni pur non essendo giornalisti iscritti all’ordine e non avendo mai lavorato per un giornale. Raffaele Savonardo ha sottolineato che il ruolo del giornalista è controllare le fonti e ripensare al modo in cui intervenire nell’eccesso di informazione che arriva da più parti e spesso da fonti non attendibili. Perché appunto, la differenza tra un cittadino che pubblica un video sui social e un giornalista “sta nella formazione, nell’attenzione a filtrare e verificare le fonti, la riflessione e l’analisi”.

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Gerardo Ausiello, descrivendo l’esperienza dei quotidiani campani, ha sottolineato come nei primi anni della diffusione di massa del web, giornalisti ed editori abbiano creduto ed investito poco nelle sue potenzialità. Una mancanza di visione che negli anni successivi li ha costretti a mettersi al passo con i tempi, anche se era tardi: “Ormai si era affermato il fenomeno dei comunicatori, portatori potenziali di notizie senza essere iscritti all’ordine e senza aver mai lavorato in un giornale. Sono state potenziate le redazioni internet, è nata la web tv”, ma il lavoro del giornalista è raddoppiato, con un conseguente calo della qualità del lavoro. “Bisogna recuperare il senso della missione del giornalista che ci ha fatto emozionare quando eravamo bambini, ed è ancora la molla di tutto”, ha concluso.