Fisco, Gusmeroli (Lega) a iNews24: “Vogliamo rimanere al governo, ma riforma del catasto vuol dire aumento delle tasse”

Il deputato della Lega e vicepresidente della Commissione finanze della Camera, Alberto Gusmeroli, spiega le motivazioni che hanno portato la Lega a disertare il Consiglio dei ministri sulla Legge per la Delega fiscale: “Pensare che non ci siano un aumento delle tasse per nessuno non è una cosa ipotizzabile, la revisione del catasto comporta sempre cambiamenti”. L’esponente del Carroccio smentisce anche le voci su una possibile uscita dal governo da parte della Lega: “Una volta ricevute le dovute rassicurazioni la Lega è e rimarrà a fianco del governo Draghi”

Alberto Gusmeroli (foto da Facebook)

Dopo lo strappo consumato martedì in Cdm sull’approvazione del testo della delega fiscale, anche ieri Salvini è tornato a ripetere che “questa è una patrimoniale e che non ci sarà mai il sostegno della Lega”. Sono le prove generali per una crisi di governo?

“Direi proprio di no, anche perché nel documento che abbiamo votato convintamente il 30 giugno nelle Commissioni Finanza di Camera e Senato, la riforma del catasto non c’era. Questo significa chiaramente che il Parlamento non voleva affrontarla perché in generale, ed è già capitato nel 2014 con il governo Renzi, quando si parla di riforma del catasto significa implicitamente anche prendere in considerazione un aumento delle tasse, e in questo momento prevedere un qualsiasi tipo di ulteriore tassazione è assolutamente da evitare”

Eppure Draghi ha spiegato che “non c’è nessuna patrimoniale e che le persone continueranno a pagare quanto pagano oggi”. Non vi fidate più del premier?

“Del premier ci fidiamo, ma non possiamo non considerare anche che i governi possono cambiare, e in ogni caso non è affatto detto che sarà cosi per tutti. La revisione del catasto comporta aumenti sull’IMU, sulla Tari, sulle tasse di compravendita, imposte di registro, ipotecarie e catastali, oltre che sulla determinazione dell’Isee che incide sui servizi sociali e quindi sugli asili nido, scuolabus e mensa. È chiaro che pensare che non ci siano aumenti per nessuno non è una cosa ipotizzabile. Seconda cosa, nella bozza di revisione del catasto c’è il riferimento ai valori di mercato che sono superiori al valore catastale, quindi la possibilità di aumenti c’è”

Le polemiche per lo strappo della Lega sulla Delega fiscale

green pass salvini
Matteo Salvini (Getty Images)

Ma questi aumenti  non dovrebbero  favorite le periferie e colpire in parte solo  gli immobili di pregio?

“Non è detto, bisognerà vedere caso per caso. L’Italia è un Paese di ottomila comuni che ha situazioni molto eterogenee tra loro. Prima di fare una variazione del catasto sarebbe utile che si andasse a cercare di incassare da quel 26% che non paga l’Imu, con punte che in alcune regioni arrivano fino al 46%. Secondo poi c’è il tema delle case non iscritte al catasto per le quali prima bisognerebbe provvedere all’accatastamento, ma anche lì poi cosa si fa, le si accatasta con un condono?”

Nella maggioranza c’è chi vi accusa di giustificare lo strappo con pretesti puramente di metodo.

“Non è vero, per esempio sempre nel documento Camera e Senato del 30 giugno c’erano tante proposte della Lega come l’abolizione dell’Irap, che nella delega invece è diventata abolizione graduale.  Poi c’era la riduzione dell’aliquota Iva ordinaria, che nel nuovo testo invece è declinato come un cambiamento di tutte le aliquote per cui non è detto che si tratti solo di riduzioni. Il punto è che noi non vogliamo in alcun modo che la riforma fiscale serva ad aumentare la tassazione italiana che è già tra le più alte al mondo”

Draghi in riferimento alle proteste di Salvini ha anche dichiarato che “l’azione del governo non può seguire il calendario elettorale”, un riferimento abbastanza chiaro non crede?

“Noi abbiamo posto queste problematiche non per motivi elettorali, ma perché vogliamo essere certi che anche quando il governo cambierà non si crei il rischio di un aumento della tassazione. Crediamo a Draghi, ma non possiamo permetterci che a pagare siano le famiglie italiane”

Salvini ha anche rassicurato che non lascerà il governo, e che anzi ad uscire semmai saranno Conte e Letta.  Ora al di fuori della dialettica politica e fermo restando che i due leader del centrosinistra fino a questo momento non sembrano avere problemi con Draghi, fino a che punto si può forzare la mano di un esecutivo di unità nazionale?

“Noi siamo entrati al governo per realizzare tante cose e con idee molto chiare sulla tassazione e sulla semplificazione del sistema fiscale italiano che è tra i più complicati al mondo. Vogliamo rimanere al governo, ma mantenendo il punto su questi obiettivi”

Il rapporto della Lega con il governo Draghi

Matteo Salvini sul blocco licenziamenti
Mario Draghi (@GettyImages)

Quindi sbaglia Bettini a dire che, in un modo o nell’altro, finirete col rompere con il governo prima del 2023?

“È molto semplice, una volta che riceveremo le dovute rassicurazioni da parte di Draghi che non ci saranno mai aumenti delle tasse per quanto riguarda Iva e Irpef, e che verrà mantenuta la mini flat tax, non ci sarà più alcun motivo di ulteriori strappi per la Lega”

In questa vostra battaglia però siete praticamente soli, dal momento che anche Forza Italia ha fatto sapere di non comprendere la scelta di Salvini, come dichiarato dai ministri Carfagna e Brunetta. A sostenervi c’è solo Giorgia Meloni, che però sta all’opposizione…

“Non credo sia davvero così, anzi sono convinto che per quanto riguarda Forza Italia siano in molti a non volere la riforma del catasto, proprio per il timore che possa nascondere delle nuove tasse. Anche loro hanno qualche perplessità, anche se non lo dicono”

Dunque non c’entra nulla la competizione interna con Giorgia Meloni?

“Non si tratta di nessuna competizione elettorale, la Lega è interessata solo al fatto che gli italiani non paghino più tasse, che non si tocchi la casa e che non ci siano patrimoniali. Date queste assicurazioni la Lega è e rimarrà a fianco del governo Draghi”