Federico Aldrovandi morto a 18 anni, il padre a iNews24: “Al processo è stata ricostruita una verità parziale”

Ai microfoni di iNews24, Lino Aldrovandi spiega perché secondo lui, al processo per la morte di suo figlio, non è stata ricostruita una verità completa.

Quella che è stata ricostruita durante il processo è una verità parziale”, dice Lino Aldrovandi, padre di Federico, morto sedici anni fa a diciotto anni, all’alba del 25 settembre, durante un controllo di polizia a Ferrara. Per la vicenda, quattro agenti sono stati condannati in via definitiva, ma la sofferenza di Lino e Patrizia, madre del giovane, non è mai finita. Per loro ogni 25 settembre è “un colpo al cuore, fino a spezzartelo. Per una morte violenta ed assurda. Per una morta causata senza una ragione, i cui colpevoli risultarono essere quattro persone con una divisa addosso”, ha scritto su Facebook. Ai microfoni di iNews24, Lino spiega perché secondo lui, al processo per la morte di suo figlio, non è stata ricostruita una verità completa.

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Perché crede che non sia stata ricostruita tutta la verità al processo per la morte di Federico?
Parlo sulla base degli atti processuali. Il primo giudice scrisse che le persone – che indossano una divisa – si sono chiuse a riccio e non hanno detto tutta la verità. Secondo me invece, proprio perché rappresentavano lo Stato, avrebbero avuto il dovere di dire la verità. I colpevoli furono condannati tutti e quattro con lo stesso capo di imputazione”;

Federico Aldrovandi - Foto di Facebook (Profilo di Lino Giuliano Aldrovandi)
Federico Aldrovandi – Foto di Facebook (Profilo di Lino Giuliano Aldrovandi)

Quindi sta dicendo il processo sarebbe potuto andare diversamente?
Tanto per fare un esempio, la pm non andò sul posto dove mio figlio era morto. L’indagine non partì col piede giusto, e come ha scritto il primo giudice, quella mattina ci fu un corto circuito: la polizia che indaga su se stessa. Un corpo coinvolto in un reato non deve indagare. Le indagini non furono seguite in modo tale da avere una giusta pena”;

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Non è mai stato d’accordo con le pene per i quattro poliziotti?
Io ho accettato le condanne, ma la chiave di lettura dell’indagine è stata molto soft. Senza il pubblico ministero sul posto, mancò una figura importantissima in quel momento, per portare avanti le indagini nel modo giusto”;

Solo questo, secondo lei, ha compromesso l’andamento del processo?
Anche i depistaggi e i falsi per cui c’è stato un processo parallelo. Siamo sempre lì: il corto circuito scatenato dal fatto che i poliziotti indagavano sui colleghi. Eppure non si trattava di un banale incidente, ma dell’uccisione di un ragazzo”;

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Cosa ricorda di quella mattina?
Federico non tornava a casa e io ero preoccupato come ogni genitore. Le ore passavano e io mi chiedevo cosa fosse successo, ma non gli telefonai subito. Mi svegliai alle 4 non non riuscivo più a dormire. Dalle 6 cominciai a chiamarlo, ma lui non rispondeva. Successivamente è stato appurato che il suo cellulare si trovava su una panchina all’Ippodromo di Ferrara. Quando risposero al telefono mi chiesero: “Chi è lei?”. Mio figlio infatti, mi teneva memorizzato in rubrica non come “papà”, ma col mio nome. La cosa più terribile che ricordo come uno schiaffo però, è che mi chiesero di descrivergli mio figlio. Dopo capimmo che mio figlio era lì davanti a lui e per questo me lo stava chiedendo. Io a quei tempi lavoravo nel corpo della polizia locale e mi accorsi che qualcosa non andava”;

Dall’alba poi, siete stati avvisati più tardi della morte di Federico…
Ci avvisarono alle 11. Dopo quella telefonata io e mia moglie ci preoccupammo e chiamammo nostro figlio altre volte. Telefonammo anche in Questura, ma ci rispondevano che ci avrebbero fatto sapere”;

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Che ricordo ha di Federico?
Ho un ricordo molto bello. Era un ragazzino splendido e teneva molto alla mia salute. In quel periodo ero un po’ ingrassato, mi raccomandava di dimagrire e mi spiegava anche perché stare in forma fa bene alla salute. Quelle parole per me oggi sono come una carezza. Federico era un ragazzo equilibrato, trascorrevamo moltissimo tempo insieme. Eppure durante il processo hanno cercato di accusarlo e siamo stati noi a dover portare le prove dei motivi della sua morte. Questa vicenda non ci lascerà mai. Abbiamo dovuto trasformare anni che sarebbero potuti essere meravigliosi, in lotte”;

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Suo figlio viene spesso ricordato, affinché quello che gli è accaduto non si ripeta?
Questa mattina c’è stata una manifestazione a Ferrara organizzata dalla Curva Ovest. In molte occasioni i genitori mi vengono incontro per abbracciarmi. Mentre mi abbracciano io guardo i loro bambini e mi rendo conto che non ha senso essere arrabbiati. In questi anni io e mia moglie abbiamo trasformato la rabbia in amore. Nei giorni scorsi abbiamo incontrato il questore di Ferrara e il capo della Polizia che hanno condannato duramente quello che è accaduto a mio figlio. Ciò mi lascia pensare che è possibile un cammino positivo, affinché queste cose non accadano più. Tutti i genitori, quando i figli escono di casa, sperano che ci siano gli uomini in divisa a proteggerli, perché rappresentano lo Stato. Se venisse meno questa certezza, chi ci potrebbe aiutare altrimenti?”.