Test salivari rapidi, Di Perri a iNews24: “Non validi per il Green Pass, sono meno efficaci”

Giovanni Di Perri, responsabile delle malattie infettive dell'ospedale Amedeo di Savoia di Torino, spiega quali sono i limiti riscontrati nei test salivari rapidi nella diagnosi dell'infezione da Sars-CoV-2.

I test salivari rapidi, per ora, non sono una valida alternativa ai tamponi oro-nasofaringei e non permettono di ottenere il green pass. Il chiarimento è arrivato dal ministero della Salute, con una circolare firmata da Giovanni Rezza, direttore generale Prevenzione, dopo le richieste della Lega di ottenere la certificazione verde con questi test. Via libera invece, al green pass ottenuto con i test molecolari salivari. Ai microfoni di iNews24, Giovanni Di Perri, responsabile delle malattie infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia di Torino, spiega quali sono i limiti riscontrati nei test salivari rapidi nella diagnosi dell’infezione da Sars-CoV-2 e le differenze tra i tamponi utilizzati.

LEGGI ANCHE: Giacomo Sartori trovato impiccato nel Pavese: non si esclude alcuna ipotesi

Perché al momento i test salivari rapidi non sono raccomandati come alternativa ai tamponi oro-nasofaringei?
Si tratta di una decisione prudenziale basata sul fatto che c’è molta meno evidenza sull’efficacia dei test antigenici salivari rispetto agli altri. Esistono alcuni kit che sembrano funzionare bene, ma non hanno ancora avuto la conferma e la diffusione che invece altri test convenzionali hanno già avuto. Verosimilmente quindi, c’è ancora qualche prudenza. È un peccato perché sarebbe stato comodo da utilizzare soprattutto sui bambini e su chi non sopporta il tampone convenzionale. Il goal standard resta il tampone molecolare”;

Giovanni Di Perri - Screenshot da Youtube
Giovanni Di Perri – Screenshot da Youtube

Quali sono i limiti dei test rapidi salivari?
Può succedere che uno di questi test non sia abbastanza sensibile, per cui, in presenza dell’infezione dia un risultato negativo. Questo è un rischio. Individua le infezioni con maggiori quantità di virus”;

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE: Draghi firma il nuovo Dpcm: dal 15 ottobre i dipendenti pubblici torneranno in ufficio

Può spiegare le caratteristiche di tutti i tamponi utilizzati per diagnosticare l’infezione da Sars-CoV-2?
Il tampone molecolare classico è il più sicuro, perché è il più sensibile, in grado di individuare anche pochi frammenti di Rna virale. È il test di riferimento al quale vengono confrontati tutti gli altri. Ci sono poi i test antigenici, ovvero quelli con prelievo del materiale dalle narici. Hanno ricevuto un certo successo industriale perché sono piuttosto attendibili. Ne esistono di due tipi in termini pratici: uno viene processato e letto da una macchina tramite un lettore, l’altro è più immediato e viene utilizzato per situazioni che richiedono una risposta immediata. Si tratta di quello anche chiamato “a saponetta”, che dà un risultato visivo in pochi minuti. I test antigenici hanno limiti di sensibilità rispetto al molecolare classico, ma i migliori individuano le cariche virali medio-alte. Possono sbagliare i risultati quando il livello di carica virale è basso. Ma anche se risultano negativi, la persona che è lo stesso infetta difficilmente può trasmettere il virus”;

Ci sono poi i test sierologici…
I test sierologici ci permettono di ricostruire il passato, cioè di sapere se il vaccino ha attecchito o se la persona in questione ha prodotto anticorpi. Anche in questo caso ne esistono due tipi. Uno verifica la presenza degli anticorpi prodotti contro la cosiddetta proteina di superficie Spike, che è la stessa proposta dai vaccini. Questo tipo di test dice se una persona è stata contagiata oppure ha ricevuto il vaccino. L’altro invece, verifica gli anticorpi contro la nucleoproteina, che non è contenuta nel vaccino. Per cui se il test è positivo, significa che il soggetto ha contratto l’infezione. In generale comunque, in alternativa al tampone molecolare, i test salivari hanno limiti maggiori rispetto agli antigenici”.