Virologi in tv solo “se autorizzati”, Pregliasco a iNews24: “Richiesta ridicola, pensiamo prima agli opinionisti dei talk show”

"Questa richiesta lancia su noi virologi una responsabilità che invece è collettiva e riguarda tutto il sistema informativo attuale", dice il virologo.

Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, commenta la richiesta del deputato Giorgio Trizzino (Gruppo misto) di porre fine allo “strombazzamento mediatico” dei virologi, accolta dal Governo.

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Professore, è d’accordo con la richiesta che i virologi possano intervenire sui media solo “se autorizzati”?
Ritengo che sia una richiesta ridicola che sicuramente non risolve il problema, che esiste, dell’infodemia. Sarebbe utile invece, immaginare un codice etico e di comunicazione che dovrebbe valere per tutti, in primis per gli opinionisti che parlano nei talk show senza fare alcuna valutazione o dare alcuna spiegazione scientifica. Lo stesso vale anche per i politici”;

Covid-19 pregliasco
Fonte: Facebook

Colpiscono il bersaglio sbagliato?
Questa richiesta lancia su noi virologi una responsabilità che invece è collettiva e riguarda tutto il sistema informativo attuale. Si parla di scienza utilizzando gli elementi della cronaca in un’ottica didattica, nel tentativo di ricostruire notizie per la comunità, con affermazioni buttate lì. Mi riferisco agli opinionisti dei talk show televisivi, che con tanta nonchalance ad esempio, dicono che il vaccino è sperimentale e per questo non si deve fare. Tante volte si lascia correre, ma dovremmo farci tutti un esame di coscienza”;

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Il ruolo della scienza è stato fondamentale in questi due anni…
Ritengo di aver sempre raccontato, quando mi è stato chiesto, lo stato dellA ricerca, con tutti i limiti della medicina. Ciò è legato a una constatazione che va mentalizzata una volte per tutte: la medicina rincorre la natura e non dà risposte immediate e instantanee. Le dà con ipotesi, errori, tentativi, prove e controprove. Le opinioni dei ricercatori possono essere talvolta divergenti, ma sono tutte elemento di discussione e di crescita. Comunicate senza filtro alla comunità in talk show non adeguati, possono creare difficoltà interpretative in chi le ascolta”;

vaccino covid
Vaccino anti Covid, quasi 10 milioni di italiani non hanno ricevuto neppure una dose (Getty Images)

È d’accordo con la co-vaccinazione, cioè a somministrare insieme il vaccino anti-Covid e quello antinfluenzale?
Dal punto di vista della praticità sarebbe più efficace e comodo, soprattutto perché i soggetti fragili che fanno la terza dose hanno esigenze di copertura anche per l’influenza. Abbiamo somministrato 15 miliardi di dosi di vaccini e gli eventi avversi sono conosciuti. Vedo la co-vaccinazione assolutamente fattibile, anche perché già si fa col vaccino antinfluenzale. Quest’ultimo viene proposto con due iniezioni distinte, con il vaccino contro lo pneumococco o con l’herpes zoster, sempre dedicato alla fascia degli anziani”;

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Secondo gli studiosi Sarah Gilbert e John Bell, protagonisti dello sviluppo del vaccino che è stato prodotto da Astrazeneca, nella prossima primavera il Covid-19 potrebbe ridursi a un comune raffreddore. È d’accordo?
Credo che la pandemia stia evolvendo. Le ondate principali sono passate. Per questo inverno dovremo ancora stare attenti ed essere prudenti, per gestire la situazione. Potremmo avere dei rilanci per il ritorno al lavoro in presenza e per le condizioni ambientali, ma è probabile che dalla prossima primavera, il virus diventi sempre meno fastidioso per i propri ospiti”;

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Dopo la categoria dei fragili, crede che le terze dosi dovranno essere somministrate anche al resto della popolazione?
Premetto che si assiste a un calo della risposta con le prime due dosi, e anche nei soggetti guariti. Ma questo accade anche per chi fa il vaccino contro il morbillo e nel caso degli altri Coronavirus. Ma adesso dobbiamo innanzitutto pensare ai fragili. Poi dovremmo valutare cosa fare con la restante parte della popolazione in base alla situazione di questo inverno”.