Giancarlo Siani, non solo giornalista anticamorra, ma anche al fianco dei lavoratori

Essendo abituati a considerarlo il “giornalista – giornalista” anticamorra, questo lato di Siani è rimasto per anni in secondo piano, fino alla pubblicazione del libro “Giancarlo Siani. Il lavoro. Cronache del Novecento”,

Giancarlo Siani ha dedicato gran parte del suo lavoro giornalistico ai problemi del mondo del lavoro al Sud. In particolare ponendo l’attenzione sul fatto che mancando quest’ultimo, molti si avvicinassero alla camorra vedendo nella criminalità l’unica via per sopravvivere.

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Essendo abituati a considerarlo il “giornalista – giornalistaanticamorra, questo lato di Siani è rimasto per anni in secondo piano, fino alla pubblicazione del libro “Giancarlo Siani. Il lavoro. Cronache del Novecento”, edito da Iod Edizioni. Verrà presentato oggi, giovedì 23 settembre alle 18 presso l’Aula dei gruppi della Camera dei Deputati, dal fratello Paolo, che siede in Parlamento nelle file del Pd.

Giancarlo Siani - Foto di Fondazione Giancarlo Siani
Giancarlo Siani – Foto di Fondazione Giancarlo Siani

Pasquale Testa, fondatore della casa editrice Iod Edizioni, ha raccolto in un libro alcuni articoli attraverso i quali Giancarlo Siani ha dato voce agli operai napoletani, raccontando le loro condizioni e le dinamiche delle industrie degli anni Ottanta del Novecento. Il libro verrà presentato in occasione dell’anniversario della morte di Siani, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985 a 26 anni, con una vita davanti e prossimo ad essere assunto dal quotidiano Il Mattino.

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La prefazione del libro è scritta da Paolo Siani ed è stata pubblicata da Repubblica. Eccone uno stralcio: “Ogni tanto vado a sfogliare i volumi che raccolgono tutti gli articoli di Giancarlo, che avevo letto esattamente nei giorni in cui venivano pubblicati sulle pagine de Il Mattino o sulla rivista Il Lavoro nel Sud – si legge – la testata sindacale della Cisl napoletana, pubblicata dal 1979 al 1991, e diretta da Francesco Pinto. Giancarlo inizia a collaborare con la rivista nel maggio 1980, ed entra stabilmente nel comitato di redazione a partire dal novembre – dicembre dello stesso anno, al fianco di Brugno Bisogni, Guelfo Fiore e Giuseppe Petrocelli. Aveva ventuno anni. Rileggerli tanti anni dopo mi fa comprendere quanto Giancarlo si impegnasse nel suo lavoro, da precario, e quanto credesse in questo lavoro. Il giornalista aveva e ha tutt’oggi un ruolo importante per la nostra democrazia: deve contestualizzare le notizie e spiegarle al lettore in modo da fargli comprendere quello che accade nei territori. E Giancarlo, benché giovanissimo, svolgeva questo compito molto bene e con grande precisione”.