Green pass per i lavoratori: arriva il decreto, ma chi paga i tamponi?

Green pass per i lavoratori: arriva il decreto del governo per renderlo obbligatorio, ma chi pagherà il costo dei tamponi?

Il premier Mario Draghi (Getty Images)

Nessuno sconto, ma margini di discrezionalità per un accordo. Questa è la linea del governo Draghi dopo l’ultimo incontro con i sindacati sul tema del Green Pass esteso sia ai lavoratori della pubblica amministrazione che del settore privato, partita Iva comprese.

In giornata è atteso un decreto unico che fisserà norme e paletti al via tra meno di un mese. Indicativamente da metà ottobre almeno sino al 31 dicembre 2021 quando,  monitorando l’andamento dei contagi in Italia, lo stato d’emergenza potrebbe essere revocato. Ma sullo sfondo resta il problema, evidenziato dai sindacati dei costi: chi pagherà i tamponi obbligatori per i non vaccinati?

La regola è chiara, per tutti: gli oltre 4 milioni di dipendenti ancora senza Green Pass non potranno entrare in ufficio o in azienda e saranno rimandati a casa con modalità per ora differenti. Nel settore pubblico sarà seguito il modello già applicato con la scuola, cioé sospensione dal lavoro e dallo stipendio dopo 5 giorni di assenza senza certificazione. Nel privato invece la sospensione dovrebbe partire dal primo giorno. E rimangono le sanzioni amministrative da un minimo di 400 a 1.000 euro per chi lavora senza certificato.

Bollettino Covid del 18 luglio
Green pass per i lavoratori: problema tamponi (Getty Images)

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Green pass per i lavoratori: tampone obbligatorio ogni 2 giorni per i non vaccinati, chi pagherà?

Maurizio Landini, leader della Cgil, nell’ultimo incontro con il governo ha ribadito la necessità dell’obbligo di vaccino. Oppure comunque, che, in alternativa, essendo obbligatorio il tampone di controllo quei costi non gravino sul lavoratore perché non spetta a lui garantire i costi della sicurezza sul lavoro.

Il governo invece insiste per proporre tamponi a prezzi calmierati, per un massimo di 15 euro a tampone anche se ci sono posizioni differenti. Matteo Salvini infatti è per la gratuità. E non è un problema da poco: chi continuerà a non voler5si vaccinare dovrà farne uno ogni 2 giorni e anche se dovessero essere abbassati i prezzi, potrebbe pagare non meno di 150 euro al mese.

Maurizio Landini (Getty Images)

Ma il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, è stato chiaro: non è possibile caricare quei costi, figli di una scelta individuale, sull’intera collettività. Una prima vittoria però i sindacati l’hanno ottenuta: è infatti in previsione una norma che vieterà alle aziende di licenziare i dipendenti per mancata vaccinazione.