Jean-Paul Belmondo: addio al “magnifico” del cinema mondiale

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Si è spento serenamente nella sua casa di Parigi a 88 anni, così come riporta France Press. Jean-Paul Belmondo era qualcosa di più di un attore: era un’icona, una maschera del cinema francese ben presto “esportata” nelle sale di tutto il mondo. Sornione, malandrino, irriverente: Jean-Paul Belmondo è passato alla storia come “le magnifique” e il “brutto più affascinante del cinema francese”. Colui che contendeva ad Alain Delon lo scettro di divo della settima arte transalpina.

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Sangue italiano nelle vene (suo padre era Paolo Raimondo, scultore di una certa fama sul finire dell’Ottocento), Belmondo comincia a recitare in quelli che oggi definiremmo film di serie B. Pellicole non troppo memorabili, fino a che nel 1958 non incontra il regista Claude Chabrol recitando nel film “A doppia mandata”. Ma è Jean-Luc Godard, nel 1960, a cambiargli la vita e la carriera: “Le magnifique” ottiene un ruolo da protagonista in “Fino all’ultimo respiro”, una delle pellicole-manifesto della Nouvelle Vague francese. Una parte che gli assicurerà un posto nell’empireo degli attori europei e mondiali.

Così diverso dal suo “divo gemello” Alain Delon, che giocava a fare il bel tenebroso, Belmondo colpiva per la sua simpatia e il suo istrionismo, sempre pronto a stupire sul set come sullo schermo. Il legame con l’Italia, oltre che per via paterna, si afferma anche per alcune pellicole in cui recitò, come “La Ciociara” di Vittorio De Sica e “La Viaccia” di Mauro Bolognini. Noto anche per essere un impenitente bon-vivant, storiche furono le sue relazioni con Ursula Andress e Laura Antonelli, facendone il personaggio perfetto anche per i rotocalchi dell’epoca. Un artista sempre sospeso fra cinema di puro intrattenimento e firme d’autore. Capace di stupire e colpire un ogni ruolo gli fosse affidato.

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