Stop allo smart working nella pubblica amministrazione, Brunetta conferma: «Resterà al 15%»

Il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, intervenendo a Cernobbio al Forum Ambrosetti delinea il futuro del lavoro da casa per i dipendenti pubblici

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renato brunetta
Renato Brunetta (Getty Images)

Lo smart working nella pubblica amministrazione potrebbe avere le ore contate, lo ha confermato il ministro Renato Brunetta intervenuto a Cernobbio al Forum Ambrosetti. «Resterà per una quota fino al 15%» precisa il ministro, ricordando che su 3,2 milioni di dipendenti della PA la maggioranza ha continuato a lavorare sempre in presenza come nella sanità e tra le forze dell’ordine.

Alla vigilia della ripresa -in presenza- dell’anno scolastico, la campagna vaccinale che ha raggiunto numeri importanti e la diffusione del green pass rendono necessario il ritorno in ufficio anche di tutti quei dipendenti che hanno svolto le proprie mansioni da remoto a partire dal lockdown del 2020.

Almeno, questi sono gli intendimenti di Brunetta, che ricorda anche come il Paese registri tassi di crescita pari al 6 per cento. «Dentro questa crescita ci sono consumi, investimenti, produzione industriale, esportazioni -sottolinea il ministro- C’è un Paese che comincia ad avere un metabolismo forte e dinamico dopo il lockdown. La burocrazia è altrettanto importante per lo sviluppo».

Smaltire l’arretrato della Pubblica Amministrazione

La necessità di tornare alla scrivania del proprio ufficio serve a far fronte alla miriade di pratiche arretrare accumulate tra lockdown e smart working. A dare manforte, su questo fronte, arriveranno le nuove assunzioni nella pubblica amministrazione previste dal decreto legge sul reclutamento convertito dal Parlamento ad agosto.

Sblocco del turn over e fondi del Pnrr permetteranno di assumere migliaia di nuove risorse in settori chiave come Infrastrutture e Giustizia: «Se si assumono 100mila giovani, li facciamo lavorare in smart working? Suvvia!» chiosa Brunetta.

Le conquiste dello smart working

L’epoca dello smart working, però, ha lasciato anche qualcosa di buono secondo il ministro Brunetta. Molti incontri e riunioni si potranno svolgere da remoto d’ora in avanti, proprio grazie alle competenze acquisite forzatamente durante la pandemia. «Per esempio: una conferenza dei servizi con 15 amministrazioni si potrà fare ancora da remoto, ma stando ognuno nel suo ufficio, in maniera efficiente e con gli strumenti dedicati, non da casa…».

Più diritti a chi lavora da casa

Il ritorno al lavoro in presenza nella pubblica amministrazione è necessario anche per mettere fine all’improvvisazione con cui lo si è svolto fino a oggi lo smart working: scarsa regolamentazione contrattuale, sicurezza informatica messa a rischio e diritto alla disconnessione non rispettato. «Non c’è stata neppure nessuna piattaforma ufficiale di tipo informatico, digitale. È stato uno smart working all’italiana. Condotto con grande intelligenza e talvolta abnegazione, ma senza adeguate infrastrutture e senza regole contrattuali» spiega Brunetta.

Lo smart working resta al 15%

Lo smart working non sarà cancellato del tutto, nelle previsioni del ministro resterà una quota del 15 per cento di dipendenti della PA che potranno continuare a lavorare da remoto. Entro due mesi, Brunetta prevede che saranno definite regole precise su come svolgere questo lavoro agile da casa: misura della produttività e dei risultati, ma anche garanzie su disconnessione e rispetto delle norme sulla sicurezza del posto di lavoro.

Serve anche una piattaforma informatica comune per la gestione dello smart working nella pubblica amministrazione. Nelle idee del ministro, sarà una struttura unica che permetta di non replicare quanto successo con Dad, ovvero che ogni classe la facesse a modo suo.

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