Afghanistan, le donne scendono in piazza a poche ore dall’annuncio del nuovo governo

Alcune decine di donne afghane hanno deciso di scendere in piazza ad Herat per chiedere ai talebani di essere incluse nelle consultazioni per la formazione del nuovo governo

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Il rappresentante Talebani Doha
Abdul Ghani Baradar a Doha (Getty Images)

Nell’Afghanistan dei talebani si alza la voce delle donne che nonostante la paura e il rischio di violenze da parte degli studenti coranici, ieri sono scese in piazza per rivendicare il loro diritto a lavorare e richiedere allo stesso tempo di avere un ruolo nella formazione del nuovo governo.

Erano una cinquantina le donne afghane che ieri hanno protestato nella città di Herat, scendendo in strada  e mostrando cartelli con su scritto in inglese: “Nessun governo può sopravvivere senza il sostegno delle donne” e ancora, “Istruzione, lavoro, sicurezza sono nostri diritti inalienabili” per i quali “siamo unite”. Una dimostrazione per nulla scontata visto anche il clima che si respira da giorni nel Paese, dopo il ritiro del contingente internazionale.

La formazione del nuovo governo talebano

Usa e Talebani accordo di pace Doha
Usa e Talebani firmato storico accordo di pace a Doha (Getty Images)

Una delle organizzatrici della protesta, Basira Taheri, ha ufficialmente chiesto ai talebani di includere le donne nel nuovo esecutivo e di non relegarle ai margini della società, come accaduto nel periodo tra il 1996 e il 2001, quando l’oscurantismo e la violenza del regime degli studenti coranici aveva completamente escluso le donne da qualsiasi forma di vita sociale: “Vogliamo che i talebani tengano consultazioni con noi, ma al momento non vediamo donne nelle loro riunioni”, ha sottolineato l’attivista afghana.

Nel frattempo  fonti talebane hanno dichiarato al sito India Today che l’annuncio del nuovo governo potrebbe arrivare già nella giornata di oggi, e con ogni probabilità sarà Mullah Baradar a guidare l’esecutivo, lo stesso che l’amministrazione Trump liberò nel 2018 affinché potesse condurre i negoziati di Doha per conto del regime talebano.

 

 

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