Terza dose vaccino, Massimo Galli a iNews24: “Non è urgente, vi spiego perché”

Secondo il direttore della Clinica Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, prima di decidere se fare o meno la terza dose, ci sarebbe stato bisogno di aspettare studi più approfonditi.

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Massimo Galli, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, interviene ai microfoni di iNews24 per fare il punto della situazione sulla pandemia da Sars-CoV-2.

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Professore, Moderna ha presentato alla Fda americana i dati per la valutazione della terza dose di vaccino contro il Covid per avere l’autorizzazione. È in corso però un dibattito sull’utilità di quest’ultima, mentre alcuni Paesi si stanno già organizzando. Anche Ema ed Ecdc, in un comunicato congiunto, hanno fatto sapere che la somministrazione della terza dose “non è urgente”, tranne che per le “persone con un sistema immunitario gravemente indebolito”. Qual è la sua posizione?
Certo che non è urgente. Ci sono due visioni diverse. Una vede prevalere il criterio della sanità pubblica, secondo il quale si deciderebbe di somministrare la terza dose perché non si è certi che due bastino. L’altro approccio considera le caratteristiche individuali dei vaccinati, in particolare di chi ha malattie autoimmuni, o è stato sottoposto a terapie pesanti tra cui le chemio, che limitano la risposta immune, e una parte degli anziani. Secondo questa visione si potrebbe decidere di somministrare la terza dose a determinate categorie, ma in molte situazioni si dovrebbe decidere di valutare “ad personam”, in base agli individui e alla loro risposta al vaccino. Tutto questo comunque, sarebbe stato meritevole di studi un po’ più approfonditi”;

Quindi non è d’accordo a somministrare la terza dose a chi ha risposto bene alle prime due?
Fare una terza dose a chi ha risposto benissimo? Su questo dovrebbero convincermi, anche perché più si studia, più ci si accorge che in una parte importante delle persone la risposta al vaccino dura piuttosto a lungo”;

covid Galli
Covid, le parole del virologo Massimo Galli (Foto: Facebook)

La Commissione affari sociali ha approvato un emendamento che prevede la validità del green pass di 12 mesi…
Fu stabilita la durata di 9 mesi in maniera del tutto burocratica e altrettanto si sta facendo adesso”;

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Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, nella trasmissione L’Italia s’è Desta di Radio Cusano Campus ha spiegato che potremmo dover fare più richiami al vaccino, salvo che il virus non muti diventando un semplice raffreddore…
Questo è possibile. Se nei Paesi industrializzati, come ha previsto Fauci, lo scenario si avvia a un ridimensionamento progressivo del virus entro un anno, è evidente che non ci sarà la stessa situazione negli Stati in cui i vaccinati sono l’1% o il 10%. Lì la storia di questo virus rischia di essere più articolata e ci troveremo a dover fronteggiare altre varianti. Questo, di conseguenza, potrebbe configurare l’eventualità di dover fare i richiami con i vaccini aggiornati in base alle varianti. Comunque è uno scenario ipotetico”;

Quindi, per evitare questo scenario, bisognerebbe che i Paesi sottosviluppati si vaccinassero…
È necessario. Nei Paesi poveri però, Pfizer e Moderna hanno scarsa possibilità di essere funzionalmente somministrabili perché lì è complicato conservarli a basse temperature. Moltissimi Paesi che stanno utilizzando i vaccini cinesi invece, hanno cominciato a puntarci di meno quando si sono resi conto che i risultati sono poco ottimali. Questo pesa sul fatto che anche in questo senso, quella che poteva essere una via per vaccinare il mondo non sta funzionando”;

Vaccino Pfizer
Foto di archivio – Getty Images

Qual è la strada?
Dovremmo produrre vaccini che abbiano efficacia rilevante e non abbiano il problema della catena del freddo. Anche Astrazeneca e Johnson & Johnson funzionerebbero più efficientemente, ma in una situazione come questa non ci si può accontentare in termini di risultati”;

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Professore, oggi, giovedì 2 settembre, si contano 6761 nuovi casi in Italia, contro i 6503 di ieri. 62 vittime rispetto alle 69 di ieri e 555 ricoveri in terapia intensiva (ieri 540), mentre i ricoverati in reparti ordinari sono 4205 (contro i 4231 di ieri). Sono infine 49 gli ingressi in ospedale. Qual è la sua analisi della situazione?
Se guardiamo i numeri dell’anno scorso in questo periodo, ci potremmo spaventare perché questi sono peggiori. Però dobbiamo considerare la grande quantità di vaccinati, che permetterà di non avere un’ondata come quella dell’anno scorso. La situazione non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella del 2020. Resta il fatto che la variante Delta è molto invasiva, pervasiva e diffusiva e il numero di casi ufficializzati con tampone, forse è assai inferiore al numero reale”;

Cosa intende dire?
Il Covid è diffuso soprattutto tra persone non vaccinate, giovani e giovanissime che non hanno infezioni sintomatiche, e per questo non fanno un test. In altri casi il periodo dell’anno e il timore di finire in quarantena potrebbero aver indotto molti a non sottoporsi al tampone pur avendo avuto contatti con persone infettate. Circostante del genere sono all’ordine del giorno. In ogni caso il numero di infetti supera certamente il numero di riscontri effettivi e questo non fa presagire una facile ripresa, soprattutto in vista della riapertura delle scuole e in generale la ripresa delle attività industriali ed economiche, potremmo ritrovarci con un ulteriore aumento del numero delle infezioni”;

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Ecco cosa potrebbe succedere il prossimo anno scolastico (Getty Images)

Secondo lei questo avverrà in tutte le Regioni?
È improbabile che ci troveremo ad avere una grande pressione sugli ospedali, tranne che nelle Regioni in cui il numero degli ultracinquantenni vaccinati è più basso. È ovvio che l’aumento del numero degli infettati potrebbe comportare anche l’aumento dei casi gravi in fasce di età che di solito non vengono colpite gravemente, ma non avremo né gli ospedali intasati né i morti dell’anno scorso”;

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L’Oms sta indagando sulla variante Mu, identificata per la prima volta in Colombia e poi individuata in America Latina, ma anche in Europa. La sua incidenza a livello mondiale è allo 0,1%. Cosa si sa di questa variante, ad oggi?
Ancora molto poco. Il concetto di fondo è che possono emergere varianti a livello locale, ma bisogna vedere se abbiano o meno la capacità di imporsi sulla Delta. È tutto da vedere, ma sono considerazioni che possono essere smentite alla prova dei fatti”;

coprifuoco ricciardi
Walter Ricciardi – Foto di Getty Images

Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, ha spiegato come “con la variante Delta, che è contagiosissima, il Covid sta colpendo in maniera forte anche i bambini e ne stanno morendo, anche in Italia”. Paolo Rossi, immunologo e infettivologo pediatra dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, ha parlato di buoni risultati nelle cure dei bambini, grazie agli anticorpi monoclonali e dell’importanza di vaccinare i piccoli “fragili”.
Leviamoci dalla testa che questa malattia sia una passeggiata, anche nel caso dei bambini. La diffusione del Covid lascerà molti immuni, ma anche molti strascichi che non vorremmo avere e questo riguarda anche i bambini, gli adolescenti e i giovani. Non prendere questa infezione è quindi una gran cosa. Sono d’accordo sul vaccino ai bambini e vaccinerei quelli della mia famiglia. Penso la stessa cosa delle donne in gravidanza e che allattano. Per quanto riguarda i monoclonali ai bambini a rischio, dobbiamo fare una premessa. Un conto sono i monoclonali in terapia, un altro in profilassi. È opportuno che chi non può essere vaccinato, riceva la profilassi con i monoclonali, che gli eviterebbero di infettarsi”.

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