Durigon sempre più in bilico, la Lega studia un modo per sostituirlo evitando la mozione di sfiducia

Salvini e i vertici del partito cercano una exit strategy per il sottosegretario al Mef, Claudio Durigon, sempre più a rischio dopo le sue dichiarazioni sul parco di Latina da intitolare ad Arnaldo Mussolini. Cresce anche il pressing delle altre forze di maggioranza che si dicono pronte a votare la mozione di sfiducia nei suoi confronti.

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Claudio Durigon, foto da Facebook

Non accennano a placarsi le polemiche dovute alle dichiarazioni del sottosegretario Claudio Durigon, che il 4 agosto durante un comizio nella sua Latina aveva proposto di intitolare il parco Falcone e Borsellino alla memoria del fratello del duce, Arnaldo Mussolini.

E così, dopo venti giorni dalla proposta che ha scatenato le ire di Pd, M5s, Leu, Si e un pezzo di Forza Italia, ecco che anche il muro eretto da Salvini in difesa del suo sottosegretario inizia pian piano a sgretolarsi, come testimoniano le ultime uscite pubbliche di alcuni esponenti di spicco del Carroccio.

I dubbi di Salvini dopo l’incontro con Draghi

covid salvini
Matteo Salvini (Getty Images)

Lo stesso Salvini che fino a pochi giorni fa aveva sempre minimizzato l’accaduto, garantendo che “nella Lega non ci sono nostalgici del fascismo” ieri invece si è limitato a dire che “si vedrà nei prossimi giorni. Valuteremo nella massima serenità che cosa fare». Parole non casuali a maggior ragione perché arrivate dopo l’incontro con il premier Draghi, avvenuto lunedì pomeriggio.

Sullo sfondo il rischio sempre più concreto di una mozione di sfiducia che in questo caso potrebbe avere i numeri necessari in Parlamento, anche perché proprio nella Lega iniziano a percepirsi diversi malumori per l’imbarazzo causato dall’ex vicesegretario nazionale dell’Ugl.

Le parole di Giorgetti sul caso Durigon

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Giancarlo Giorgetti – ministro dello Sviluppo (Instagram)

Anche ieri, durante il meeting di CL a Rimini, il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, interpellato sul caso Durigon ha prima precisato che “un membro del governo si dimette o perché glielo chiede il presidente del Consiglio o il segretario del suo partito. O per una decisione di coscienza”, aggiungendo poi tuttavia che “quando si è investiti di responsabilità di governo bisogna essere molto attenti a quello che si fa”.

Dichiarazioni, quelle di Giorgetti, che evidenziano la necessità della Lega di uscire da questa impasse, evitando la mozione di sfiducia, ma allo stesso tempo cercando anche di evitare ulteriori figuracce al sottosegretario Durigon che, forte del suo ruolo al governo (“il papà di quota100” ) e della sua posizione nella Lega (uomo forte di Salvini nel Lazio), ha ribadito anche ieri la sua volontà di non dimettersi ”mai e poi mai”.

 

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