Afghanistan, parla un soldato sopravvissuto: “Ho visto morire sei compagni, i talebani di oggi sono militari ben addestrati”

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Ferdinando Buono è un militare italiano, ex paracadutista della brigata Folgore. Nel 2009 era in missione in Afghanistan, a Kabul, nella stessa Capitale che oggi è stata riconquistata dai talebani. Era a pochi passi dall’aeroporto, quando oltre 200 chili di tritolo nascosti in un’automobile fecero saltare in aria i due mezzi Lince su cui i soldati – lui compreso – viaggiavano. Un bilancio pesantissimo: sei militari italiani morti. Ferdinando ferito alla mano sinistra e colpito da un trauma all’orecchio, sullo stesso lato del corpo. Segni che porta ancora addosso.

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Ferdinando Buono ai tempi della sua missione in Afghanistan (iNews24)

Ferdinando ha trascorso più di un anno in Afghanistan. Conosce bene le persone del posto, gli usi, i costumi, la socialità. “Se fosse un Paese democratico – dice ai microfoni di iNews24.it – sarebbe protagonista di uno sviluppo velocissimo. Tutti i cooperanti che ho conosciuto io erano persone colte e che lavoravano senza sosta. Per questo fa male vedere le immagini che arrivano oggi da Kabul. Io lì ci ho lasciato davvero un pezzo di cuore.”

Mai sottovalutare i talebani: “Molti pensano a loro come dei ‘montanari’ ignoranti, ma non è così”

Ferdinando ci mostra una foto dell’attentato subito (iNews24.it)

L’ex paracadutista della Folgore ci parla del regime talebano: “Io sono arrivato nel 2009, quando l’Afghanistan era già zona di pace, nonostante l’attentato subito. Ciò che posso dirti, riguardo la mia esperienza, è che non bisogna sottovalutare in alcun modo i talebani. Molti pensano a loro come dei ‘montanari’ ignoranti, ma non è così: parliamo di gente che sa quello fa; che sa quando e come sparare. Dei militari molto ben addestrati, e per questo ancora più pericolosi.”

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Dopo vent’anni di “transizione democratica”, ora l’Afghanistan si ritrova al punto di partenza. Quello in cui era nel 2001: “Sì, ma non sono pentito di quello che abbiamo fatto. L’Italia non ha fallito e i nostri 53 soldati caduti non sono morti invano. Abbiamo portato un po’ di felicità a quelle persone. Li abbiamo aiutati in ogni modo: cibo, acqua, vaccini per il bestiame, ospedali. Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con la popolazione locale. Per questo: spero un giorno di ritrovare un Paese libero. Così come lo era negli anni ’70.”

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