Afghanistan, Del Mastro (Fdi) a iNews24: “La foto di Di Maio spiaggiato mentre Kabul brucia è qualcosa di imbarazzante”

Il deputato di Fdi, Andrea Del Mastro Delle Vedove, critica l’atteggiamento del governo italiano nella gestione della crisi afghana: “Come è possibile che il ministro degli Esteri e quello della Difesa non fossero a conoscenza della reale situazione”. Nessun dubbio sul fallimento della missione e sulle possibili conseguenze: “Abbiamo replicato il disastro dell’Iraq, ora l’Afghanistan corre seriamente il rischio di diventare un nuovo hub del terrorismo internazionale”

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Andrea Delmastro Delle Vedove (via WebSource)

La situazione in Afghanistan è precipitata in poco più di una settimana. Dopo aver visto le immagini di questi giorni, qual è il suo giudizio sulla vicenda dal punto di vista politico e geopolitico?

“Dal punto di vista geopolitico è una tragedia del mondo euro-atlantico occidentale, laddove Russia e soprattutto Cina stanno già allungando le mani sull’Afghanistan, con la prosecuzione della Via della Seta e la garanzia degli investimenti cinesi in Pakistan. Sotto il profilo umano si tratta di un ulteriore dramma, d’altronde abbiamo tutti quanti  visto le scene degli afghani all’aeroporto di Kabul, immagini davvero poco edificanti per chi, sulla base del principio dei diritti umani aveva elaborato la dottrina di questo intervento militare. Dal punto di vista politico italiano invece, ci chiediamo come sia possibile che il ministro degli Esteri e quello della Difesa non fossero a conoscenza della reale situazione sul campo

Come si sarebbe dovuto intervenire?

“Nel giro di una settimana i talebani hanno conquistato tutto l’Afghanistan e notte tempo abbiamo trasferito la nostra ambasciata all’aeroporto di Kabul. Abbiamo ordinato di bruciare i documenti sensibili e abbiamo perso per strada centinaia di collaboratori, interpreti e tutti coloro che, in un modo o nell’altro avevano collaborato con l’esercito italiano, lasciandoli in balia dell’integralismo islamico. La questione dei collaboratori e degli interpreti è molto grave, perché fino a qualche giorno fa seguivamo ancora le lungaggini burocratiche dei visti, e solo pochi giorni fa è finalmente passata l’idea del lasciapassare, un’idea che invece Fratelli d’Italia invocava da tempo. Uno Stato serio non può lasciare in mano all’integralismo islamico coloro che fino a ieri hanno aiutato l’esercito italiano ad operare nella maggior sicurezza possibile in un contesto difficile e sanguinario come quello afghano”

Le scelte del ministero della Difesa e della Farnesina

coprifuoco di maio
il ministro Luigi Di Maio (Getty Images)

Sarebbe bastato muoversi prima quindi?

“Certo, ma il problema è che invece sono state assunte delle scelte improvvide, sbagliate e intempestive, coronate come ciliegina sulla torta da quella foto, che probabilmente non vorrà dire nulla, ma che comunque è rappresentativa di un certo modo di lavorare. Mi riferisco alla foto di Di Maio spiaggiato mentre l’Afghanistan brucia. Qualcosa di a dir poco imbarazzante

Ha parlato di una sconfitta euro-atlantica, c’è da dire però che negli ultimi venti anni tutti i governi e tutti i partiti che ne facevano parte hanno votato il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan

“Non c’ è dubbio, il problema infatti è che in questi venti anni non siamo riusciti  a costruire una solida alternativa ai talebani sul campo, e dall’altra parte che questa precipitosa e rovinosa fuga puzza di “si salvi chi può” . Con grande senso di realismo politico mi rendo anche conto però che, se improvvidamente e sciaguratamente il presidente degli Usa decide di ritirarsi, diventa difficile che le cancellerie europee, in assenza di un esercito comune e di una politica di difesa comune, riescano a rimanere sul campo, ma anche le exit strategy possono essere meno precipitose e dimostrare più dignità. C’è da dire che, purtroppo, gli ultimi giorni sono stati veramente un florilegio di immagini devastanti per l’onore dell’Italia e delle cancellerie europee”

Tra l’altro una scena del genere era già accaduta, quando i militari Usa abbandonarono l’Iraq e da lì a breve sorse lo Stato islamico che in pochi mesi conquistò mezzo Iraq e due terzi del territorio siriano…

“È vero, e infatti siamo riusciti a replicare quel disastro. I talebani tra l’altro avevano un rapporto con la jihad islamica molto particolare e oggi, per quanto vogliano confrontarsi con la comunità internazionale, sono anche galvanizzati da questa sorta di guerra di resistenza vinta, per la quale l’Afghanistan corre seriamente il rischio di diventare un nuovo hub del terrorismo internazionale

Il dramma umanitario e il futuro dell’Afghanistan

Afghanistan
Afghanistan (Getty Images)

Venti anni fa però il governo dei talebani era riconosciuto solo da tre Paesi Arabia Saudita, Emirati arabi uniti e Pakistan. Oggi invece, dopo gli accordi di Doha, i talebani  hanno invece tutta un’altra credibilità internazionale, secondo lei è ammissibile tutto questo?

“Credo che il tentativo di dialogare con i talebani sia avvenuto una volta che ci si è resi conto che ormai la partita era aperta. Non so dove condurrà tutto questo, ma sono pienamente convinto che sarà molto difficile riuscire a dialogare con quel mondo, anzi, per paradosso oggi probabilmente è più difficile di quanto non sia stato ieri, soprattutto dopo che siamo stati noi ad invocare quello scontro di civiltà per garantire i diritti umani di donne e bambini. Farlo oggi, dopo esserci ritirati da questa guerra, rende tutto più difficile”

Prima ha fatto riferimento ai collaboratori ed interpreti dell’esercito italiano, e la popolazione civile in fuga?

“Si tratta di un problema enorme di cui l’Europa dovrà farsi carico. I corridoi umanitari sono l’ennesima presa in giro alla popolazione e rappresentano solo il tentativo di esistere con qualche tweet o qualche comunicato stampa da parte di qualche politicante, ma non rendono giustizia alla tragedia di quelle persone che per fuggire si attaccano e cadono dagli aerei in volo”

Può spiegarsi meglio?

“I corridoi umanitari, da che mondo e mondo, si fanno con le autorità statali del luogo, e di grazia, lei mi sa spiegare chi sarebbero in questo momento i rappresentanti dell’entità statale afghana? I corridoi umanitari altro non sono che l’esigenza occidentale di avere 30 secondi di gloria con un tweet, ma in realtà  sono solo l’ennesima presa in giro della popolazione afghana, in particolar modo di coloro che ci hanno aiutato, perché in questo modo verrebbero immediatamente identificati e sterminati dai talebani. È molto semplice, dare una lista con dei nomi per i corridoi umanitari alle autorità talebane in questo momento, equivale a consegnare una vera e propria lista di proscrizione, che per queste persone rappresenterebbe unicamente una condanna”

 

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