Conte capo politico del Movimento 5 Stelle, è già scontro con Beppe Grillo sulle elezioni comunali

Il neo-eletto capo politico Giuseppe Conte, ha davanti a sé la sfida di riformare il Movimento 5 Stelle prima di arrivare alle elezioni comunali e alla scelta del Presidente della Repubblica

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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (Getty Images)

Un plebiscito di voti ha confermato Giuseppe Conte leader politico del Movimento 5 Stelle. È il 3 agosto quando il 92,8% degli iscritti a Skyvote -l’erede della piattaforma Rousseau- dà all’ex-presidente del Consiglio il via libera per guidare i pentastellati nella lunga transizione che li attende.

Un Movimento fondato da Beppe Grillo, ma senza Beppe Grillo. Le ferite dello scontro tra il padre spirituale e Giuseppe Conte sul nuovo statuto sono ancora aperte, tanto che il comico genovese non ha nemmeno fatto pubblicamente i complimenti all’avvocato ‘degli italiani’ per la nomina ricevuta.

Quella che si profila è una spaccatura interna al Movimento. Da una parte, l’ala governativa fedele a Giuseppe Conte e alla squadra che sta mettendo in piedi con Chiara Appendino vicepresidente. Dall’altra, il comitato di garanzia che risponde direttamente a Beppe Grillo e agli storici volti del M5s, Luigi Di Maio e Roberto Fico.

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Giuseppe Conte e Lucia Azzolina (Getty)

Il feeling tra M5s e Pd

D’altronde, il modello a cui si ispira l’ex-presidente del Consiglio è quello di un grande partito riformista di centrosinista simile al Partito Democratico. Non a caso, se Beppe Grillo non si è complimentato con Conte, ci ha penato il segretario del Pd Enrico Letta a farlo con un tweet che gli è valso una valanga di commenti negativi, anche da parte dei vertici del Nazareno.

La vicinanza tra Letta e Conte non è cosa nuova, ma per mettere un argine a questa ‘deriva a sinistra’ del Movimento si è deciso di non far partecipare il capo politico alle feste dell’Unità a cui era stato invitato fino a ottobre. Anche nel Pd, infatti, temono che l’elettorato dem possa lasciarsi affascinare dal capo dei pentastellati.

Mark Rutte e Giuseppe Conte (Getty Images)

La squadra di governo di Giuseppe Conte

Intanto, Giuseppe Conte si dedica alla costruzione del suo Movimento preparando non soltanto la squadra di governo, ma anche la scuola politica di ‘partito’ da affidare a quel Luca Di Donna, avvocato amico del suo mentore Guido Alpha, che già ha svolto un ruolo cruciale nella stesura del nuovo statuto e che ora si sta dedicando anche alle liste per le elezioni comunali di ottobre.

Nell’organigramma che ha in mentre l’ex-presidente del Consiglio, oltre alla già citata Appendino, dovrebbero esserci in ruolo di vice anche la senatrice Paola Taverna, l’ex-sottosegretario Mario Turco e gli emergenti Michele Gubitosa e Riccardo Ricciardi.

Giuseppe Conte e Vladimir Putin (Getty Images)

Le elezioni comunali

La tornata elettorale potrebbe essere un grosso ostacolo per il neo-leader del Movimento, visto che i sondaggi danno i pentastellati sotto il 12% a livello nazionale. Un risultato magro alle elezioni pregiudicherebbe anche la capacità di Conte di incidere sulla scelta del successore di Sergio Mattarella al Quirinale.

Il nuovo Presidente della Repubblica

Tra sei mesi si terrà l’elezione del Presidente della Repubblica e personaggi del calibro di Di Maio potrebbero far pesare le proprie relazioni nel Palazzo e col centrodestra per tornare a far sentire la propria voce dentro al Movimento.

Per questo, Conte ha fretta di stilare liste elettorali solide e un programma di governo valido in vista della possibilità che sia proprio Mario Draghi a succedere a Mattarella al Quirinale.

Più l’attuale presidente del Consiglio resta a Palazzo Chigi, infatti, e più si consuma la residua popolarità di cui gode Conte e che lui vorrebbe sfruttare alle elezioni nazionali da tenersi non più tardi del 2022.

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (Getty Images)

Il rischio scissione

Tutto questo sempre che il Movimento non si spacchi definitivamente a causa della deriva a sinistra di Conte. Già la sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha fatto trapelare di essere furiosa sia per lo scarso interesse che il capo politico sta dimostrando per la campagna elettorale nella Capitale, sia per le indiscrezioni su un accordo col candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri per sostenerlo in caso di ballottaggio.

Alla Raggi potrebbero aggiungersi più di una decina di parlamentari che lascerebbero il Movimento per confluire in Alternativa c’è o nel Gruppo Misto con gli altri espulsi e delusi come Barbara Lezzi e Nicola Morra. Non a caso, la prima promessa di Giuseppe Conte e di mettere mano alla Riforma della Giustizia. E il plebiscito di agosto rischia di tramutarsi nella Caporetto di febbraio.

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