Chi è Abdul Baradar, il leader talebano che presiederà il governo di Kabul

Stratega militare e protagonista della cacciata sovietica, il mullah Baradar venne arrestato nel 2010, ma l’amministrazione Trump lo liberò per partecipare agli accordi di Doha

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Il rappresentante Talebani Doha
Abdul Ghani Baradar a Doha (Getty Images)

Dopo la presa di Kabul sarà quasi certamente Abdul Ghani Baradar il candidato più papabile tra i leader talebani a presiedere il governo di transizione afghano. L’ingresso delle milizie islamiste nella capitale, contemporaneamente al suo spostamento da Doha verso Kabul, segnano inequivocabilmente la disfatta occidentale e la sottomissione dell’Afghanistan a quello stesso regime che solo 20 anni fa aveva scandalizzato il mondo intero.

La vita di Abdul Ghani Baradar rispecchia in un certo senso  quella che è stata la storia dell’Afghanistan negli ultimi decenni. Nato nel 1968 nella provincia di Uruzgan, prese parte come combattente mujaheddin alla resistenza contro l’esercito sovietico durante gli anni ’80, fino al crollo della Repubblica democratica dell’Afghanistan, avvenuta nel 1992. Insieme al Mullah Omar, suo ex comandante e presunto cognato, Baradar fondò il movimento dei talebani, riunendo intorno a sé giovani studenti coranici dediti ad un‘interpretazione dell’Islam radicale e con l’obiettivo di istituire nel Paese un emirato di stampo teocratico.

Dopo 4 anni di guerra civile, grazie anche all’abilità militare di Abdul Ghani Baradar, i talebani riuscirono a prendere il potere nel 1996 e ad imporre il controllo su gran parte del Paese, nonostante all’epoca il loro governo fosse riconosciuto soltanto da tre nazioni: Pakistan, Eau e Arabia saudita.

L’arresto e la liberazione del leader talebano

Usa e Talebani accordo di pace Doha
Usa e Talebani firmato storico accordo di pace a Doha (Getty Images)

Dopo l’11 settembre 2001 e l’attacco della coalizione internazionale all‘Afghanistan, reo di ospitare il principe del terrore saudita, Osama Bin Laden, Baradar si diede alla fuga mantenendo comunque il ruolo di leader dell’ala della Quetta Shura, la leadership dei talebani in esilio.

Dopo una lunga latitanza, venne arrestato nel 2010 per mano dell’Isi (l’Inter-Services Intelligence )  a Karachi, in Pakistan, sotto mandato dell’amministrazione Obama, ma 8 anni dopo l’inviato di Donald Trump, Zalmay Khalilzad, chiese e ottenne dal governo di Islamabad il suo rilascio, affinché potesse condurre i negoziati di Doha, in Qatar, partecipando alla spartizione del territorio afghano in rappresentanza del regime talebano. Una mossa che da lì a breve avrebbe creato le condizioni per la riconquista degli islamisti.

Il ritiro occidentale e la riconquista dei talebani

italia afghanistan
Dopo quasi 20 anni di missione, l’Italia lascia l’Afghanistan (Getty Images)

E proprio in un video pubblicato dalla Bbc, e diffuso poche ore dopo la presa della capitale, Abdul Ghani Baradar ha fatto sapere che “ora è il momento di provvedere al popolo afghano e migliorare le loro vite” “Ora è il momento della prova, daremo servizi alla nostra nazione, daremo serenità a tutta la nazione, andremo il più lontano possibile per il miglioramento delle loro vite “- ha dichiarato Baradar, in un annuncio che stride terribilmente con le immagini a cui stiano assistendo in questi giorni, con centinaia di migliaia di afghani che cercano disperatamente di fuggire da un Paese che, 20 anni dopo, sta per ripiombare in quello stesso oscurantismo e terrore al quale, in modo strumentale, l’Occidente aveva dichiarato guerra in nome della democrazia.

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