Green pass falsi, come difendersi dalla truffa online: i consigli del cyber-esperto Orlowski

L'esperto di big data racconta come funzionano le chat di Telegram in cui vengono venduti (e mai recapitati) e green pass falsi e quali sono i rischi della privacy.

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Su Telegram, a meno che non proteggiamo bene la nostra identità, i cybercriminali possono arrivare a generare una copia della sim, fino a rubare i conti correnti”. Alex Orlowski, fondatore e presidente di Water on Mars e ideatore di un tool di Big Data Analytics che permette di monitorare le reti sociali, grazie al suo lavoro ha scoperto come funzionano i gruppi in cui si assiste alla compravendita di green pass falsi. Ai microfoni di iNews24 spiega perché si deve stare attenti.

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Alex, come è venuto a conoscenza dei gruppi Telegram in cui si acquistavano green pass falsi?
Con la mia società mi occupo di big data e abbiamo creato dei tool che analizzano i social a partire da parole chiave. Utilizzando la key green pass, è venuta fuori l’esistenza di questi gruppi Telegram. Una volta fatto Join (entrati ndr.) abbiamo finto di volerne acquistare uno. Siamo stati contattati da uno degli amministratori, che da come scriveva sembrava italiano, e ci è stata fatta una richiesta di denaro. Per il pagamento si sono rifiutati di darci i dati PayPal e ci hanno chiesto di pagare, non in bitcoin ma con una ricarica Pay Safe Card”;

Alex Orlowski - Foto di www.alexorlowski.com
Alex Orlowski – Foto di www.alexorlowski.com

Dopo il pagamento viene spedito il green pass?
Da quello che ho visto, il green pass non viene mai spedito e anzi le persone che si lamentano per questo vengono anche minacciate. Chiedono loro un riscatto, cioè una somma di circa 350 euro in bitcoin, sotto il ricatto di denunciarli per aver chiesto un green pass falso e pubblicare nomi e codici fiscali”;

Ma anche se venisse spedito, come ha spiegato la polizia postale, il green pass falso non viene validato dall’app C19…
Ma hanno comunque incassato, per ora, 7372 dollari. Hanno ricevuto 24 transazioni da parte di persone che non vogliono vedere i loro nomi divulgati”;

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Ma quali tipologie di persone chiedono un green pass falso?
Questo non posso saperlo. Ma da quello che si è capito dalle lamentele per non aver ricevuto a casa il green pass, pare che ci siano gruppi di più persone, quindi è presumibile che si tratti di intere famiglie. Per i gruppi di persone vengono anche fatti sconti”;

Da quanto detto finora, emerge che non solo si rischia di veder divulgati i propri dati, ma anche di non ricevere mai il green pass. Quali sono gli altri rischi?
Il primo ovviamente è penale e riguarda sia chi lo vende sia chi lo acquista. Ma mettere i propri dati in mano e veri e propri cybercriminali, è un rischio elevatissimo. Su Telegram poi, a meno che non proteggiamo al meglio la nostra identità, è possibile anche generare una copia della sim card, fino ad arrivare a rubare i conti correnti. Dando i dati a queste persone, mettiamo la nostra vita nelle loro mani”;

green pass
Green Pass, tutte le novità a partire dal mese di settembre (Getty Images)

Questi gruppi esistono solo su Telegram o anche su altre app di messaggistica?
Non penso che esistano altrove. Telegram permette di cercare un gruppo inserendo un nome. Ho denunciato alla polizia spagnola, un gruppo su cui venivano venduti documenti falsi. Le carte di identità, i passaporti, le carte di credito, i permessi di residenza ecc, venivano rubate sui social, ad esempio su Facebook. Alcuni dei malcapitati avevano pubblicato una propria foto con in mano il documento”;

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Su Telegram poi, è difficile risalire all’identità delle persone?
È molto complesso e infatti redo che con l’operazione Fake Pass, la polizia di Stato abbia fatto un grande lavoro (nei giorni scorsi sono stati sequestrati 32 canali Telegram e 4 persone, tra cui 2 minori, sono indagate perché vendevano green pass falsi. Le indagini proseguono ndr.). Uno dei suoi fondatori Pavel Durov, come si sa, è stato sempre molto attento a non condividere i dati degli utenti ed è stato licenziato da Vk proprio perché non aveva voluto fornire i dati dei manifestanti ucraini alle agenzie di sicurezza russe. Ma c’è anche da dire che in alcuni casi i pagamenti, nel caso dei green pass falsi, venivano effettuati con PayPal, che rende facile risalire all’identità del proprietario”.

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