Covid, Vaia (Spallanzani) a iNews24: “Senza vaccini e misure di sicurezza ci aspetta un brutto autunno”

Secondo il direttore dello Spallanzani, i dati di oggi non sono affatto preoccupanti e la chiave di volta per uscire dalla pandemia sono le vaccinazioni.

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I dati di oggi, mercoledì 11 agosto, sui contagi, secondo Francesco Vaia, non devono preoccupare. “Ormai gravitiamo da più di un mese intorno a questi numeri e non cambia nulla. Sono numeri confortanti, ma dobbiamo continuare ad andare avanti con i vaccini“. Ai microfoni di iNews24, il direttore sanitario dell’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma.

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Secondo l’ultimo bollettino, sono 6.968 i nuovi contagi su 230.039 tamponi, 31 i morti nelle ultime 24 ore. Il tasso di positività è al 3%. Le terapie intensive aumentano di 15, mentre nei reparti ordinari siamo a +68. Sono dati preoccupanti?
Assolutamente no. Ormai gravitiamo da più di un mese intorno a questi numeri e non cambia nulla. I profeti di sciagure parlavano di 20-30mila contagi. I numeri sono confortanti, ma dobbiamo essere ambiziosi e puntare ad eliminare completamente i contagi. Quindi dobbiamo continuare ad andare avanti nella campagna di vaccinazione, non ci sono altre strade”;

Che autunno ci aspetta?
Uno buono, se spingeremo fino in fondo la campagna. La chiave di volta sta tutta nei vaccini. In più, dobbiamo assumere comportamenti responsabili. Se siamo al chiuso con persone che non conosciamo, dobbiamo indossare la mascherina. Consentiamoci tutto, ma con le misure di sicurezza, altrimenti ci aspetta un brutto autunno”;

Francesco Vaia - Foto di Twitter
Francesco Vaia – Foto di Twitter

Quali sono adesso le fasce di età o le categorie che andrebbero vaccinate per prime?
Quelle che già c’erano prima. I più deboli, le persone con ipertensione, i grandi obesi, i diabetici eccetera. Poi, oltre che sugli under 12 dobbiamo puntare sugli indecisi della fascia 50-60 anni, che sono ancora troppi e sono i figli della campagna di comunicazione sbagliata che c’è stata in primavera su Astrazeneca. L’opinione pubblica è stata disorientata ed oggi le persone che si ammalano gravemente e vanno in terapia intensiva sono proprio le non vaccinate di 50-60 anni. Ci sono sicuramente anche 80enni, ma sono tutti non vaccinati”;

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Come raggiungere gli italiani indecisi che non si sono ancora vaccinatI?
I no vax sono una minoranza e non mi preoccupano. Ma per gli indecisi non c’è uno strumento di convincimento. Ci sono i dati che stanno venendo fuori. Chi si ammala, rischia di andare in ospedale o in terapia intensiva. Allo Spallanzani, la terapia intensiva e sub-intensiva è piena di pazienti non vaccinati. Dobbiamo pensare che oltre ad ammalarci noi, facciamo ammalare anche i nostri cari. Ed è per questo che ho lanciato la campagna “Mi amo”;

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Istituto Spallanzani di Roma (Gettyimages)

Lei crede che con l’utilizzo del green pass si assisterà a una diminuzione dei contagi?
Il green pass è uno strumento premiale che ci fa conquistare maggiori spazi di socialità. Ci dice quanta gente è vaccinata e sta spingendo le persone a vaccinarsi. È però uno strumento, non un fine. Il fine è eliminare i contagi. Il green pass non va considerato come uno strumento di coercizione. Le persone collaborino per riacquisire lo spirito di solidarietà e collaborazione”;

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Professore, dal 16 agosto gli under 12 potranno vaccinarsi anche senza prenotazione. Sul vaccino ai bambini esistono varie opinioni contrastanti. C’è chi dice che non sono necessari, chi invece pensa che debbano essere vaccinati. Lei cosa ne pensa?
“Sugli over 12 siamo partiti già da tempo e come spesso è accaduto abbiamo fatto da apripista. Per quanto riguarda gli under 12 non sono favorevole. Il problema non è l’Rna, che restando nell’organismo fa nascere i bambini con la testa di elefante o altri problemi: questa è una questione medievale e non accade affatto. L’Rna scompare da poche ore a pochi giorni. Il problema è un altro. Ovvero che i vaccini possono avere effetti collaterali. E siccome è dimostrato dai dati esperienziali che i bambini sono contagiati poco, la bilancia si sposta tutta sul rischio e non sui benefici. Quindi non sono d’accordo, come non lo sono con le terze dosi in questo momento”;

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Come fare allora, ad organizzare le scuole?
Dobbiamo portare a vaccinare tutto il personale docente e non docente. È ormai dimostrato che il contagio non nasce a scuola, ma si porta. Se sono vaccinate le famiglie, i docenti, gli amministrativi, i ragazzi over 12 che maggiormente usufruiscono dei mezzi pubblici, non capisco perché vaccinare i bambini, che a scuola vanno accompagnati dai genitori. In questa fase mi sembra non ci siano le condizioni”;

Ha detto di non essere a favore della terza dose, perché?
Più che parlare di terza dose, dobbiamo portare fino in fondo la campagna vaccinale. Non dobbiamo distrarci su altre cose, anche perché dobbiamo ancora verificare quanto dura la copertura del vaccino, quanto persiste l’immunità e servono dati sulla memoria vaccinale. Non mi va di seguire gli interessi industriali, ma dobbiamo seguire quello che dice la comunità scientifica. Quando saremo pronti, sapremo se ci sarà o meno il bisogno di fare la terza dose”. 

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