Riforma Cartabia, la fiducia sulla Giustizia passa alla Camera dei Deputati. Crepe nel M5s

La Camera dei Deputati dà il via libera alla Riforma della Giustizia targata Marta Cartabia, attesa per il voto di fiducia in Senato

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corte cassazione morelli

La Camera ha approvato nella notte la fiducia sulla Riforma Cartabia della Giustizia con 462 sì contro 55 no sul primo articolo e 458 sì contro 46 no sul secondo. Ora il testo approda in senato, dove i contrasti e le spaccature registrate nel Movimento 5 Stelle potrebbero avere un peso decisivo. Sono tredici, infatti, gli assenti tra le fila dei deputati pentastellati che hanno disertato le votazioni.

Il leader in pectore del Movimento, l’ex-presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si era espresso sulla riforma poche ore prima del voto in aula: “Crediamo di aver raggiunto e aggiunto dei significativi miglioramenti, quindi i parlamentari del M5S daranno il loro voto ed esprimeremo compattezza”, aveva dichiarato ai cronisti a margine delle commemorazioni per i quarantuno anni dalla strage di Bologna.

Le critiche alla Riforma Cartabia

Dure le critiche mosse alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, dai banchi dell’Opposizione durante il dibattito sulla riforma che lei aveva definito “di tutti”. Gli ex-pentastellati passati nel nuovo gruppo parlamentare di L’Alternativa C’è accusano la Guardasigilli di mentire sul fatto che i reati di mafia non siano toccati dall’introduzione dell’improcedibilità in Appello e Cassazione. Lo dice chiaramente il deputato Francesco Forciniti, secondo cui il testo votato rappresenta “una corsa a ostacoli per i giudici d’Appello che dovranno motivare la particolare complessità del processo, contro cui i mafiosi potranno fare ricorso in Cassazione”.

Pesanti critiche anche da Fratelli d’Italia, secondo cui il ministro “manca di rispetto per la sacralità del Parlamento”. Soddisfazione, invece, tra i banchi del governo. La ministra degli Affari Regionali, Mariastella Gelmini, commenta così il voto alla Camera: “È un nostro merito se oggi non siamo più soli a difendere il garantismo, è grazie a 25 anni di battaglie. La Lega è arrivata sulle nostre posizioni. Lo stesso accadrà anche con FdI”.

Le modifiche alla Riforma Bonafede

La Riforma del Processo Penale della ministra Cartabia va a incidere su quella introdotta dall’ex-ministro pentastellato Alfonso Bonafede. In particolare, ripristina la prescrizione in secondo e terzo grado con l’introduzione dell’improcedibilità. I processi non potranno durare più di due anni in Appello e un anno in Cassazione, a meno che il giudice non conceda proroghe che possono far arrivare il procedimento a durare tre anni in Appello e un anno e sei mesi in Cassazione.

Esclusi dall’improcedibilità sono i reati di mafia, traffico di droga, violenza sessuale e terrorismo, per i quali le proroghe non hanno un limite definito. In tutti i casi, però, le proroghe potranno essere impugnate dagli imputati in Cassazione. Esclusi totalmente dal novero dei reati per cui vale l’improcedibilità sono quelli la cui pena prevista sia l’ergastolo.

Il regime transitorio della Riforma Cartabia

Il dibattito parlamentare ha portato a introdurre un regime transitorio alla Riforma della Giustizia, valido fino al 31 dicembre 2024. I termini di tutti i processi sono allungati, l’Appello può così arrivare a tre anni e la Cassazione a un anno e sei mesi, entrambi prorogabili una sola volta fino a un massimo di quattro anni in Appello e e due anni in Cassazione. La deve essere motivata dal giudice in base alla complessità del procedimento.

I reati previsti dal 416-bis del Codice penale, quelli cui si contesta l’aggravante mafiosa, nella fase transitoria possono durare fino a sei anni in Appello e tre anni in Cassazione. A partire dal 31 dicembre 2024, potranno essere concesse solo due proroghe, di un anno in Appello e sei mesi in Cassazione, motivate dal giudice.

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