Attacco hacker Regione Lazio, perché potrebbe venire dall’Italia? L’Analisi del generale in congedo Rapetto

Secondo l'ex generale della Guardia di Finanza, l'attacco hacker potrebbe provenire anche dall'Italia.

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Targare l’attacco con un indirizzo Ip straniero è un gioco che sanno fare anche i ragazzini. La provenienza straniera è semplicemente un’illusione”. Ai microfoni di iNews24, Umberto Rapetto, generale della Guardia di Finanza in congedo dal 2012, che ha lavorato nel Gruppo Anticrimine Tecnologico delle fiamme gialle. Secondo l’esperto informatico, l’attacco hacker subito dalla Regione Lazio, potrebbe provenire dall’Italia: “Internet non ha confini e ognuno può fare ponte con qualunque angolo del mondo, collegandosi a un server estero”.

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Può spiegare cosa è accaduto al sistema virtuale della Regione Lazio?
Stiamo assistendo a un’azione indebita che ha portato a criptografare un intero patrimonio informativo di dati, perché un ransomware ha messo totalmente fuori uso il sistema. Pirati informatici hanno acquisito il pieno controllo. Ransom in italiano vuol dire “riscatto”, quindi questo virus mira a generare una richiesta di denaro in cambio dei dati integri”;

Poteva essere previsto un attacco di questo tipo?
Il vero problema è che quello che è accaduto è la dimostrazione di una totale impreparazione. Ed è strano perché già un anno e mezzo fa l’ospedale San Raffaele a Milano era finito nelle mani di Anonymous e una cosa simile è successa allo Spallanzani. Il mondo della sanità è nel mirino perché può consentire grandi profitti e a scendere in campo sono aziende concorrenti a quelle che hanno fornito i vaccini, o i no vax che protestano contro lo strapotere delle multinazionali”;

Umberto Rapetto - Foto di Facebook
Umberto Rapetto – Foto di Facebook

Secondo gli inquirenti, l’attacco proverrebbe dall’estero…
Targare l’attacco con un indirizzo Ip straniero, è un gioco che sanno fare anche i ragazzini. La provenienza straniera è semplicemente un’illusione. Internet non ha confini e ognuno può fare ponte con qualunque angolo del mondo, collegandosi a un server estero”;

Sono a rischio i dati dei cittadini?
Sono stato contattato da persone che hanno competenze informatiche perché non riescono ad accedere ai loro fascicoli sanitari elettronici. Mi auguro che questo impedimento sia dovuto a un atteggiamento precauzionale”;

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Il sistema però al momento è stato spento, quindi salvo…
Spegnere il sistema significa premere il tasto “pausa”. Riaccendendolo il virus continuerà a infiltrarsi. Ma soprattutto è difficile pensare di spegnere un sistema da cui dipende il funzionamento della sanità. C’era da immaginare un insieme di procedure di emergenza per evitare che ci fosse la paralisi dei servizi da erogare e copie di salvataggio storicizzate e non solo quelle che vengono fatte online. Questo perché i ransomware colpiscono la macchina fino ai sistemi centrali e addirittura al cloud”;

Secondo lei come si potrebbe risolvere questa situazione?
Intanto bisognerebbe sapere cosa stanno davvero facendo. Penso che questa volta abbiano messo in campo competenze davvero adeguate e dovremmo farci un esame di coscienza per capire cosa non è stato fatto, quali coinvolgimenti non sono stati pianificati, quanta formazione non è stata fatta e quanta poca sensibilizzazione. Il discorso attuale è di una fragilità a livelli cronici che riguarda tutta la pubblica amministrazione”;

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Ma come è potuto accadere?
A qualcuno sono state rubate password e credenziali e chi sta agendo in questo momento lo fa come se fosse un amministratore di sistema”.

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