Il green pass serve davvero a far calare i contagi? L’allarme di Crisanti a iNews24

Secondo il direttore del Dipartimento di Microbiologia dell'Università di Padova, il metodo inglese di contenimento dei contagi, è il più efficace: “In molte zone d'Europa sono stati fatti disastri come in Italia”, aggiunge.

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Non credo che il green pass possa avere un grosso impatto sulla sanità pubblica. Ha sicuramente un effetto persuasivo che spingerà a vaccinarsi, ma non c’è alcuna dimostrazione scientifica che possa funzionare sul calo dei contagi”. Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, ritiene che il metodo inglese di contenimento dei contagi, sia il più efficace: “In molte zone d’Europa sono stati fatti disastri come in Italia”, aggiunge.

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Dal 6 agosto diventerà necessario il green pass. Crede che avrà un impatto positivo sull’andamento della pandemia?
Il green pass è una decisione politica. Ha implicazioni giuridiche ed etiche e non posso dare un giudizio. Per quanto riguarda il mio ambito però, non credo che possa avere un grosso impatto sulla sanità pubblica. Ha sicuramente un effetto persuasivo che spingerà a vaccinarsi, ma non c’è alcuna dimostrazione scientifica che possa funzionare sul calo dei contagi. Sui luoghi di lavoro poi, la trasmissione è già molto bassa. Ma il problema è che in Italia ci stiamo arrampicando sugli specchi”;

Cosa intende dire?
Non vogliamo fare la cosa che si sa che funziona. Cioè avere un sistema di sorveglianza che permetta di bloccare le trasmissioni, esattamente come fa il Regno Unito. Tutte le altre decisioni sono improvvisate”;

Ma il green pass non è stato adottato solo in Italia…
Anche nel resto d’Europa hanno fatto disastri finora. Con queste nuove varianti anche i vaccini hanno perso di efficacia, quindi dubito che il green pass possa avere un impatto sulla sanità pubblica”;

Andrea Crisanti - Facebook
Andrea Crisanti – Facebook

Professore, cosa sta accadendo in questo periodo che registra un aumento dei casi di Covid-19?
I casi sono in aumento tra le persone non vaccinate e i numeri sono destinati ancora ad essere elevati. La situazione non si risolve da un momento all’altro, soprattutto senza misure di contenimento e con un numero di tamponi obiettivamente basso”;

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Come si risolve, allora?
Un esempio è il Regno Unito. Lì l’aumento dei contagi delle scorse settimane è stato contenuto grazie a due elementi. Il primo è l’elevato numero di tamponi al giorno, che equivale a quasi 800mila; il secondo è un sistema informatico di tracciamento che funziona. In Uk la scorsa settimana ci sono stati circa quattro milioni di persone in quarantena”;

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In UK le nuove infezioni sono diminuite di circa 15mila unità rispetto alla settimana passata…
I casi sono diminuiti di molto, quindi il loro approccio funziona e sto dicendo da mesi che questa è la strada giusta. La gente che si domanda perché aumentano i contagi, significa che non ha capito ancora nulla”;

In questi giorni si discute dell’obbligo vaccinale per gli studenti, in occasione dell’apertura delle scuole tra poche settimane. Lei è favorevole?
Entriamo in un ambito molto complesso. Il rapporto rischi-benefici è appena favorevole a livello di soglia. Non è una decisione che si può prendere a cuor leggero. Non esistono ancora dati completi sui minorenni, quindi aspettiamo che ci siano per decidere. I vaccini comunque, non sono più in fase sperimentale, dal momento che sono stati somministrati a circa 900 milioni di persone”;

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Secondo lo studio condotto dal CDC (Center for Disease Control and Prevention) e dall’ACP (Advisory Committee in Immunization Practies) ed analizzato dalla SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure primarie), le due dosi di vaccino attualmente somministrate sarebbero sufficienti a difendersi dal Covid-19. La terza dose quindi, potrebbe essere non necessaria.
Non ci sono dati sufficienti a disposizione”.

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