Come J&J può arginare i contagi da variante Delta, la proposta di Fabrizio Pregliasco

E sul green pass: "L'utilizzo del green pass va immaginato in termini di necessità, a seconda della condizione epidemiologica che si presenterà via via".

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Purtroppo Johnson & Johnson ha gli stessi rischi di altri vaccini a vettore virale. È un peccato perché questo vaccino potrebbe essere utilizzato per servire gli ultimi, che sono ad altissimo rischio”. Ai microfoni di iNews24, Fabrizio Pregliasco direttore sanitario dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi, virologo e docente dell’Università degli Studi di Milano, interviene sullo studio effettuato da J&J che ha dimostrato l’efficacia del siero monodose sulla variante Delta.

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Da uno studio dell’azienda, pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine, emerge che il vaccino monodose Johnson & Johnson ha mostrato una risposta immunitaria che dura per otto mesi e potrebbe essere efficace contro la variante Delta.
Purtroppo Johnson & Johnson ha gli stessi rischi di altri vaccini a vettore virale. Rimane l’attenzione per minimizzare gli eventi avversi, che deve essere un elemento di precauzione. È un peccato perché questo vaccino potrebbe essere utilizzato per servire gli ultimi, che sono ad altissimo rischio”;

È d’accordo sull’ipotesi di prorogare lo stato di emergenza oltre il 31 luglio?
Credo che sia utile in un’ottica non tanto di controllo, quanto di flessibilità. Questo virus infatti, resterà tra noi ancora per un po’. Il vaccino ci dà la possibilità di conviverci civilmente e questo è dimostrato anche dai risultati ottenuti oggi in Italia, anche nonostante un incremento dei casi. La stessa cosa è successa nel Regno Unito, dove il tasso di mortalità è limitato, anche se si è verificato un aumento di contagi. In Russia invece, dove ci sono stati pochi vaccinati, i casi gravi sono in aumento”;

Fabrizio Pregliasco - Foto Twitter
Fabrizio Pregliasco – Foto Twitter

I dati di oggi, giovedì 15 luglio, registrano un tasso di positività dell’1,3%. Le terapie intensive crescono (+2) con 11 ingressi in 24 ore.
Purtroppo non possiamo fare altro che immaginare una convivenza con questo virus. Il vaccino non dà la totale copertura, ma dà la possibilità di ridurre i casi gravi”;

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Sulla possibilità di utilizzare il green pass secondo il metodo francese, il Garante della Privacy ha espresso parere negativo. Qual è la sua posizione?
Dico che è interesse delle istituzioni nazionali aumentare il numero dei vaccinati e trovare modalità per avere la possibilità di riprendere una vita normale con la maggior sicurezza possibile. La vaccinazione riduce i costi sanitari e dà la possibilità di riprenderci la vita. La crescita della variante Delta impone di essere prudenti e avere buonsenso. Sul green pass non è scritto se si è avuto il Sars-CoV-2, o se ci si è sottoposti al tampone o al vaccino. Io lo considero più che altro un modo per dire: “Io mi proteggo e sto attento per me e per il prossimo”. L’utilizzo del green pass va immaginato in termini di necessità, a seconda della condizione epidemiologica che si presenterà via via”;

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Ma se il green pass viene immaginato come un incentivo a vaccinarsi, non è più semplice introdurre l’obbligo vaccinale?
È stato già una sconfitta introdurlo per gli operatori sanitari. È chiaro che il meccanismo dell’obbligo non è una cosa nuova e in Italia è stato istituito per la prima volta nel 1939. In questo momento, per andare a scuola, i bambini devono avere un certificato vaccinale. Oggi ovviamente è necessario il consenso, ma vaccinarsi è un elemento di solidarietà e condivisione. Non ci vedo un problema di privacy”.

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