Focolai variante Delta, rischiamo un nuovo lockdown? Il parere di Di Perri a iNews24

Giovanni Di Perri, responsabile delle malattie infettive dell'ospedale Amedeo di Savoia di Torino, ai microfoni di iNews24.

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In questa fase stiamo intravedendo il nostro modo di vivere per i prossimi due anni. Dovremo tollerare i numeri in crescita, purché le terapie intensive non si sovraccarichino”. Sono le parole di Giovanni Di Perri, responsabile delle malattie infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia di Torino, in merito ai focolai che si sono verificati nelle ultime ore in Puglia, in Lombardia e in Lazio.

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Professore, i dati di oggi, venerdì 9 luglio, contano 1390 positivi ai test nelle ultime 24 ore e un leggero aumento dell’indice Rt, che è passato dallo 0.63 della settimana scorsa allo 0.66. Cosa sta succedendo in Italia?
C’è una certa circolazione di virus, anche se a basso livello, che inizia a caratterizzarsi per la crescente presenza della variante Delta, che è un po’ più contagiosa della Alfa (vecchia inglese ndr.). Mi aspetto una crescita della curva, però il virus dovrebbe risparmiare le categorie che prima riempivano gli ospedali, quindi i fragili e gli anziani al di sopra dei 60 anni. La campagna vaccinale ha messo in sicurezza in maniera totale e parziale un certo numero di persone. Altri invece, hanno contratto l’infezione, quindi hanno l’immunità spontanea. In questo momento il tracciamento è più tempestivo e questo permette di isolare i casi accertati. Con numeri molto alti era difficile”;

Alla luce di questo, ritiene che si debbano rivedere gli allentamenti delle restrizioni?
C’è qualcosa di asimmetrico in quello che stiamo facendo. Nei ristoranti e nelle palestre si va senza mascherine ed è ovvio che sia necessario toglierle per mangiare o fare attività fisica. Però si potrebbe fare un ingresso controllato o al vaccino o al tampone negativo nelle ultime 48 ore, proprio alla luce della presenza della variante Delta. Ma mi aspetto un rialzo dei numeri e spero che non sia come nel Regno Unito, anche se lì non c’è stata una pressione ospedaliera e si sono ammalati soprattutto i giovani e i non vaccinati”;

Giovanni Di Perri - Screenshot da Youtube
Giovanni Di Perri – Screenshot da Youtube

Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, in diretta su Rai Radio 1, è tornato sul tema della riapertura delle discoteche. Non c’è ancora una data, ma si pensa di controllare gli ingressi con il green pass dopo due dosi e tamponi.
Con il green pass o con una certificazione che assicuri che la persona che entra sia negativa. Meglio riaprire le discoteche che ristoranti o palestre, se nelle prime si entra controllati e negli altri due invece, no”;

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Si sono verificati focolai a Codogno, a Manfredonia e a Roma, tutti provenienti da situazioni di feste. Alla luce di questo, è d’accordo lo stesso con la riapertura delle discoteche?
È iniziata la fase in cui intravediamo il nostro modo di vivere per i prossimi due anni. Avremo sempre una parte della popolazione protetta, un’altra in corso di protezione. Qualche caso può scappare, ma gli ospedali potranno reggere. A questo punto dovremo tollerare numeri anche in crescita, purché le terapie intensive non si sovraccarichino”;

Pfizer e BioNtech hanno sviluppato un vaccino contro la variante Delta e ora vogliono verificarne l’efficacia.
“Questo fa parte della fase post-emergenziale della vaccinazione. Come accade nel caso dei vaccini antinfluenzali, che vengono aggiornati tutti gli anni, anche Pfizer e Moderna potranno adeguare i loro sieri alle varianti, in modo da programmare la campagna successiva”;

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Arriva invece una novità dallo Spallanzani che riguarda gli anticorpi monoclonali di seconda generazione. In fase II e in fase III, come fa sapere Rino Rappuoli, coordinatore del team di ricerca, si stanno dimostrando efficaci sia come terapia che, forse, come profilassi.
C’è uno studio che dimostra che è più facile proteggere i soggetti con gli anticorpi monoclonali, quando sono appena esposti o che non hanno risposto al vaccino. Finora però non abbiamo avuto molte risposte a questa cura, specie dalle periferie. In ospedale ho preparato un reparto di tipo day hospital per la cura monoclonale che poteva ospitare circa 25 persone al giorno, ma abbiamo ricevuto massimo 11 pazienti. Come me, altri colleghi. Con lo Spallanzani abbiamo presentato all’Aifa una richiesta di deroga per usare i monoclonali in fase profilattica, per le persone a rischio che non rispondono ai vaccini. Si tratta di una specie di cura preventiva”.

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