Decarbonizzazione dei settori “Hard to Abate” e benefici sul PIL: lo studio

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Questa mattina, Interconnector Energy Italia e alcune Associazioni confindustriali hanno presentato uno studio sulla decarbonizzazione dei settori Hard to Abate

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Presentato un piano per la decarbonizzazione in Italia (Getty Images)

Un processo lungo e dispendioso, che porterà ad enormi benefici sia ambientali che economici in Italia. Questa mattina, Interconnector Energy Italia e le Associazioni confindustriali Federbeton, Federacciai, Assocarta, Confindustria Ceramica, Federchimica, Assofond e Assovetro hanno presentato uno studio intitolato “Strategia per la Decarbonizzazione dei settori cosiddetti Hard to Abate“.

Tra possibili soluzioni di decarbonizzazione, stima degli investimenti necessari e possibili impatti per l’economia italiana, è stata tracciata una roadmap che porterà al completamento del processo entro il 2050 per settori come acciaio, chimica, ceramica, carta, vetro, cemento e fonderie. L’obiettivo è quello di promuovere lo sviluppo sostenibile per alcuni dei comparti chiave dell’economia italiana, così da favorire il raggiungimento dei traguardi ambientali definiti dall’UE.

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Decarbonizzazione, benefici ambientali e impatto sul PIL italiano

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La roadmap prevede un processi graduale con benefici ambientali ed economici (Getty Images)

Efficienza energetica, economia circolare, combustibili low carbon, cattura della CO2, green fuels e elettrificazione: sono questi i punti cardine sui quali costruire un processo di decarbonizzazione. Se il piano presentato dovesse andare come da programma, si potrebbe arrivare ad una riduzione delle emissioni dirette pari al 40% entro il 2030.

Nel 2050 si parla addirittura di una riduzione pari al 70-80%, sfruttando esclusivamente le tre leve più innovative: la cattura della CO2, l’elettrificazione e green fuels. Secondo la roadmap tracciata, si partirebbe in questo decennio con le leve “tradizionali” e con un focus sulla ricerca per quelle innovative.

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Fino al 2030, si riuscirebbe ad avere un impatto positivo sul PIL italiano di circa 10 miliardi di euro, insieme ad un sostegno diretto a circa 150mila posti di lavoro. Sempre in merito alla questione economica, lo studio ipotizza un piano di fondi strutturato e dedicato esclusivamente ai settori cosiddetti “Hard to Abate”. A tutto questo va poi affiancato un meccanismo di sostegno del modello, collaudato da strumenti di accesso ad energia verde competitiva.

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