Sindacalista ucciso, l’amico denuncia a iNews24: “Sospetto che sia premeditato”

“Sono addolorato e arrabbiato. So bene che ci sarà un processo, ma nella mia concezione non è possibile che una persona esca di casa per andare al lavoro e muoia”. Sono le parole di Pape Ndiaye, supervisore Si Cobas di Novara e amico di Adil Belakhdim, il sindacalista ucciso ieri, venerdì 18 giugno, travolto da un tir durante un sit-in dei lavoratori della logistica a Biandrate, in provincia di Novara.

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Sono addolorato e arrabbiato. So bene che ci sarà un processo, ma nella mia concezione non è possibile che una persona esca di casa per andare al lavoro e muoia”. Sono le parole di Pape Ndiaye, supervisore Si Cobas di Novara e amico di Adil Belakhdim, il sindacalista ucciso ieri, venerdì 18 giugno, travolto da un tir durante un sit-in dei lavoratori della logistica a Biandrate, in provincia di Novara. “Non è possibile che si muoia perché mancano tutti i parametri di sicurezza e questa è una responsabilità anche delle istituzioni”, continua Pape Ndiaye. Alessio Spaziano, 25 anni di Caserta, è l’autista del camion che è stato arrestato in autostrada dopo essere scappato.

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Ci racconta di ieri?
Io e Adil abbiamo pianificato insieme il sit-in. L’altro ieri eravamo in ufficio a mezzanotte per organizzarci. Credo che quello che è gli è accaduto era premeditato, perché ci sono due cancelli, uno per entrare e uno per uscire. Il camion che l’ha investito era il quarto della fila. Quelli prima di lui erano fermi perché c’erano persone davanti. Gli altri hanno rispettato il sit-in mentre lui, correndo per uscire, li ha tamponati. Adil non ha fatto in tempo a spostarsi ed è stato trascinato per circa trenta metri. Poi è andato via, lasciandolo morto sull’asfalto. Questo è quello che è successo”;

Adil Belakhdim - Foto Facebook
Adil Belakhdim – Foto Facebook

Perché avete organizzato il sit-in?
Ieri Adil stava manifestando insieme ai lavoratori della Lidl che si sono rivolti a noi perché sono abbandonati a se stessi. Sembra che non ci sia uno stato di diritto. L’ambiente è invivibile e sono disperati. Si sono rivolti a noi, che abbiamo tentato di interagire con l’azienda, che ha sempre chiuso la porta ai sindacati. Quello di ieri era un sit-in e non un blocco, per segnalare un problema ed avere un incontro. Adil era uno che rispettava le regole”;

C’erano tante altre persone presenti…
Non è stata una fatalità, né una guerra tra poveri. La polizia era presente, ha cercato di fermarlo ma lui non l’ha fatto. Posso capire che anche lui sia vittima di un sistema che lo spinge a rispettare tempi stretti, quindi ad andare di fretta, ma anche questo è un tema che noi segnaliamo sempre: i ritmi di lavoro non sono umani. Molte prassi applicate al lavoro vanno riviste”;

Manifestazione Si Cobas Roma per Adil Belakhdim - Foto iNews24.it
Manifestazione Si Cobas Roma per Adil Belakhdim – Foto iNews24.it

Lei e Adil eravate amici…
Adil per me era come un fratello. Abbiamo lavorato sempre a stretto contatto, lui ha mosso i suoi primi passi nel mondo del sindacalismo insieme a me. Ci ha sempre messo la faccia ed era sempre in prima fila a lottare per i diritti di tutti i lavoratori. Per questo gli avevo chiesto di avvicinarsi al sindacato. Ha sempre pagato per gli altri, e per questo ha anche perso un posto di lavoro. Da due anni era il coordinatore Si Cobas di Novara, gestendo più di 1500 lavoratori con i quali ha portato avanti battaglie molto importanti. Spesso riusciva a cambiare le loro situazioni economiche e contrattuali. Morire a 37 anni andando a lavorare, non è possibile”;

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Come sta la famiglia di Adil?
Il mio pensiero va proprio a loro. Lui era il pilastro della sua famiglia. La moglie è disperata e adesso dovrà crescere due figli senza un padre, a causa della follia di una persona e di un sistema che ha contribuito. Adil era molto premuroso e viveva per la sua famiglia. Cercheremo di fare del nostro meglio per stargli vicino, ma un padre è insostituibile. Spero che le istituzioni stiano accanto alla moglie e ai figli”.

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