Vaccini, Bassetti a iNews24: “Con terze dosi, eliminare lo stato di emergenza”

“Credo che la terza dose del vaccino anti-Covid si farà a distanza di un anno dalla prima. Ora dobbiamo considerare se, raggiunta l'immunità di massa con la seconda dose, sia il caso di mantenere ancora lo stato di emergenza”. Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie Infettive del San Martino di Genova, ritiene che sia “bene iniziare a pensare a come organizzare la futura campagna vaccinale”.

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Credo che la terza dose del vaccino anti-Covid si farà a distanza di un anno dalla prima. Ora dobbiamo considerare se, raggiunta l’immunità di massa con la seconda dose, sia il caso di mantenere ancora lo stato di emergenza”. Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie Infettive del San Martino di Genova, ritiene che sia “bene iniziare a pensare a come organizzare la futura campagna vaccinale”.

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Professore, essendo a buon punto con il numero delle vaccinazioni in Italia, si sta pensando a quando dovranno essere somministrate le terze dosi, cioè i richiami.
Una delle considerazioni da fare è se mantenere o meno lo stato di emergenza. Non possiamo mantenerlo per sempre e dobbiamo dare continuità a un processo di vaccinazioni. Sapendo che dopo un anno dalla prima dose dovremo fare il richiamo, è bene che si inizi a pensare a come organizzare la futura campagna vaccinale. Ad ottobre, speriamo, concluderemo la prima fase. Dopo due mesi raggiungeremo quella definitiva, ma non possiamo mantenere lo stato di emergenza per avere una struttura commissariale”;

Secondo lei come potrebbe essere organizzata la campagna vaccinale dei richiami?
I richiami vanno fatti una volta all’anno. Potrebbero somministrarli i medici di base, le farmacie, o si potrebbe mantenere un hub gigantesco, oppure trovare altre strutture. È un ragionamento che va fatto dal punto di vista organizzativo per non trovarci impreparati ad ottobre”;

Matteo Bassetti
Matteo Bassetti (photo screenshot da Instagram)

Attraverso i social ha fatto sapere la sua posizione sull’obbligo di utilizzare le mascherine all’aperto. Ha detto che è “sbagliato e non utile”. Perché?
Rischiamo di sminuire un presidio medico fondamentale, oltre che svilire un provvedimento importante, mentre potremmo averne nuovamente bisogno da settembre. I cittadini potrebbero non comprendere perché le stiamo utilizzando all’aperto e diventerebbe un’imposizione, finendo per non funzionare. Far indossare la mascherina all’aperto con il caldo di questi giorni, è anacronistico. Sarebbe più ragionevole specificare dove è obbligatorio indossarla. In passato, quando si trattava di chiudere, abbiamo guardato con attenzione a quello che facevano gli altri Paesi, quasi per avere una conferma di un’insicurezza nostra. Adesso invece, che gli altri si stanno avviando verso maggiori libertà, in certi casi anche avendo effettuato meno vaccini di noi, non li seguiamo e rimaniamo sulle nostre posizioni”;

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Palazzo Chigi sta maturando l’idea di eliminare l’obbligo della mascherina all’aperto da inizio luglio e non più da metà mese…
Non ci sarebbe niente di male a stabilire, alla luce dei numeri odierni della campagna vaccinale, che a partire da dieci giorni dopo la prima dose, non c’è più l’obbligo della mascherina all’aperto, specificando dove invece, è fortemente raccomandata. Sarebbe un modo moderno e alla pari degli altri Paesi, per evitare di rimanere indietro”;

mascherina all'aperto
Mascherina all’aperto, stop all’obbligo dal 15 luglio (Foto: Getty)

Uno studio preliminare sul vaccino CureVac ha dimostrato un’efficacia del 47%. Dato che, al confronto con altri vaccini, fa allontanare l’ipotesi dell’approvazione dell’Ema.
Continueremo a questo punto, a fare i vaccini che già abbiamo. Deve essere chiaro che gli enti regolatori sono lì per fare gli interessi della gente. I dati che sono stati portati non permettono di dire che è un vaccino utilizzabile. Verranno fatti nuovi studi e con nuovi numeri si deciderà il da farsi. Siamo tutti concordi che non si può approvare un vaccino efficace al 47%”;

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Come procede con la scorta?
In realtà è una sorveglianza attiva e ce l’avevo da un po’ di tempo. Ho bloccato un po’ di profili e sono diminuite le minacce. In mano alla Procura ci sono una trentina di denunce. La gente deve sapere che dietro a un profilo non ci si può nascondere insultando e minacciando di morte me, la mia famiglia e le istituzioni. Dimostrare che la giustizia c’è ed è al fianco della comunità scientifica, sarebbe un bel segnale. Non sono l’unico che è stato minacciato e insultato. È l’ora di finirla con questa contrapposizione tra chi è pro e chi è contro il vaccino perché non si tratta di questo. Si tratta di essere pro o contro il nostro Paese. Stiamo parlando di una campagna vaccinale di un virus che ci ha stravolto la vita”.

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