Migranti, il Viminale conferma: quasi uno su cinque è un minore non accompagnato

I dati del Viminale confermano un incremento degli arrivi rispetto allo scorso anno, soprattutto per quel che riguarda il numero dei minori non accompagnati che giungono in Italia. In aumento anche il numero dei morti e dei dispersi in mare, mentre in questo momento sono ben cinque le navi delle ong bloccate dai farmi amministrativi.

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Lampedusa, approdati circa 500 migranti
Migranti a Lampedusa (Foto: Getty)

Pochi giorni dopo l’inizio del secondo trimestre del 2021, i dati del ministero dell’Interno relativi agli sbarchi sulle coste italiane confermano il trend di crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anche se negli ultimi giorni il numero degli arrivi è notevolmente diminuito.

Dal 1 gennaio al 10 giugno infatti sono 15.375 i migranti che hanno attraversato la rotta centrale del Mediterraneo raggiungendo così le coste dell’Italia meridionale,  facendo registrare un +178% rispetto ai 5.521 che erano sbarcati nei primi sei mesi del 2020. Le principali nazionalità dichiarate allo sbarco alle autorità competenti sono: Bangladesh (17%), Tunisia (14%), Costa d’Avorio (9%), Eritrea (7%) ed Egitto (6%), mentre si rileva una netta diminuzione degli arrivi provenienti da Algeria, Sudan e Marocco.

In costante aumento anche il numero dei minori non accompagnati che una volta sbarcati vengono presi in carico dalle istituzioni; ad oggi sono 2.758 i ragazzi e le ragazze minorenni che sono sbarcati da soli in Italia, +204% rispetto ai 906 che erano stati registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. In pratica nel 2021, quasi uno su cinque dei migranti giunti sulle coste italiane è un minore non accompagnato (18%).

Continua a salire purtroppo anche il numero delle persone che hanno perso la vita tentando di attraversare il mare. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, attraverso il suo database di tracciamento dei flussi migratori, riporta ad oggi 641 persone morte o disperse lungo la rotta centrale del Mediterraneo, registrando un incremento del 150% rispetto alle 249 vittime relative ai primi sei mesi dello scorso anno.

Continua lo scontro tra le ong e le autorità

Immigrazione
Sbarchi (da Getty)

Anche dopo l’incontro avvenuto il 28 maggio tra la ministra Lamorgese e i rappresentanti delle ong, lo scontro tra le autorità competenti e le organizzazioni umanitarie con accenna a placarsi.

Con la Sea-Eye 4 bloccata da sabato scorso al porto di Palermo infatti (dopo lo sbarco conseguente ad un’operazione di salvataggio che aveva coinvolto 408 naufraghi tra cui 150 bambini), sono ora cinque le navi umanitarie della società civile fermate contemporaneamente dai provvedimenti emanati dalla Guardia costiera italiana. La stessa sorte infatti è toccata precedentemente all’Alan Kurdi, alla spagnola Open Arms, e alle due imbarcazioni di Sea-Watch.

Le motivazioni dell’ennesimo fermo amministrativo che ha interessato la Sea Eye sarebbero da imputare -come recita il comunicato della Guardia Costiera-  “a diverse irregolarità di natura tecnica, tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi, ma anche delle stesse persone che sono state e che potrebbero, in futuro, essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza svolto”. Non si è fatta attendere la risposta dell’ong che ha dichiarato: “Ci hanno bloccato per aver salvato troppe vite, ma faremo di tutto per tornare presto in mare”.

Continua invece la missione nel Mediterraneo della nuova nave di Medici senza frontiere, la Geo Barents, in mare da un paio di settimane senza aver ancora effettuato alcun salvataggio; un dato che come fa notare il ricercatore dell’ISPI,  Matteo Villa, evidenzia ulteriormente come la presenza delle navi umanitarie nel Mediterraneo non sia in alcun modo un elemento di pull factor per i migranti sulle coste nordafricane.

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