Saman, Non una di Meno mette fine alle polemiche: “La ricordiamo tutti i giorni con le nostre iniziative”

“Non una di Meno, come movimento, ricorda Saman ogni giorno. Quando si riunisce in assemblea, quando organizza iniziative, quando monitora dal basso, con i propri osservatori, i femminicidi, quando rivendica soluzioni politiche che sarebbero alla portata delle istituzioni per cambiare rotta”. Teresa, attivista di Non una di Meno mette fine così alle polemiche di questi giorni, secondo cui il caso di Saman Abbas, la diciottenne pakistana sparita a Novellara, nel Reggiano, nei giorni scorsi, non avrebbe destato la stessa attenzione che in altri casi simili.

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Non una di Meno, come movimento, ricorda Saman ogni giorno. Quando si riunisce in assemblea, quando organizza iniziative, quando monitora dal basso, con i propri osservatori, i femminicidi, quando rivendica soluzioni politiche che sarebbero alla portata delle istituzioni per cambiare rotta”. Teresa, attivista di Non una di Meno mette fine così alle polemiche di questi giorni, secondo cui il caso di Saman Abbas, la diciottenne pakistana sparita a Novellara, nel Reggiano, nei giorni scorsi, non avrebbe destato la stessa attenzione che in altri casi simili.

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Teresa, avete trattato il caso di Saman come se avesse meno peso rispetto agli altri?

Intanto è molto importante non banalizzare la complessità dei casi. E anche capire che sicuramente Non una di meno, come movimento, ricorda Saman ogni giorno, quando si riunisce in assemblea, quando organizza iniziative, quando continua a monitorare dal basso, con i propri osservatori, i femminicidi. Oppure quando rivendica soluzioni politiche che sarebbero alla portata delle istituzioni per cambiare rotta e mettere in atto un arresto della violenza maschile contro le donne. Non una di Meno lotta tutti i giorni per un cambio di paradigma culturale, quando rivendica il bisogno di avere questo aspetto fortemente coperto nelle scuole, quando ci impegniamo perché i consultori, presidi territoriali della salute, siano tout court spazi a cui le donne e le libere soggettività possano avere accesso per essere appoggiate in percorsi di autodeterminazione. L’abbiamo rivendicato anche quando siamo andate al Ministero dell’Economia a chiedere un reddito di autonomia per essere libere dalla violenza, oppure quando abbiamo difeso i centri antiviolenza. Siamo scese in piazza il 2 giugno con Black Lives Matter, e abbiamo ricordato Saman in quell’occasione. Proprio per mettere insieme l’impostazione delle nostre lotte, che si incrociano perché stratificano e aggiungono alla violenza culturale, quella istituzionale. E Saman sarà con noi anche domani mattina (sabato 5 giugno ndr.) durante il flashmob che dedicheremo a Dona Shantini Badde Liyanage, uccisa una settimana fa dal suo ex compagno a Roma, in zona Portuense”;

Saman Abbas - Web
Saman Abbas – Web

Lei ha parlato di violenza istituzionale. In che senso?
L’abbiamo sempre detto. La violenza maschile contro le donne e di genere non è determinata geograficamente, non appartiene a una sola classe e non è strutturata all’interno di uno spazio e tempo. È appunto, una violenza strutturale, che attraversa le diverse culture in diverse modalità. Credo che questo vada ricordato, perché la cultura non è, da sola, un veicolo di violenza contro le donne. Quest’ultima permea tutti gli aspetti della vita ed è politicamente legata alla cultura vigente, patriarcale. In secondo luogo, Saman non è un caso isolato. Lei non aveva la possibilità di scappare, perché la sua famiglia aveva i documenti. Questo è esemplificativo degli ostacoli che tante donne e ragazze incontrano nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza. I limiti di accesso alla cittadinanza producono, in effetti, una doppia discriminazione per le donne che finiscono con l’essere private del controllo sulle proprie risorse reddituali, che sono necessarie per ottenere la cittadinanza. Ed è per questo che c’è il collegamento con la violenza sistemica, perché anche l’autonomia economica ci permette di essere libere dalla violenza”;

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Saman voleva scegliere chi amare ed essere indipendente economicamente…
Aveva un desiderio di affermare la propria autonomia. Questo è un concetto chiave che permette alle donne di contrastare la violenza. Ci permette di avere autonomia dalle regole imposte dalla famiglia, o quando si rimane imprigionate in una relazione violenta oppure non più desiderata. La trasversalità della violenza a livello culturale e sociale colpisce anche le donne migranti e rappresenta un limite nei percorsi di autonomia anche nel processo di cittadinanza. Si finisce per avere un’imperfezione che non fa che duplicare anche la violenza che si vive a livello familiare, che viene poi messa insieme a quella istituzionale, perché non permette di generare l’autonomia che ci libererebbe dalla violenza”;

Manifestazione contro la violenza sulle donne in Francia - Getty Images
Manifestazione contro la violenza sulle donne in Francia – Getty Images

Secondo lei i femminicidi vengono trattati in maniera diversa?
Non si possono applicare ai femminicidi due pesi e due misure, né alla violazione dei diritti di ciascuna. La storia di Saman è stata ripresa perché all’inizio era scomparsa, poi sono venute fuori le testimonianze del fratello. La sua storia mette in luce il contrasto tra culture. Un elemento che, ad esempio, non è stato evidenziato dal femminicidio di sabato scorso, che domani verrà ricordato da un flashmob. È chiaro che si cavalca una serie di questioni, anche banalizzando i problemi e la complessità dei percorsi di vita che sono dietro questi femminicidi”;

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Cioè?
C’è un numero elevatissimo di uccisioni di donne. In pandemia i femminicidi sono cresciuti in tutto il mondo. In questo senso anche qui, come Non una di meno l’abbiamo scritto nel piano che abbiamo redatto contro la violenza di genere. La narrazione tossica che molto spesso i media fanno dei femminicidi e della violenza che attraversa le vite, si aggancia e si interseca anche alla banalizzazione e alla ricerca di spettacolarizzare anche in altre parti del dibattito pubblico. Saman, cresciuta in Italia, ha abbracciato tutti gli aspetti della cultura e si è ritrova ad avere dei conflitti rispetto alle culture di origine che vivono dentro casa”;

Ci parla del flashmob di domani mattina per Dona Shantini Badde Liyanage? Si terrà alle 11 in via Leonardo Greppi, luogo in cui è morta per mano dall’ex compagno.
Domani mattina hanno organizzato un flashmob con reading ed interventi e segneremo la sua presenza in quella strada per non dimenticarla mai. Cercheremo di stare insieme per condividere le nostre parole, la nostra rabbia e anche, ancora una volta, le nostre rivendicazioni”.

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