Una Biennale a Napoli? “Siamo città d’arte, non solo di pizza e mozzarella”

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“Siamo famosi per la pizza; siamo famosi per la mozzarella e per i pastori. Ma vogliamo ricordarci del fatto che siamo famosi anche per una Storia lunga tremila anni?“. Il Comitato di Portosalvo, associazione civica di Napoli, propone di organizzare una Biennale tutta dedicata ai capolavori dell’arte partenopea. Lo spunto nasce dalla ricorrenza di un centenario: fu proprio nel maggio del 1921 che venne organizzata l’unica Biennale del capoluogo campano, grazie al filosofo Benedetto Croce e ad altri intellettuali dell’epoca.

Uno dei manifesti dell’edizione 1921 della Biennale di Napoli

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Per la verità quell’esperienza non risultò essere molto felice naufragando ben presto, tanto da non essere mai stata ripetuta finora. Ma questo non scoraggia i promotori: “Nulla ci impedisce di riproporre un’esperienza simile per il riscatto culturale e turistico della nostra città”, dice ai microfoni di iNews24.it Antonio Pariante, presidente del Comitato di Portosalvo. “Soprattutto in un periodo come quello del post-pandemia, dove siamo certi si imporrà un modello di turismo ‘slow’, lontano dalle visite mordi e fuggi di chi si accalca nei vicoli del centro storico. Scene cui siamo stati abituati in questi ultimi anni.”

L’idea è quindi quella di organizzare un’esposizione aperta ai capolavori dell’arte napoletana che finora non hanno trovato adeguate sedi espositive: “Nei depositi sono tutt’oggi rinchiuse opere di Battistello Caracciolo, Francesco De Mura, Luca Giordano, solo per ricordarne alcuni. Opere che nessuno ha mai avuto la possibilità di ammirare. Non solo: in questa città sono presenti più chiese che a Roma, molte delle quali chiuse e da anni non accessibili ai visitatori. Ecco: quali migliori sedi espositive?”.

Dall’arte del ‘600 a quella contemporanea

Napoli

L’idea è quella di dare spazio anche all’arte contemporanea: “In particolare la ‘Net Art’, quella che utilizza il mouse al posto del pennello e il monitor del computer al posto della tela. L’idea della Biennale napoletana nasce, infatti, dal confronto con il maestro Enzo Ruju, tra i precursori di quell’arte digitale cui vorremmo dedicare un’intera sezione. Solo in questo modo – continua Pariante – potremo attirare i giovani artisti di tutto il mondo, che attraverso questa modalità espressiva potranno, ad esempio, confrontarsi con le magnifiche pitture e gouaches del ‘600 napoletano.”

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“Abbiamo il massimo rispetto per tutte quelle espressioni artigianali e gastronomiche che hanno reso famosa la nostra città nel mondo – conclude Pariante – ma è necessario ristabilire l’importanza che la cultura riveste nella terza città d’Italia. Troppo spesso ci dimentichiamo che Napoli è città d’arte al pari di Roma, Firenze o Venezia. Sarebbe il caso di riproporre quest’idea con un grande evento costruito ad hoc.”

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