Condanne Ilva, Genitori Tarantini a iNews24: “Vendola non ha difeso il popolo”

“Finalmente la giustizia torna a fare capolino a Taranto, dopo essere rimasta ai confini del nostro territorio per tantissimi anni”. Sono le parole di Massimo Castellana, portavoce dell'Associazione Genitori tarantini, in seguito alle condanne della Corte d'Assise di Taranto per il processo Ambiente Svenduto sull'inquinamento ambientale prodotto dall'Ilva.

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Finalmente la giustizia torna a fare capolino a Taranto, dopo essere rimasta ai confini del nostro territorio per tantissimi anni”. Sono le parole di Massimo Castellana, portavoce dell’Associazione Genitori tarantini, in seguito alle condanne della Corte d’Assise di Taranto per il processo Ambiente Svenduto sull’inquinamento ambientale prodotto dall’Ilva.

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Fabio e Nicola Riva, ex proprietari ed amministratori dello stabilimento siderurgico, condannati a 22 e 20 anni di reclusione, per concorso in associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.
Nichi Vendola, ex presidente della Regione Puglia, condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione, con l’accusa di concussione in relazione alle presunte pressioni esercitate su Giorgio Assennato, allora direttore generale di Arpa Puglia, affinché ammorbidisse le relazioni sulle emissioni nocive prodotte dall’Ilva.
Giorgio Assennato condannato a 2 anni, per favoreggiamento nei confronti di Vendola. Avrebbe taciuto di fronte alle pressioni dell’ex presidente della Regione Puglia, di attenuare le relazioni dell’Arpa dopo i controlli ispettivi ambientali nello stabilimento. Altre persone coinvolte nel processo sono state condannate con pene aspre.
La Corte d’Assise ha anche disposto la confisca degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento, che erano già stati sequestrati dal gip a luglio 2012 e delle società Ilva spa, Riva Fire spa, Riva Forni elettrici.

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Signor Massimo, come si sente oggi?
Finalmente la giustizia torna a fare capolino a Taranto, visto che era rimasta ai confini del nostro territorio per tantissimi anni. Giunge in modo direttamente proporzionale a ciò che è stato fatto alle persone e all’ambiente. Io non voglio offendere queste persone. La giustizia ha fatto il suo corso in modo giusto. L’Italia dovrebbe capire che a Taranto sono stati commessi dei delitti tanto gravi da far decidere ai giudici di dare queste punizioni esemplari”;

Ci ricostruisce i fatti?
Questo procedimento risale al periodo della gestione della famiglia Riva, quindi si va dal 1995 al 2012. Il gip individuò, grazie alle perizie del Tribunale, nell’area a caldo di Taranto, il problema ambientale e sanitario, per quanto riguarda le morti e la produzione inquinante. Chiese il sequestro senza la facoltà d’uso di quest’area che, voglio ricordare, è stata chiusa a Genova nel 2005 perché incompatibile con la vita e la salute dei cittadini e nel 2020 anche a Trieste. Quando il gip di Taranto ordinò il sequestro intervennero vari decreti dei governi per far continuare a far funzionare l’area a caldo, che ancora oggi è sotto sequestro ma funzionante per la produzione. Si è avviato questo processo che è il più grande processo ambientale in Italia e forse in Europa e oggi ha compiuto la sua prima fase con queste condanne”;

Nichi Vendola - Foto di Getty Images
Nichi Vendola – Foto di Getty Images

Come nasce l’associazione Genitori Tarantini?
Nel 2015 eravamo tra amici. Una bambina di sette anni aveva ascoltato al telegiornale che i bimbi a Taranto morivano in percentuali maggiori che nel resto di Italia e si chiedeva perché. Fu una domanda che innanzitutto non ci aspettavamo, ma soprattutto che non aveva risposta. Da qui l’idea di far luce su questa situazione. L’abbiamo fatto sia per i nostri figli, sia per onorare quelli che non ci sono più, perché sono assenze che pesano come macigni sui genitori che devono subire questi traumi. Tutti noi eravamo già tutti impegnati nel sociale e tra noi ci sono anche persone che non hanno figli. Perché come dice l’autore californiano John Steinbeck, “Ogni uomo è padre di tutti i bambini e ogni bambino è figlio di tutti gli uomini”;

Cioè?
Ogni adulto deve difendere i bambini, non solo a Taranto ma anche in tutto il mondo. A Taranto, in una repubblica democratica, il problema è ancora più grave, perché la nostra Costituzione, all’articolo 32 dice che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e dovrebbe essere tutelata. Ma qui non succede. In questo periodo di Covid, la salute è stata al primo posto in tutta Italia tranne a a Taranto, dove l’Ilva ha continuato a produrre e a far entrare gli operai”;

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Quanti morti ci sono stati in questi anni a Taranto, presumibilmente a causa dell’inquinamento?
Migliaia, ma non è quantificabile. C’è sempre la scusa da parte di chi produce che non è correlabile è scientificamente provato, seppur ci siano tanti studi che provano la correlazione tra la produzione inquinante e i tumori, leucemie, malattie dell’apparato cardiovascolare, respiratorio e renale. A Taranto, rispetto alla media regionale, c’è un +54% di incidenza tumorale nella fascia d’età che va da 0 a 14 anni, +20% di malattie intercorse nel primo anno di età e +45% di malattie ancora in fase gestionale, quindi nel grembo materno. E più ci avviciniamo ai quartieri vicini agli insediamenti industriali, più questi dati aumentano. Voglio ricordare che questi sono dati dell’Istituto Superiore di Sanità, quindi ufficiali”;

Esiste un registro tumori?
Il registro tumori esiste solo da qualche anno a Taranto. La situazione è molto critica”;

ex ilva
ex ilva (tarantobuonasera)

Perché Taranto, secondo lei, è dimenticata?
Una cosa l’abbiamo capita. Ce l’hanno detta gli industriali del Nord. Qui ci ammaliamo, soffriamo e in molti casi moriamo perché l’acciaio di Taranto è strategico. Un ordine fatto qui arriva in dieci giorni, mentre dalla Cina e dall’India, in tre mesi. In più l’acciaio di Taranto può essere pagato in modo scaglionato in diverse mensilità. Infine ci sono le spese di trasporto, che sono ridotte rispetto all’India e alla Cina. Ecco, noi moriamo per il guadagno di pochi industriali del Nord, a scapito della vita e del futuro dei nostri bambini”;

L’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, ha detto: “Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità. È come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l’ombra di una prova. Una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all’avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta prova di una giustizia profondamente malata”.
Lui ha detto di aver difeso i tarantini. Ma i magistrati hanno dimostrato che ci sono stati interventi di Nichi Vendola nei confronti di Giorgio Assennato, direttore di Arpa Puglia, per cercare di edulcorare i dati. Non può dire, alla luce di quello che i magistrati hanno dimostrato, che ha aiutato il popolo tarantino”.

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