Concerti Covid-free, Pregliasco a iNews24: “Solo quando arriveremo al 50% di vaccinati”

“All'arrivo di un cinquanta per cento di protezione è l'obiettivo ideale" per pensare ai concerti Covid-free. Le parole del professore Fabrizio Pregliasco.

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Nella struttura che dirigo, è in corso una sperimentazione di comparazione tra la somministrazione endovena e intramuscolo della cura con gli anticorpi monoclonali. Se questa potrà esserci, sarà un elemento di facilitazione” per la somministrazione. Sono le parole di Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, virologo e docente dell’Università degli Studi di Milano, sulla cura con i monoclonali.

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Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale di malattie infettive dello Spallanzani, in un’intervista a Rtl 102.5 si è detto favorevole ai concerti in sicurezza, “creando bolle negative in questi spazi dove entrano le persone vaccinare con la seconda dose, e coloro che non l’hanno fatto, fanno il tampone 24.48 ore prima dell’evento. E se sono negative, devono entrare”. Ovviamente, specifica, che per arrivare a questo obiettivo, bisogna andare avanti con la campagna vaccinale. Cosa ne pensa?
In linea di massima direi di vedere come sarà l’andamento e poi procedere. Sarei per la linea delle aperture progressive e secondo uno schema. Dobbiamo ancora valutare altre tipologie di aperture e i possibili effetti di incremento nel numero dei casi. Per cui, ben vengano i concerti in sicurezza, ma non nell’immediato”;

Se la campagna vaccinale procederà spedita, può prevedere un limite di tempo?
All’arrivo di un cinquanta per cento di protezione è l’obiettivo ideale”;

Piemonte e Liguria hanno siglato un accordo per permettere di effettuare le seconde dosi di vaccino a chi va in vacanza. È la via da seguire in tutte le altre Regioni?
Piemonte e Liguria si sono date un protocollo. A parte qualche problematica organizzativa si potrebbe agire su questa linea”;

Fabrizio Pregliasco - Foto Twitter
Fabrizio Pregliasco – Foto Twitter

Sergio Abrignani, membro del Cts si dice “assolutamente favorevole all’obbligo vaccinale”. E aggiunge che “in Italia, l’11% dice che non si vuol far vaccinare, il 7% risponde probabilmente no. Di fatto siamo al 18% e la maggior parte è sotto i sessant’anni, non è un problema individuale”. Secondo lei serve una coscienza maggiore da parte dei cittadini o l’obbligo vaccinale?
Questa, come quella degli operatori sanitari, è un’altra “sconfitta”. Ma arriveremo, se necessario, anche a quello. Ma adesso procediamo con le vaccinazioni negli hub, sistema questo, utile a somministrare il maggior numero di dosi possibili. Poi, possiamo immaginare soluzioni di prossimità e fare una promozione e verifica analitica sui singoli cittadini e vedere come procede, fino ad arrivare eventualmente anche all’obbligo vaccinale”;

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C’è poi la questione della cura con gli anticorpi monoclonali. Come dice Antinori a La Repubblica, “gli ambulatori dedicati a questo tipo di cura restano semi deserti” e la colpa sarebbe della poca informazione.
Non è facile nel rapporto con il medico di famiglia, ma è sperabile. Io stesso sto cominciando, nella struttura che dirigo, una sperimentazione di comparazione tra la somministrazione endovena e intramuscolo. Se questa potrà esserci, sarà un elemento di facilitazione. Questo è un limite legato alla difficoltà di rapporti con i medici di famiglia”;

Lei consiglierebbe questa cura?
Certo. Bisogna farlo in una tempistica molto breve rispetto all’esordio e ad oggi è necessaria la presenza in ospedale con la somministrazione endovena e una verifica. Nuova opzione sarà invece un intramuscolo che sarà un po’ fastidiosa più distribuibile. Stiamo cominciando a fare la somministrazione in questa modalità diversa, si tratta di un’evoluzione. Gli anticorpi sono gli stessi”;

Ci ricorda come agiscono gli anticorpi monoclonali?
Sono un’evoluzione e sono utili anche all’utilizzo del plasma iperimmune che però non ha dato grandi risultati. Qui è l’individuazione di questi anticorpi più efficaci, riprodotti semisinteticamente, con una scelta degli anticorpi più efficaci che agiscono nei punti più attivi contro la proteina Spike, con un dosaggio farmacologico che dà un bel risultato, soprattutto se c’è una somministrazione più precoce possibile”;

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Perché ancora poche persone si sottopongono alla cura con gli anticorpi monoclonali?
Si tratta ancora di dare una comunicazione e di facilitare questa connessione ma si sta lavorando. Siamo apprezzati sempre di più, facciamo in modo che arrivi a sempre più persone”;

Come procede la situazione all’Istituto che dirige, il Galeazzi di Milano?
Molto meglio. Noi siamo un ospedale specialistico ortopedico neurochirugico, ma nelle fasi iniziali abbiamo dovuto trasformarci in ospedale Covid. Ora facciamo un’attività solo di hub per la traumatologia per facilitare il lavoro degli altri centri e redistribuendo le attività sulle peculiarità del nostro centro. Le nostre terapie intensive sono praticamente vuote, le abbiamo trasferite al San Raffaele che fa parte del gruppo San Donato. Le terapie intensive in Lombardia sono al di sotto del 30%”;

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Quando si arriverà, secondo lei, alla fine della pandemia?
La vaccinazione porterà a una convivenza civile, ma ci vorranno due o tre anni per liberarci dal virus. È ancora da definirsi, ma è possibile che saremo chiamati a fare altri richiami del vaccino. La pandemia si trasformerà in endemia e forse il virus si modificherà per diventare più tranquillo, quindi si trasformerà in uno dei tanti virus respiratori che vediamo ogni anno”.

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