Fratoianni (SI) a iNews24: “Palestina, la violenza è frutto dell’occupazione militare e della destra israeliana”

Il deputato e portavoce nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, esprime la sua preoccupazione per i raid israeliani su Gaza e le tensioni a Gerusalemme e in Cisgiordania: “Siamo di fronte ad uno degli eserciti più potenti al mondo, che utilizza le sue armi contro un popolo senza Stato”. Nessun dubbio sulla necessità di un coinvolgimento da parte della diplomazia per risolvere il conflitto: “Ora chiediamo il ‘cessate il fuoco, ma poi serve un’iniziativa che sappia porre finalmente rimedio a questa situazione”

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Nicola Fratoianni (da Facebook)

La situazione in Medio Oriente continua ad essere drammatica e oggi siamo al sesto giorno di quella che lei ha definito “l’aggressione” dell’ esercito israeliano al popolo palestinese. Come giudica la situazione, anche alla luce dei bombardamenti della notte scorsa su Gaza?

“Il mio è il giudizio di chi pensa che quello che sta accadendo in Israele e in Palestina, altro non è che il frutto di una stagione durata fin troppo a lungo; mi riferisco alla stagione dell’occupazione militare che, nei fatti, opprime i diritti del popolo palestinese e che oggi è anche lo specchio di una drammatica guerra asimmetrica. Non siamo di fronte ad un conflitto tra pari, il che non significa che non sia necessario chiedere un immediato ‘cessate il fuoco’ da tutte le parti, o che non sia urgente battersi perché finiscano le violenze, soprattutto quelle che si caricano sui civili. Ma dentro questo quadro, il dato che non può essere dimenticato è quello dello squilibrio senza fine che da decenni ormai caratterizza quella terra martoriata, così come il suo presente. Siamo di fronte ad uno degli eserciti più potenti ed addestrati al mondo, che utilizza le sue armi contro un popolo senza Stato, senza diritti e che da troppo tempo è costretto in una condizione di grave difficoltà economica e sociale”

La richiesta di un cessate il fuoco immediato

Gaza bombardamenti Israele
Tensioni alle stelle in Medio Oriente (Foto: Getty)

Come intervenire per fermare l’escalation?

“Credo sia urgente un’iniziativa internazionale che sia in grado, qui e ora, di ottenere il ‘cessate il fuoco’, ma, e questo è il punto decisivo, che sappia anche porre finalmente rimedio ad una vicenda che, altrimenti, rischia ciclicamente e inesorabilmente di riprodurre il suo circuito di morte, violenza e disperazione”

Questa continua spirale di violenza, rischia in qualche modo anche di ridurre il principio dei “due popoli-due stati”, ad uno slogan privo di significato, visto anche il continuo disinteresse nel corso degli anni da parte della comunità internazionale, non crede?

“Rischia di svuotarsi, eppure resta il terreno decisivo per dare soluzione ad una vicenda che invece viene sistematicamente ignorata e violata da molto tempo. La politica della destra radicale israeliana, anche quella di governo, è costruita ormai da decenni sulla progressiva estensione degli insediamenti e dunque sulla sottrazione di territorio ai palestinesi, tentando di espellerli da Gerusalemme, che pure dovrebbe essere capitale di due stati, ma che invece viene gestita dalle autorità come fosse la capitale esclusiva dello stato israeliano. Anche l’atteggiamento di tanti Capi di Stato stranieri non ha aiutato, basti pensare alla scelta di Trump di spostare l’ambasciata Usa da Tel-Aviv a Gerusalemme. È chiaro che in questo contesto tutto diventa più complesso da gestire, al punto tale che anche un intervento assolutamente necessario come il cessate il fuoco, alla lunga rischia, come già successo più volte, di essere comunque inefficace per risolvere un problema che ha radici molto profonde”

La politica italiana in favore di Israele

Attacco Israele in Siria
Militari israeliani (Foto: Getty)

Eppure, soprattutto all’inizio, a parte Sinistra Italiana e Leu, la politica italiana si è schierata quasi completamente con Netanyahu. Dal Pd alla Lega, passando per Fratelli d’Italia e il M5s, tutti i partiti hanno partecipato al presidio di Roma in solidarietà di Israele, anche se il giorno dopo i raid su Gaza, sia il Pd che il M5s, hanno corretto il tiro dichiarando che la reazione di Israele va ben oltre l’autodifesa. 

“Bene che ci sia stata una correzione, seppur tardiva. Male invece la prima scelta, perché nessuno può o deve neanche lontanamente immaginare che il diritto all’esistenza e alla sicurezza di Israele possa essere messo in discussione; tuttavia questa consapevolezza e determinazione non può in alcun modo mettere in discussione le ragioni del popolo palestinese e la sua condizione di fragilità e sfruttamento. Dico questo anche perché l’interesse di chi vuole uno stato di Israele sicuro, è esattamente l’opposto di ciò che vuole la destra israeliana, come ha dimostrato ancora una volta in questi giorni”

Le responsabilità della destra israeliana

Mossad Israele
Israele, Benjamin Netanyahu (Foto: Getty)

Si riferisce al premier israeliano?

“Esattamente. Netanyahu nel momento di maggior crisi politica per il suo governo, utilizza l’arma della violenza e dell’aggressione come uno strumento per legittimarsi anche sul piano politico interno. La verità è che è proprio la destra israeliana che in questi decenni ha lavorato con più efficacia contro l’esperienza del laicismo palestinese, dando forza alle organizzazioni integraliste, e questo è un circolo vizioso che si ripete ormai da tempo e la cui vittima principale ancora una volta sono i civili”

Oggi in Italia spesso chi critica la politica israeliana nei confronti dei palestinesi, viene tacciato di antisemitismo, ma qual è in realtà secondo lei la differenza con l’antisionismo ?

“Si tratta di una differenza evidente, ovviamente nel primo caso si tratta di una militanza che incrocia, nei fatti, una discriminazione di carattere religioso ed etico. Anche la definizione di antisionismo è però scivolosa, perché talvolta ha assunto a tratti dei comportamenti e atteggiamenti inaccettabili. Io credo che basta dichiararsi, in modo molto esplicito, alternativi a questo tipo di politica  dei governi israeliani e battersi per il rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite, per il ripristino dei confini del 1967, ed è necessario che su questo fronte venga assunta una linea chiara e allo stesso tempo molto precisa. Non solo per sfuggire alla potenziale strumentalizzazione di chi, gioca anche su questo per isolare le posizioni divergenti, ma anche per evitare ogni rischio di contiguità con quelle tentazioni che possono mettere in discussione la forza della causa palestinese. Per farlo dobbiamo tenere bene a mente che, quei due diritti, quello palestinese e quello israeliano, possono e devono convivere, e che questo sarà il terreno su cui si giocherà il futuro di quella terra, oltre che della buona politica”

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