Caso Fedez, Arcigay: “È stato terribile sentire la parola “sistema”

“Fedez ha fatto benissimo, anche a sbugiardare i vertici della Rai. È stato terribile sentire la parola “sistema”, perché sono proprio i sistemi che vanno rotti”. Sono le parole di Antonello Sannino, segretario dell'Arcigay di Napoli, intervenuto ai nostri microfoni per commentare il discorso di Fedez sul palco del concerto Primo Maggio di Roma.

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Fedez ha fatto benissimo, anche a sbugiardare i vertici della Rai. È stato terribile sentire la parola “sistema”, perché sono proprio i sistemi che vanno rotti”. Sono le parole di Antonello Sannino, segretario dell’Arcigay di Napoli, intervenuto ai nostri microfoni per commentare il discorso di Fedez sul palco del concerto Primo Maggio di Roma.

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Il discorso di Fedez ha scosso una parte della politica, i vertici della Rai e molti cittadini, in queste ultime ore, stanno sviluppando un’opinione sul tema dei diritti civili. Lei è d’accordo con lui?
Non si tratta solo del Ddl Zan, ma anche dello ius soli e della legalizzazione delle droghe leggere: sono tutti temi che riguardano le libertà civili. C’è un divario tra il Paese reale e la classe dirigente. Internet ha costruito una comunità attorno ai diritti civili e ha fatto in modo che alcuni artisti che hanno un peso sull’opinione pubblica siano usciti fuori, dando voce ai pensieri di tutto il Paese. In questo momento il Paese è molto più avanti della classe dirigente in tema di libertà civili”;

In che senso?
A dare voce a questa voglia di avanzamento dei diritti, non arrivano i politici, perché abbiamo una classe politica miope, quindi ha risposto Fedez. C’è chi ha detto che il suo è stato un discorso di sinistra. Il suo è stato un discorso in difesa dei diritti civili che trova d’accordo una grande parte del nostro Paese, ma non trova espressione nella classe dirigente. Il suo è stato un discorso politico, non partitico. La stessa cosa verrà a galla anche con lo ius soli”;

Fedez concerto
Il cantante milanese durante il concertone del primo maggio (via Screenshot)

Cioè?
La questione dello ius soli è stata completamente affossata, eppure ci sono tantissimi cittadini e cittadine che non vedono riconosciuti i propri diritti. Anche questa è una battaglia identitaria e una fetta del Paese non riesce ad esprimersi perché non c’è una parte politica che la rappresenti veramente”;

Quindi Fedez ha fatto bene o no?
Fedez ha fatto benissimo, anche a sbugiardare i vertici della Rai. È stato terribile sentire la parola “sistema”, perché sono proprio i sistemi che vanno rotti. Fedez ha fatto un discorso da uomo libero che ha provato a dar voce a quella parte di società che non ha voce nel nostro Parlamento. Da una parte ci sono forze politiche del blocco di centrosinistra timide, che hanno paura di esporsi su questi temi. Dall’altra parte invece, c’è una destra populista che non aspetta altro che strumentalizzare certe questioni. Per cui la voce di Fedez è quella di una parte importante del Paese che aspetta solo di essere ascoltata”;

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Parliamo del Ddl Zan. È completo o secondo voi va migliorato in qualche punto?
Una buona legge contro l’omotransfobia deve aiutare l’emersione del fenomeno. Napoli è la città italiana che negli ultimi anni ha visto il maggior numero di denunce, sia da parte dell’opinione pubblica sia delle forze dell’ordine. Questo è accaduto perché una serie di iniziative hanno dato ai ragazzi la forza di denunciare e di avere la consapevolezza dei propri diritti. C’è bisogno di una legge efficace che porti con sé la capacità di dare strumenti adeguati per poter denunciare. Dopodomani (mercoledì 5 maggio ndr.) a Napoli verrà inaugurato il primo centro di accoglienza per le vittime di discriminazione in tutto il Sud Italia. Molte persone, dopo aver denunciato discriminazioni e violenza domestica, sono costrette ad andarsene di casa ma non sanno dove andare. In realtà il Ddl Zan prevede una serie di elementi concreti sulla creazione dei centri di accoglienza, collaborazioni con il Ministero della Pubblica Istruzione, cioè interventi di caratteri socio-culturali, per cui è una buona legge contro l’omotransfobia, perché parte dal presupposto che quest’ultima sia un problema culturale. Mira a cambiare la cultura di questo Paese. Ma si sta discutendo, in maniera strumentale, solo della parte punitiva e repressiva. Tutto il dibattito è sbagliato”;

Los Angeles Pride, dall'archivio - Foto di Getty Images
Los Angeles Pride, dall’archivio – Foto di Getty Images

Un’altra questione dibattuta è il tema dell’identità di genere, ad esempio collegandola allo sport a livello agonistico…
Non ci può essere un vantaggio agonistico. Per questa ragione tutte le normative, anche quelle del Comitato Olimpico Internazionale, consentono alle persone transgender di gareggiare nella categoria delle donne solo quando hanno un livello ormonale e muscolare compatibile al sesso biologico femminile. Da un punto di vista sportivo, sarebbe scorretto il contrario. Il tema è provare a capire quanto tempo serve e quali sono i parametri entro i quali la massa muscolare e il portato ormonale rientra nei parametri della competizione femminile”;

Un’altra questione che genera dubbi è l’utilizzo dei bagni femminili e maschili…
Mentre con la competizione sportiva si darebbero dei vantaggi, nel caso dei bagni non si darebbero vantaggi a nessuno. Proprio di recente si è discusso di uno studente transgender che frequentava un liceo di Napoli, che si autodeterminava di sesso maschile pur essendo biologicamente donna. Chiedeva di andare nel bagno degli uomini. La preside dell’istituto è intervenuta dando massima disponibilità al dialogo e riconoscendo l’autodeterminazione dello studente. Ma serve una normativa nazionale che tuteli il sacro diritto di una persona di autodeterminarsi. Mentre sulla questione sport c’è un problema che va risolto per non creare un vantaggio di tipo agonistico, nel caso del bagno, già ora in alcuni locali pubblici ce n’è uno solo per entrambi i sessi”;

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Il caso che ha citato della scuola di Napoli avverrebbe in ogni contesto?
La rivoluzione culturale deve partire anche dalle scuole. Ma le iniziative non possono appartenere solo a singoli presidi e docenti illuminati, quindi è necessaria una legge nazionale. La scuola per prima deve capire quello che sta succedendo nella società civile. Ci sono ragazzi con delle esigenze che si informano su internet. La scuola dovrebbe gestire il flusso di conoscenza che proviene dal web e le linee guida devono venire dal Ministero”.

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