Raimo a iNews24: “Arresto ex-terroristi, per rimarginare le ferite serve un’amnistia”

L’assessore alla Cultura del III municipio di Roma, Christian Raimo, commenta la notizia dell’arresto di sette ex esponenti della lotta armata che avevano trovato rifugio in Francia. “È come se negli ultimi quarant’anni non fosse accaduto nulla e oggi fossimo ancora nel 1979”. Duro il suo giudizio anche sullo scontro ideologico che non permetterebbe l’elaborazione storica di quegli anni: “Le ferite si possono rimarginare solo se c’è la volontà di curarle, non se si vuole affondare il coltello per riaprirle”

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Christian Raimo (da Facebook)

Nelle ultime ore ha suscitato molto clamore la notizia dell’arresto dei sette ex militanti appartenenti alle Brigate Rosse, Lotta Continua e Nuclei Armati per il Contropotere, che da anni ormai avevano trovato rifugio e vivevano in Francia. Lei che idea si è fatto su questa vicenda?

“Sono abbastanza stupito, perché sembra che tutta la riflessione teorica e storica, anche sul ruolo e sugli strumenti della giustizia, sia passata completamente invano. È come se il ripensamento storico e politico di quegli anni non esistesse affatto, come se non fosse accaduto nulla e oggi fossimo ancora nel 1979 e non nel 2021. Anche la dottrina Mitterrand in questo modo viene ridotta ad una sorta di complicità con i terroristi, mentre chiaramente aveva una funzione diversa, ovvero di ‘ridemocratizzare’ una parte del Paese che invece aveva scelto la lotta armata. Oggi con questi atti si vogliono minare i principi stessi dello stato di diritto, perché uno stato di diritto è quello che cerca di dare un senso utilitaristico alla pena, non solo vendicativo, altrimenti significa che è lo Stato ad essere debole e non le organizzazioni di lotta armata di cinquant’anni fa”

Tramite un post su Facebook ha paragonato gli arresti di stamattina in Francia con quelli avvenuti in Italia il 7 aprile del 1979, quelli del teorema Calogero, per quale motivo?

“Perché nel 1979, di fatto, si proponeva una soluzione, tutta penale, per un reato di opinione, mettendo insieme un’area culturale molto vaga solo per poter colpire, in realtà, quella che era un’area di militanza. Ma almeno lì c’era una guerra politica in atto, oggi non ci sono nemmeno più i reduci di quel tempo e, di fatto, ciò che rimane è solo uno scontro ideologico e culturale. Il brigatismo rosso viene visto anche oggi come un’area di pensiero culturale e politica ancora viva, che bisogna colpire e sanzionare, ma quest’area non esiste più, né come organizzazione, né come cultura politica. Le sette persone arrestate non hanno alcun ruolo pubblico, le loro vite sono completamente diverse da quelle di quarant’anni fa e soprattutto non rappresentano nessun pericolo pubblico per la vita di nessuno. Ragionare su un’amnistia invece, quello sì che rafforzerebbe il valore e la forza  stessa dello Stato “

Un’amnistia per i responsabili della lotta armata

Carcere
Carcere e amnistia (Foto: Pixabay)

Perché un’amnistia?

“Perché in questi quarant’anni è cambiato tutto, e perché la stragrande maggioranza delle persone che hanno vissuto quella stagione, ha ormai preso fortemente le distanze dalla lotta armata e persino dalla militanza. Ma soprattutto perché c’è un lavoro immenso da parte di storici, giuristi, penalisti e politici che hanno riflettuto su come creare un percorso storico, ma anche istituzionale, riferito a quegli anni. Non possiamo pensare di applicare una forma di emergenzialismo come fosse ancora il 1979, sarebbe assurdo. Oggi le persone non conoscono nemmeno le differenze tra le varie organizzazioni armate militanti, eppure sembra che dentro la società ci siano delle ferite ancora non rimarginate…”

Sono esattamente queste le parole pronunciate dal premier Draghi commentando la notizia degli arresti: “Soddisfazione per una decisione che richiama una ferita ancora aperta”

“Sì, ma quelle ferite si possono rimarginare solo se c’è la volontà di curarle, non se si vuole affondare il coltello per riaprirle. Ci sono percorsi politici molto importanti che per esempio hanno permesso l’incontro tra le vittime e i responsabili degli anni della lotta armata. Potrei citare il “Libro dell’Incontro” (a cura di Bertagna, Beretti, Mazzucato, 2015- ndr) che in qualche modo propone dei modelli, e che ha fatto parte di un percorso politico enorme, grazie al quale oggi riusciamo a ragionare sulla militanza armata in modo completamente diverso. Non si tratta di una pacificazione che annulla gli atti e le differenze, ma della possibilità di reinserire un corpo ferito nel tessuto vivo della società”

La riflessione storica e le reazioni politiche

pd letta
Enrico Letta (@GettyImages)

E la giustizia che invece richiedono i familiari delle vittime di quella stagione?

“L’amnistia inchioda le persone che hanno compiuto quegli atti ad una responsabilità di riflessione storica. L’amnistia è l’esatto opposto della parola amnesia, perché vuol dire inserire finalmente quella memoria dentro il corpo politico. I familiari delle vittime sarebbero le prime persone che verrebbero tutelate di più, se ci fosse una riflessione storica sugli atti che sono stati compiuti in quel contesto. Concedere l’amnistia non vuol dire mica cancellare ogni responsabilità, ma elaborarla in modo più profondo: questo vale sia per chi quegli atti li ha commessi, sia per chi ne è  stato ferito e non parlo solo dei familiari delle vittime, ma della società intera. Solo così possiamo uscire da una giustizia di stampo emergenzialista e quasi vendicativa, per maturare invece un senso comune in cui giustizia e storia sono un tutt’uno, riuscendo così a ricostruire la comunità politica”

Eppure le reazioni da parte del mondo politico sono state praticamente unanimi: da Salvini a Renzi, fino a Letta, hanno tutti espresso soddisfazione per gli arresti.

“Per fortuna, ci sarà una fase di riflessione diversa, perché le nuove generazioni hanno un’ idea della giustizia, del diritto e dell’elaborazione storica molto differente. Non mi sorprende che questo tipo di reazione entusiasta sia trasversale dalla Lega al Pd, anche perché penso che da Tangentopoli in poi lo stato di diritto sia stato minato dalle sue fondamenta. Chi invece mi ha un po’ deluso è stato Enrico Letta, che avendo vissuto e studiato in Francia, conosce, anche da un punto di vista storico, l’importanza che ha avuto la dottrina Mitterrand e quanti danni, invece, abbia prodotto l’emergenzialismo italiano. Ecco, diciamo che questo accodarsi acritico ad una ripetizione stantia di alcuni slogan mi è sembrato abbastanza mediocre”

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